L'educazione in ostaggio. Sguardi sul carcere
Autori e curatori
Contributi
Carla Chiappini, Augusto Fontana, Alberto Gromi, Maria Inglese, Vanna Iori
Livello
Testi per insegnanti, operatori sociali e sanitari
Dati
pp. 192,      1a edizione  2017   (Codice editore 1930.15)
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Codice ISBN: 9788891752666
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In breve
Un volume che si sforza di dare voce ai diversi soggetti che sono venuti a contatto con la realtà carceraria e che riferiscono della caduta di certezze e punti di riferimento fino a poco prima ritenuti ferrei e inattaccabili. La convinzione è che a partire dalla cedevolezza dei confini sia possibile ripensare la struttura detentiva, che qualcosa ha modificato a contrasto dell’immobilismo e dell’assoluto isolamento del reo dal mondo-comune, ma con una lentezza che rischia di dissolverne i benefici.
Presentazione del volume

Entrare in carcere è calarsi in un mondo insospettato con le sue regole, le sue pene aggiuntive fatte di umiliazioni, scherni, divieti arbitrari, ricatti e imposizioni che confondono il lecito e l’illecito, riconfigurando la linea di demarcazione tra detenuti e interpreti - non sempre irreprensibili - del sistema di giustizia. Un concentrato di malessere, rabbia, solitudine che le condizioni di reclusione e convivenza coatta in spazi asfittici moltiplicano, rendendo esplosive. Eppure, nonostante studi e statistiche abbiano dimostrato che un maggiore scambio con l’esterno riduce il rischio di recidiva, abbassi il livello di tensione e pericolosità, dentro e fuori dai luoghi di pena e detenzione, sul carcere e i suoi ospiti è riservata dall’opinione pubblica scarsa attenzione e soprattutto disprezzo, indifferenza, risentimento. In queste condizioni nessun avvicinamento, nessuna pratica di cambiamento è possibile: ognuno finisce per arroccarsi nei propri territori, coltivando rabbia e distacco.
Nelle realtà in cui qualcosa è cambiato, decisiva è stata una destrutturazione degli schemi mentali e dei loro perimetri: la contrapposizione noi-loro è stata sostituita dalla logica noi-con-loro, a partire dal riconoscimento che le radici del male sono in ognuno di noi, per quanto diverso sia l’esito a cui portano. Si tratta di passare dal paradigma della distanza e della reciproca estraneità a quello della prossimità e della contaminazione, per vedere se e come questo cambia l’azione e la considerazione reciproca.
Questo è ciò che tenta di fare il volume, dando voce a diversi soggetti che sono venuti a contatto con la realtà carceraria e che riferiscono della caduta di certezze e punti di riferimento fino a poco prima ritenuti ferrei e inattaccabili. La convinzione è che a partire dalla cedevolezza dei confini sia possibile ripensare la struttura detentiva, che qualcosa ha modificato a contrasto dell’immobilismo e dell’assoluto isolamento del reo dal mondo-comune, ma con una lentezza che rischia di dissolverne i benefici.

Elisabetta Musi
è ricercatrice di Pedagogia generale e sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dirige, insieme a Vanna Iori e Daniele Bruzzone, la collana «Vita emotiva e formazione». Fa parte del gruppo «EIDOS – fenomenologia e formazione» coordinato da Vanna Iori. Con questa casa editrice ha pubblicato Concepire la nascita. L’esperienza generativa in prospettiva pedagogica (2007), Non è sempre la solita storia… Interrogare la tradizione, dar voce alla differenza di genere nelle pratiche educative (2008) e Genitori comunque. I padri detenuti e i diritti dei bambini (con V. Iori, A. Augelli, D. Bruzzone, 2012).

Indice
Vanna Iori, Prefazione
Introduzione
Parte I. Altri sguardi. Avvicinando mondi lontanissimi
Se l’università va in carcere...
(Generatività di un incontro; Una destabilizzazione che produce senso critico; Scrivere per dare voce allo spaesamento e forma all’esperienza; Il carteggio: imprevisto, inatteso, “pedagogicamente corretto”; Una conclusione inquieta)
Come in un gioco di specchi: incontri, riflessioni, rifrazioni
(Intuizioni letterarie: l’attualità de I miserabili; don Augusto Fontana, Rischiarare le tenebre del carcere e gli abissi dell’anima: un compito per l’educazione; Sconfinamenti, di qua e di là dalle sbarre: le riflessioni di Ugo; Maria Inglese, (S)guardo dentro; Carla Chiappini, Da quindici anni impegnata a raccontare la pena detentiva: una giornalista in carcere; Alberto Gromi, Sopravvivere tra speranza e disperazione. Il carcere come luogo dell’attesa senza senso)
Parte II. Ricominciare dagli affetti e dalla cura delle relazioni
Una sfida alla trappola del male
(Spezzare la catena della rabbia e dell’odio; Non per buonismo ma per dignità e rispetto, anche delle vittime; Umanizzare il carcere: il lato “chiaro” della pena)
Rimanere padri “dentro”. Il diritto alla famiglia
(Esercitare il diritto alla paternità; Memorie di incuria paterna; Azioni positive a supporto dei padri (ma anche dei figli))
Legami che liberano
(Quando la relazione tra genitori in carcere e figli è occasione di crescita e libertà?; Legami che opprimono, legami che affrancano. Tre situazioni a confronto; La “tentazione dell’immaturità”: sottrarsi al confronto)
Sprigionare la genitorialità
(Costruire alleanze in uno scenario generale di disalleanze; Accanto a genitori detenuti: la verità come conquista; Rinascere genitori)
Come i sassi di Pollicino: tratteggiare possibili vie di uscita dal male
(Da dove passa la possibilità di cambiamento?; Fare esperienza di altre versioni di sé; Sconfinamenti necessari: cambiare intorno al carcere per cambiare al suo interno; Alla fine... education first!)
Bibliografia.




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