L'"Omnibus" di Leo Longanesi. Politica e cultura (aprile 1937-gennaio 1939)
Autori e curatori
Livello
Studi, ricerche. Textbook, strumenti didattici
Dati
pp. 288,      1a edizione  2015   (Codice editore 1615.66)
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Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 30,00
Disponibilità: Buona


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Codice ISBN: 9788891727428

In breve
Tappa importante nella storia del giornalismo, il settimanale “Omnibus”, diretto da Leo Longanesi, viene ritenuto il prototipo del rotocalco moderno. Negli anni del regime fascista, si distinse per originalità, vitalità, spregiudicatezza e anticonformismo, peculiarità che hanno contribuito a collocarlo nell’ambito della cosiddetta “fronda” fascista. Una rilettura critica consente di verificare la veridicità delle tesi in merito all’atteggiamento assunto nei confronti della fronda e dell’antifascismo e di definire meglio la posizione della rivista verso il regime.
Utili Link
Libero Il rotocalco tutto foto e battute (di Simone Paliaga)… Vedi...
Il Sole 24 Ore La doppia anima di Leo (di Raffaele Liucci)… Vedi...
Italia Oggi Longanesi non prendeva in giro il fascismo… (di Diego Gabutti)… Vedi...
Charta Recensione (di M.G.)… Vedi...
Corriere del Ticino Rileggere Leo Longanesi, maestro di tutti e di nessuno (di Tommy Cappellini)… Vedi...
La Stampa Anche l'Omnibus faceva il saluto romano (di Mario Toscano)… Vedi...
L'Indice Recensione (di Daniela Saresella)… Vedi...
Presentazione del volume

Il settimanale “Omnibus”, uscito nell’aprile 1937 e diretto da Leo Longanesi, segnò una tappa nel giornalismo. Ispirato a modelli internazionali, esso viene ritenuto, per l’importanza data alla fotografia, il prototipo del rotocalco moderno che avrebbe trovato la propria consacrazione negli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale. Oltre a contribuire a sprovincializzare, sotto certi punti di vista, la stampa, “Omnibus” si distinse, negli anni del regime fascista, per originalità, vitalità, spregiudicatezza e anticonformismo. Queste peculiarità gli procurarono tuttavia, nonostante la fede mussoliniana di Longanesi, l’ostilità di una parte del mondo fascista, finché il duce, nel gennaio 1939, decise la soppressione della rivista. L’atteggiamento del settimanale e la sua sbrigativa fine hanno contribuito a collocare “Omnibus” nell’ambito della cosiddetta “fronda” fascista, la corrente schierata su posizioni critiche, e addirittura a far ritenere che in esso ci sia stato spazio anche per lo sviluppo dell’antifascismo. Ad anni di distanza una rilettura critica di “Omnibus” consente di verificare, senza pregiudizi, la veridicità delle tesi in merito all’atteggiamento assunto nei confronti della fronda e dell’antifascismo e di definire meglio la posizione della rivista verso il regime.

Ivano Granata insegna Storia dell’Italia contemporanea al corso di laurea magistrale di Scienze storiche dell’Università degli Studi di Milano. Le sue tematiche di ricerca riguardano il fascismo, il socialismo, il sindacalismo, l’Italia repubblicana e la storia di Milano e della Lombardia. Tra i suoi volumi più recenti si ricordano In difesa della terra. L’Ufficio Agrario della Società Umanitaria (1905-1923) (2003); Crisi della democrazia. La Camera del lavoro di Milano dal biennio rosso al regime fascista (2006), e il saggio “La Notte”, un quotidiano del pomeriggio (dicembre 1952 – luglio 1953) in P. Landi (a cura di), Fare impresa con la cultura. Milano nel secondo dopoguerra (1945-1960) (2013).

Indice
Premessa
La nascita di “Omnibus”
Il fascismo di Longanesi
Una rivista frondista?
La politica interna
La politica estera
La cultura
(Il cinema; Il teatro; La musica; Architettura e urbanistica)
La fotografia
“Omnibus”, una “palestra di antifascismo”?
La soppressione
Indice dei nomi.




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