Intellettuali dittatura razzismo di Stato
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Studi, ricerche
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pp. 200,   1a ristampa 2018,    1a edizione  2008   (Codice editore 230.92)
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In breve
Quale atteggiamento hanno avuto gli intellettuali nei confronti del razzismo di stato novecentesco? E quanta consapevolezza di quanto accadeva? I saggi qui raccolti intendono contribuire a rispondere a questi quesiti, ripercorrendo le significative vicende di alcuni filosofi e intellettuali, nel contesto dei regimi totalitari e razzisti: Giovanni Gentile, Julius Evola, Giorgio Levi Della Vida, Adriano Tilgher, Jean Améry.
Utili Link
L'Indice dei Libri del Mese Recensione (di Alessia Pedio)… Vedi...
Il Sole 24 Ore Quelle lacrime di Gentile (di Giulio Busi)… Vedi...
Corriere della Sera Gentile criticò in pubblico l'antisemitismo del regime (di Paolo Mieli)… Vedi...
Presentazione del volume

Quale atteggiamento hanno avuto gli intellettuali nei confronti del razzismo di Stato novecentesco? Che consapevolezza hanno avuto di quanto accadeva?
I cinque saggi qui raccolti intendono contribuire a rispondere a questi quesiti ripercorrendo le significative vicende di alcuni filosofi e intellettuali nel contesto dei regimi totalitari e razzisti. La figura di Giovanni Gentile viene così considerata tenendo conto in particolare della legislazione del 1938, un passaggio decisivo nella storia del fascismo, che però non venne riconosciuta come tale dal filosofo. Diversamente da Gentile (la cui posizione rifletteva quella di larga parte dell'intellettualità italiana del periodo), Julius Evola, il più conosciuto e discusso tra i razzisti italiani, costruì una sistematica teoria della razza. Giorgio Levi Della Vida fu invece vittima delle leggi razziali dopo essere già stato discriminato nel 1931 per le sue idee, quando fu tra i pochissimi professori universitari che si rifiutarono di prestare il giuramento di fedeltà al fascismo. La riflessione filosofica di Adriano Tilgher, uno dei primi e più acuti interpreti del fascismo e della relazione tra esso e la filosofia gentiliana, è l'espressione esemplare di una cultura resa politicamente innocua e poi lasciata relativamente libera di svilupparsi secondo modalità inoffensive. Completa il volume un profilo di Jean Améry, vittima del razzismo di Stato e interprete critico del ruolo svolto dagli intellettuali nel XX secolo.

Giovanni Rota laureato in filosofia all'Università degli Studi di Milano e Dottore di ricerca in filosofia all'Università di Torino, collabora con le cattedre di Filosofia morale e di Storia della Filosofia morale della Statale di Milano. Presso il medesimo Ateneo, è docente alla Scuola di specializzazione per l'insegnamento SILSIS-MI, classe di Scienze umane. Collabora con la Sede di Milano dell'Istituto Cnr per la storia del pensiero filosofico e scientifico. Si occupa principalmente della storia della filosofia italiana fra Otto e Novecento. Ha pubblicato il libro Giuseppe Gangale. Filosofia e protestantesimo (Claudiana, Torino 2003).

Indice


Introduzione
Il filosofo Gentile e le leggi razziali
Un filosofo razzista: Julius Evola
"Un'oncia di buon senso". Giorgio Levi Della Vida e il fascismo
Un outsider negli anni del fascismo: Adriano Tilgher
Jean Améry e i suoi filosofi del Novecento
Indice dei nomi.