Il pensiero politico e i volti del male. Dalla "stasis" al totalitarismo
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pp. 352,      1a edizione  2014   (Codice editore 499.28)
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In breve
Il volume prende in esame il male degli antichi, tanto in Grecia che a Roma, per giungere, attraverso il medioevo e la modernità, fino all’estremo in cui il rovesciamento distopico del “principio speranza” si salda con la fabbrica della morte nella tragedia dei totalitarismi, e con la stessa possibilità della fine della storia.
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Presentazione del volume

Partendo da uno degli atti fondativi del discorso politico, quello del Protagora, che ad esso attribuiva la capacità di salvare l'umanità dallo stato di dispersione ferina in cui si trovava prima di ricevere i doni di Zeus, il volume interroga le modalità attraverso cui le speranze redentive sono state via via deluse, facendo emergere i rischi che hanno accompagnato l'opera d'istituzionalizzazione del potere.
Guardando la politica dal suo interno e avvicinandosi non genericamente al male, ma ai suoi specifici mali, quelli che essa istituzionalmente produceva o lasciava sussistere nella sfera del sociale, il volume offre un racconto di ciò che, di volta in volta, è stato considerato come il pericolo più urgente, scaturente dalla logica del funzionamento delle istituzioni o dalla lotta per l'acquisizione del potere, visto come categoria del politico e insieme come sua più alta posta in gioco.
Organizzato non secondo una logica tipologica, ma secondo l'emergenza storicamente determinata della percezione del negativo, nella pluralità dei modi del suo darsi, il volume prende in esame il male degli antichi, tanto in Grecia che a Roma, per giungere, attraverso il Medioevo e la modernità, fino all'estremo, in cui il rovesciamento distopico del "principio speranza" si salda con la fabbrica della morte nella tragedia dei totalitarismi, e con la stessa possibilità della fine della storia.

Domenico Taranto insegna Storia delle dottrine politiche presso l'Università di Salerno. Autore di edizioni di classici del pensiero politico - da F. Le Vayer, (Dialogo scettico sulla politica, a Roma, Bulzoni, 1989) a J. Lipsio, (La Costanza, Napoli, Biblioplis, 2004), fino J. Ginés de Sepúlveda, (Democrate secondo, ovvero sulle giuste cause di guerra, Macerata, Quodlibet, 2009 ) - e di studi sulla ragion di Stato, Machiavelli (Le virtù della politica. Civismo e prudenza tra Machiavelli e gli antichi, Napoli, Bibliopolis, 2003), il governo misto (La miktè politéia tra antico e moderno. Dal "quartum genus" alla monarchia limitata, Milano, FrancoAngeli, 2006), ha anche collaborato a svariate sezioni di storia del pensiero politico.

Indice


Premessa
Introduzione. La difficile convivenza e la speranza: Protagora, o una politica che salva?
Politica e male tra Grecia e Roma
(La stasis, male e malattia delle città; La tirannide o dell'eccesso del potere Platone dalla kallipolis al male: la tirannide; Aristotele e il governare per sé; Le forme della seditio a Roma: dalla Repubblica al principato)
Potere e male nel Medio Evo
(I rischi della praelatio. Potere e male nel pensiero di Gregorio Magno; Potere e peccato. Mala potestas?; Il Rex iniquus dallo Pseudo Cipriano a Giovanni di Salisbury)
La prima modernità e il male
(La città divisa, le parti tra Remigio de' Girolami e Dante; Erasmo e la guerra come regno di Satana; La guerra civile, il peggiore dei mali, o il male senza lo Stato. Tra Montaigne e Hobbes; Dalla tirannide al dispotismo)
La società e i suoi mali tra Sette o Ottocento
(Rousseau e la storicità del male; La triste proprietà; De Maistre, Rivoluzione e male come retribuzione della colpa; Il "sinister interest" tra Bentham e Mill; Tocqueville e il rischio di un potere "pastorale" di tipo nuovo)
La grande transizione: lo Stato tra deperimento e ipertrofia
(La distopia; Il totalitarismo secondo Hannah Arendt; Günther Anders e il tempo della fine)
Indice dei nomi.