Filarti. Collana di Storia dell'Arte e dell'Architettura contemporanee

Direzione: Anna Ciotta, Leonardo Di Mauro

Comitato scientifico: Massimo Bignardi (Università di Siena); Alberto Castán Chocarro (Università di Saragozza); Ada Patrizia Fiorillo (Università di Ferrara); Rafael Gil Salinas (Università di Valencia); Javier Ibáñez Fernández (Università di Saragozza); Concepción Lomba Serrano (Università di Saragozza); Ettore Sessa (Università di Palermo); Gennaro Toscano (Biblioteca Nazionale di Francia, Parigi); Isabella Valente (Università di Napoli “Federico II”); Stefania Zuliani (Università di Salerno).

La Filarti. Collana di Storia dell’Arte e dell’Architettura contemporanee intende pubblicare studi e ricerche di Storia dell’Arte e di Storia dell’Architettura contemporanee, nell’ottica di mostrare come i fenomeni, le tendenze e gli stessi linguaggi delle due discipline, e le loro evoluzioni, osservati nel quadro dei mutamenti della storia e dei conseguenti cambiamenti avvenuti nella società nel periodo compreso tra il XIX e il XXI secolo, siano stati rispondenti allo spirito del tempo, e, in quale modo lo abbiano interpretato.
L’Arte è sempre contemporanea in quanto appartiene al suo tempo: lo fotografa, lo interpreta, lo fa meglio comprendere ed in certo modo collabora alla costruzione del futuro, talvolta, addirittura, anticipandolo. L’Arte, pertanto, è sempre aderente allo spirito dell’epoca cui appartiene ma è anche, sovente, profeta del futuro, nella misura in cui offre gli strumenti per conoscere in anticipo in qual modo il tempo presente stia cambiando e in quale direzione stia andando.
L’epoca attuale è profondamente diversa da quelle precedenti perché nata e sviluppata nel segno delle nuove tecnologie applicate all’Arte e all’Architettura e messe a loro disposizione dalla rivoluzione informatica e dalle nuove esperienze che continuamente vengono sperimentate nel mondo del web e della multimedialità. Le nuove espressioni artistiche e architettoniche devono, pertanto, essere analizzate nel contesto della globalizzazione, tramutatasi ormai in un concreto modus vivendi ed in un preciso modus operandi da parte di tutta la comunità globale, nella quale operano e vivono gli stessi artisti, architetti e tutta la società globale. E ciò rende particolarmente specifico il campo d’indagine degli studiosi chiamati ad analizzare opere artistiche e architettoniche, immerse in un tempo che è anche il loro tempo, e che è in costante trasformazione. Infatti, per tali motivi, per gli studiosi di tutti gli ambiti della cultura del XXI secolo, e a maggior ragione per quelli delle discipline sopraindicate, è molto difficile prevedere quale contributo gli artisti e gli architetti contemporanei forniranno all’evoluzione della Storia dell’Arte e dell’Architettura contemporanee. Del resto, il loro compito, anche se supportato da un numero di opere, e relativi documenti, maggiore rispetto a quello di cui potrebbero disporre gli studiosi di periodi precedenti, è penalizzato dalla presenza di un contradditorio più vasto, alimentato, grazie anche ai nuovi sistemi di comunicazione e divulgazione degli esiti delle rispettive ricerche, da un maggior numero di studiosi e di critici che possono partecipare al dibattito scientifico sulle opere artistiche e architettoniche contemporanee, ma anche dall’esistenza in vita degli stessi artisti e degli architetti in grado di intervenirvi direttamente, e dall’assenza del distacco temporale necessario per formulare, sulle stesse, un giudizio pienamente obiettivo ed equilibrato.
Tuttavia, poiché nell’Arte il presente e il passato sono sempre intimamente connessi, ora nel segno della continuità, ora in quello della contrapposizione, l’ambizione della collana vuole essere quella di dare un’immagine dei cambiamenti in ambito artistico e architettonico avvenuti nel periodo considerato che hanno contribuito a formare il presente dell’Arte e dell’Architettura, per meglio comprenderlo e per meglio intendere la società contemporanea perché guardare l’arte contemporanea è come guardare in sé stessi: senza rinunciare a rintracciare, tuttavia, nel passato le radici più vere e le più autentiche motivazioni di entrambe le discipline.
Emblematiche in tal senso sono, tra le altre, le opere Venere degli stracci dell’artista Michelangelo Pistoletto, del 1967, e Museo nazionale di arte romana a Merida dell’architetto Rafael Moneo, eseguita tra il 1980 e il 1986. Infatti, la prima, un’istallazione, consistente nella riproduzione di una statua greca, la Venere Callipigia, realizzata in cemento e ricoperta di mica, posta di spalle a fronteggiare un cumulo variopinto di indumenti, emblema del consumismo della società contemporanea all’artista, simboleggia la stretta relazione esistente tra passato e presente, tra la perennità dell’Arte classica e la transitorietà del vivere quotidiano contemporaneo; mentre la seconda, mediante la realizzazione di muri e archi rivestiti di mattoni che ricalcano, nelle dimensioni e nei colori, quelli romani, intende offrire una location museale che, anche se attuata mediante sistemi progettuali e tecnologie avanzati, risulti pienamente coerente con i reperti archeologici, al fine della loro migliore comprensione e valorizzazione.

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