Colui che ride

Per una ricreazione della spazio politico

Autori e curatori
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 160,      1a edizione  2011   (Codice editore 629.26)
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Colui che ride. Per una ricreazione della spazio politico
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In breve

Quando, a fronte dei complessi eventi globali, la polis deve fare i conti con il disordine, il riso, e in particolare il riso ebraico, può prestarsi a insolita occasione di riflessione politica. Oggetto del volume è la pensabilità dell’incongruo che non si può “dire” ma solo “ridere”. Se Platone aveva escluso il riso dalla città, preoccupato che cagionasse rischiosi mutamenti, riappropriarsene apre la via per una ricreazione dello spazio politico.

Presentazione del volume

Il riso. Un tema sovente confinato negli studi di letteratura e di estetica può prestarsi a un'insolita occasione di riflessione politica. Avviene quando gli apparati teoretici tradizionali hanno necessità di confrontarsi con il flusso mobile della vita fatto di emergenze, dissonanze, rotture; quando, a fronte dei complessi eventi globali, l'ordine della polis deve fare i conti con il disordine, provocando nuove domande di senso.
Oggetto del volume è la pensabilità dell'incongruo che non si può "dire" ma solo "ridere". Lo strumento assunto dall'Autrice in funzione ermeneutica è l'umorismo ebraico. Frutto di un popolo da sempre al margine degli spazi convenzionali, nutrito del mutevole e dello straordinario, tale umorismo mobilita l'ordine dei significati, affrancandoli dall'oppressione del senso unico. Come ha scritto Jankélévitch, l'umorismo "non nasconde spade tra le pieghe della sua tunica", ma esercita "il dubbio e la precarietà". Non degrada ma ricrea.
Inscritto nel nome di Isacco, Colui che ride , e incarnato nella figura yiddish del "piccolo uomo", il riso ebraico, che ha affascinato Freud, è un riso di stupore capace di svelare "il pathos dell'incompletezza" peculiare della filosofia dell'origine, dimenticato dalla nostra civiltà della pienezza .
Platone aveva escluso il riso dalla città, preoccupato che cagionasse rischiosi mutamenti: riappropriarsene apre la via per una ricreazione dello spazio politico.

Maria Felicia Schepis è ricercatrice di Filosofia politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Messina, dove insegna Ermeneutica del linguaggio politico e Simbolica politica. Collabora con il Centro Europeo di Studi su Mito e Simbolo. Tra le sue pubblicazioni: Confini di sabbia. Un'ermeneutica simbolica dell'esodo (2005); Il messaggio dell'imperatore (2006); L'Altro, il femminile. Un'interpretazione simbolico-letteraria di Emmanuel Lévinas (2008); Il volto straniero (2010); Popolo in cerchio. Dalla Parola all'idolo, sulle note di Schönberg (2010); Il viaggio di Gilgamesh. Dalla città degli dèi alla città dell'uomo (2011).

Indice



Introduzione
(Uno sguardo epocale; Del ridere; Spaesamento e ricreazione)
Dal comico all'umorismo. Spunti freudiani per un'ermeneutica simbolico-politica
(Il potere di mortificare. Il comico in generale; La libertà di esistere; In margine. "Una piccola immagine simbolica buffa")
L'humour errante e la politica nell'incompiuto. Dal pensiero di Jankélévitch
(L'essere è tempo; La serietà; La tentazione; L'uomo in bilico; Due scenari geo-politici; L'ordine politico e il gaffeur)
Un soffio nella parola. Risa antidolatriche da Isacco allo schlemiel
(Isacco. Il tempo straordinario e il riso; Cohèleth. Il tempo ordinario e la noia; Ermeneutica talmudica e umorismo; La voce yiddish. "Vox populi ridentis"; Un'arte liberatoria; La rivolta dello schlemiel)
La città e il "piccolo uomo". Attraverso Ombre e nebbia di Woody Allen
(La città; Il sospettato; In centro; Dal centro alla periferia. Il circo; Lo specchio; Un "socchiudimento").