Profili costituzionali della riserva di legge in materia penale. Problemi e prospettive
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pp. 124,      1a edizione  2015   (Codice editore 320.70)

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In breve
Attraverso l’esame dei fattori che hanno condotto all’attuale situazione di crisi, dei possibili rimedi, delle molteplici rationes della riserva di legge in materia penale, questo volume si interroga sulle ragioni per cui, oggi, può valere la pena riscoprire il significato garantista dell’art. 25, secondo comma, della Costituzione.
Presentazione del volume

Decidere quali comportamenti siano meritevoli di pena e quali non lo siano è una delle scelte più delicate che possano compiere le istituzioni di uno Stato. Proprio per questo si ritiene che solo il Parlamento possa avventurarsi su un simile terreno. Ed è questo il motivo per cui la legge statale è la fonte cui la Costituzione italiana, all’art. 25, secondo comma, riserva in modo assoluto la disciplina della materia penale.
Tuttavia, per diverse ragioni, la realtà non è sempre conforme ai principi e sfugge da più parti alle maglie del dettato costituzionale.
Le cause che hanno portato a una prassi insoddisfacente sono diverse: le disfunzioni del procedimento legislativo, che ha provocato l’abuso degli atti aventi forza di legge da parte del Governo; la difficoltà, in certi casi, di distinguere gli aspetti tecnici, cui è più opportuno faccia fronte l’Esecutivo, dalle scelte di politica criminale, spettanti al solo Parlamento; l’intreccio tra competenze legislative statali e regionali, per cui le fonti regionali si propagano anche nella materia penale; una giurisprudenza costituzionale non sempre rigorosa. A questi fattori si aggiunge, da più di un decennio, l’avvento, via via più dirompente, di un diritto penale formatosi in seno all’Unione europea.
Quali sono le sfide del costituzionalista dinanzi a questa realtà? È possibile rinunciare al rispetto della riserva di legge in materia penale, come chiede in modo sempre più incalzante l’Unione europea?
Attraverso l’esame dei fattori che hanno condotto all’attuale situazione di crisi, dei possibili rimedi, delle molteplici rationes della riserva di legge in materia penale, questo volume si intende interrogare sulle ragioni per cui, oggi, può valere la pena riscoprire il significato garantista dell’art. 25, secondo comma, della Costituzione.

Irene Pellizzone è dottore di ricerca in diritto costituzionale ed è titolare del corso in Gender Justice all’Università degli Studi di Milano. Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Contributo allo studio sul rinvio presidenziale delle legge, 2011, Giuffrè; I diritti delle coppie infertili. Il limite dei tre embrioni e la sentenza della Corte costituzionale, 2010, FrancoAngeli, curato insieme a Marilisa D’Amico.

Indice
Introduzione
L’origine dell’art. 25, secondo comma, Cost. e delle sue sfaccettature
(Pensiero illuminista e monopolio del legislatore in materia penale; Stato liberale e principio di legalità: primato della legge, coerenza del sistema penale e del codice; Analisi del dibattito che ha portato all’approvazione dell’art. 25, secondo comma, Cost.; Le molteplici rationes della riserva di legge in materia penale)
Riserva di legge e poteri normativi del Governo
(L’idoneità degli atti aventi forza di legge a soddisfare la riserva di legge: la compromissione della ratio illuministica; Leggi penali e integrazione da parte di fonti secondarie: il carattere assoluto della riserva di legge alla prova dei fatti)
Riserva di legge e ruolo di Corte costituzionale e magistratura
(Il tradizionale self restraint della Corte costituzionale in materia penale; Le pronunce riguardanti norme penali di favore manifestamente irragionevoli o in contrasto con direttive dell’UE; La reviviscenza di norme penali più severe abrogate (anche con modificazione) da norme penali in bonam partem incostituzionali; Le pronunce manipolative in materia penale: tra riserva di legge e principio di determinatezza; Legge penali e interpretazione conforme a Costituzione: al di là del divieto di analogia)
Riserva di legge e Unione europea
(Materia penale e competenze dell’Unione europea: un passaggio di competenze molto evocativo; Il diritto penale europeo secondo il trattato di Lisbona: breve descrizione dello stato dell’arte; La capacità espansiva del diritto dell’Unione europea in materia penale: il ruolo della giurisprudenza; Il caso Taricco e la disapplicazione della norma interna che interrompe la prescrizione; Le conseguenze del caso Taricco a livello interno: spunti a partire dalla questione sollevata dinanzi alla Corte costituzionale; Il rinvio al diritto dell’Unione europea: problemi rispetto alla riserva di legge; Precisazioni sulla perdita del controllo accentrato di costituzionalità, in conseguenza dell’avvento del diritto penale europeo)
Riserva di legge e Corte europea dei diritti dell’uomo
(Corte di Strasburgo e approccio “sostanzialistico” alla materia penale: un altro fattore di destabilizzazione della riserva di legge; Il punto di vista della Corte EDU e l’attenzione alla prevedibilità della regula iuris; Corte EDU, definizione di materia penale e mutamenti giurisprudenziali)
Conclusioni
Bibliografia.