Votare contro. Il referendum come opposizione e norma
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pp. 196,      1a edizione  2016   (Codice editore 1590.14)
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In breve
Assumendo il “punto di vista del confine”, ovvero prendendo le mosse dalle disposizioni costituzionali che separano gli spazi rimessi a poteri normativi concorrenti, eterogenei e virtualmente antagonisti come quelli consegnati al popolo referendario e alla mediazione parlamentare, il volume tenta di comprendere quali siano le reali virtualità del referendum e quali i suoi limiti, cercando di definirne i contorni e di chiarire cosa alla volontà popolare sia dato “volere” e “disporre”.
Presentazione del volume

Il referendum è da sempre sospeso tra l'esaltazione della sua intima democraticità e la diffidenza che circonda ogni consultazione diretta degli elettori. Comprendere quali siano le reali virtualità del referendum e quali i suoi limiti richiede di definirne i contorni e chiarire che cosa alla volontà popolare sia dato di "volere" e "disporre".
Qui lo si è fatto assumendo il "punto di vista del confine", prendendo le mosse dalle disposizioni costituzionali che separano gli spazi rimessi a poteri normativi concorrenti, eterogenei e virtualmente antagonisti come quelli consegnati al popolo referendario e alla mediazione parlamentare.
Muovere dal "confine" significa interrogarsi sugli "spazi" che esso è chiamato a separare e sulla ratio che presiede alla loro separazione; significa indagare i limiti cui il referendum va incontro per preservare l'ambito che la Costituzione ha inteso riservare al legislatore, espressione anch'esso del voto popolare.
Assumere il confine come "punto d'osservazione" vuol dire ragionare della struttura e della funzione del referendum in stretto rapporto con la struttura e la funzione del concorrente potere parlamentare, anche al costo di andare oltre ad alcuni punti fermi che l'impostazione tradizionale sembra aver fissato, come la funzione esclusivamente negativa della abrogazione referendaria o l'onnipotenza di cui sarebbe capace l'espressione diretta della volontà del popolo sovrano. Con una tale indagine ci si è interrogati su quale sia la funzione della struttura abrogativa del referendum e su quale sia il compito che esso assolve nella dialettica che così si istituisce con la mediazione parlamentare.

Giuseppina Barcellona è ricercatrice di Istituzioni di diritto pubblico presso l'Università Kore di Enna. Ha conseguito il dottorato in "Evoluzione dei sistemi sociali e nuovi diritti" presso l'Università di Lecce ed è stata assegnista presso l'Università Cà Foscari di Venezia. Ha pubblicato: Metamorfosi della sovranità e strategia dei diritti (Kore University Press 2010) e i saggi su Globalizzazione e spazio costituzionale: terzietà della Costituzione e liquefazione del tessuto sociale e Globalizzazione, crisi della politica e spazio giuridico europeo.

Indice
Ad introduzione: sul "confine" come "punto di osservazione"
Parte I. Il problema della reviviscenza e la rilevanza della intentio referendaria
Inammissibilità della reviviscenza: un topos dell'argomentazione della Corte
(Una breve premessa; La sentenza n. 13 del 2012 della Corte costituzionale e il postulato dell'impossibilità della reviviscenza di una norma abrogata; I "deboli" precedenti del principio di non-reviviscenza; La critica della Corte alla "visione stratificata" dell'ordine giuridico ed i suoi limiti; L'eccezionalità della reviviscenza come argomento a contrario della sua ordinaria inammissibilità: (a) il caso della dichiarazione di incostituzionalità di norma abrogativa e la sua irriducibilità al problema della reviviscenza; (b) il caso della doppia abrogazione espressa e la sua riducibilità al paradigma ordinario dell'antinomia; Dalla fondazione interpretativa della reviviscenza nel caso della doppia abrogazione alla questione della rilevanza della intentio referendaria: il problema della riferibilità al dispositivo referendario dei generali criteri di interpretazione della legge)
La intentio referendaria, i limiti della sua rilevanza e il problema della reviviscenza
(La intentio referendaria, il proposito dei promotori e i diversi ambiti della loro eventuale rilevanza: (a) l'interpretazione della normativa di risulta; (b) l'abrogazione legislativa sufficiente; (c) il divieto di ripristino in via legislativa della normativa abrogata dal referendum; La rilevanza della intentio referendaria e il dibattito sulla "natura" del referendum: dalla "natura" alla funzione dell'istituto referendario ed ai problemi che essa solleva; La virtuale antinomia tra potere normativo popolare e spazio della mediazione parlamentare: il principio della massima espansione reciprocamente compatibile; La rilevanza della intentio, i suoi limiti e il problema della reviviscenza; La struttura ablativa del referendum, l'eventualità di una intentio non immediatamente decifrabile e la sua differenziata incidenza: sui limiti anche strutturali della reviviscenza; A conclusione una precisazione su reviviscenza e abrogazione tacita)
Parte II. Dalla reviviscenza alla manipolazione: una questione di confini
Il referendum parziale e i suoi limiti nell'elaborazione della Corte Costituzionale
(Il problema della manipolazione: coordinate e prospettive; Il referendum parziale nella giurisprudenza costituzionale: (i) omogeneità del quesito e natura ablativa del potere referendario; (segue) (ii) dall'omogeneità alla "teleologica significanza": la sentenza n. 29 del 1987 e l'inammissibilità dei referendum elettorali; (segue) (iii) dalla "teleologica significanza" alla "lineare evidenza delle conseguenze abrogative": omogeneità del quesito e ammissibilità "condizionata" dei referendum elettorali; (segue) (iv) l'evoluzione della "lineare evidenza delle conseguenze abrogative" nell'"autoapplicatività della normativa di risulta": verso un uso manipolativo dello strumento referendario; (segue) (v) l'involuzione dell'"autoapplicatività della normativa di risulta" nel criterio della "fisiologica espansione delle norme residue"; (segue) (vi) i referendum elettorali ed il vincolo ai principi della legge incisa; Gli esiti dell'elaborazione della Corte e le riflessioni che essi sollecitano)
Il Referendum parziale e i suoi limiti nell'elaborazione della dottrina
(La "natura" della normativa di risulta come "misura" dell'innovatività compatibile con la funzione ablativa della fonte referendaria; Il criterio dell'"oggetto minimo" della richiesta abrogativa e le sue diverse declinazioni: (i) la "disposizione normativa" come limite del potere referendario; (segue) (ii) la declinazione "sostantiva" del contenuto minimo dei referendum parziali: (ii.i) incontenibilità del ritaglio e trasformazione del potere referendario; (segue) (ii.ii) il criterio "logico" della necessaria accessorietà dell'effetto innovativo: il limite della "significatività" del frammento lessicale; (segue) (ii.iii) il limite della norma generale esclusiva: il criterio della scelta normativa ed il suo celato ripiegamento verso un parametro formale; L'approdo tendenzialmente formale delle dottrine sostanzialistiche e la necessità di mutarne il paradigma)
Il potere referendario tra funzione oppositiva e identità del principio regolativo
(Limite "interno" e limite "esterno" del potere referendario: verso una loro possibile declinazione congiunta; Struttura e funzione del potere referendario: il vincolo alla forma SI/NO e la radicalità dell'opposizione referendaria; (segue) la funzione oppositiva e la distinzione tra principio regolativo e condizioni di attualizzazione; (segue) struttura ablativa del referendum e natura positiva del potere di iniziativa legislativa popolare: la sistemica alterità di questi canali della comunicazione fra popolo e legge; L'oggetto del quesito referendario e l'articolazione funzionale del potere normativo; L'oppositività "verticale" del potere referendario: il vincolo alle scelte "identitarie" ed il limite delle scelte "modali"; La tela di Penelope: "fare", "disfare" e "rifare" nel rapporto fra potere parlamentare ed opposizione referendaria; La materia elettorale: autoapplicatività della normativa di risulta e "spazio funzionale" del potere referendario).