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Paolo Pini, Roberto Romano

DEF 2014: le fonti mancanti della crescita

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 2 / 2014

Il Documento di Economia e Finanza (Def) 2014 per l’Italia fotografa un Paese che non cresce e farà fatica a crescere nell’immediato futuro. Annuncia un programma di riforme sul mercato del lavoro e per la concorrenza che hanno impatti trascurabili sulla domanda interna, ma al contempo prevede una crescita ottimistica di esportazioni ed investimenti privati senza indicare come ciò si possa realizzare, in un quadro di misure atte a garantire il rispetto dei vincoli di deficit/Pil e di consolidamento fiscale. La ricetta per i prossimi anni che l’Italia adotta con il Def 2014, raccomandata dalla Commissione Europa, è un connubio perverso di "austerità espansiva" e "precarietà espansiva" che non lascia spazio per la crescita dell’occupazione e delle retribuzioni del lavoro. Occorre invece muoversi su due pilastri. Da un lato, una politica economica a sostegno della domanda interna che costituisca domanda pubblica al servizio di una politica industriale per l’innovazione. Dall’altro, una politica del lavoro per l’innovazione nei luoghi di lavoro che leghi produttività e retribuzioni mediante un salario di partecipazione, e che inneschi comportamenti cooperativi d’impresa tra sindacati, lavoratori, quadri dirigenziali, e proprietà.

Paolo Pini

L’Europa e le sue "raccomandazioni" perverse

ARGOMENTI

Fascicolo: 40 / 2014

"Austerità espansiva" e "riforme strutturali" sono i due pilastri di un Europa che ha perso la sua dimensione sociale e non persegue più crescita del reddito e dell’occupazione. Le "raccomandazioni" dell’Europa non contrastano gli effetti della crisi, ma li amplificano. Sul mercato del lavoro producono una riduzione dei salari reali e del ruolo della contrattazione. L’idea cardine è quella di allineare la dinamica dei salari nominali alla produttività, mediante la contrattazione aziendale e individuale, riducendo il ruolo della contrattazione nazionale di settore ed eliminando ogni automatismo di recupero del potere d’acquisto del salario rispetto all’inflazione. Un cambio di rotta nella politica economica viene indicato: un nuovo modello contrattuale su salari e produttività, ed una politica industriale per l’innovazione con un forte intervento pubblico coerente con le linee tracciate in Europa dall’industrial compact. Classificazione

Davide Antonioli, Paolo Pini

Retribuzioni e produttività: un nuovo modello di contrattazione per fermare il declino

PRISMA Economia - Società - Lavoro

Fascicolo: 1 / 2014

Productivity and wages are stagnant, effective demand is in contraction, growth appears now as an illusion and we have also decline in bargaining. How to restore a "virtuos" path also re-thinking objectives and methods of collective bargaining. Can the proposal of a planned and bargained productivity be a solution? The essential condition is the revival of Keynesian policies on the demand side, with a strong public role.

La crisi economica italiana richiede interventi urgenti per contrastare la doppia recessione e sostenere l’occupazione e la crescita. Cinque aree di azione sono indicate: a) infrastrutture e tutela del territorio; b) occupazione e redditi per i giovani; c) innovazione nei posti di lavoro; d) contrasto della stretta creditizia e regolamentazione finanziaria; e) salari, tasse e drenaggio fiscale. Questi interventi richiedono risorse che non possono essere reperite nell’attuale contesto di austerità. È necessaria una modificazione dello scenario attuale di politica economica a livello europeo che oggi sacrifica l’occupazione e la crescita.

Davide Antonioli, Paolo Pini

Retribuzioni e contrattazione decentrata. L’accordo sbagliato tra le parti sociali

ARGOMENTI

Fascicolo: 37 / 2013

L’accordo sulla produttività del 21 novembre 2012, induce preoccupazione e sconforto per quello che dice e per quello che non dice. Il testo non costituisce un passo avanti nelle relazioni industriali in tema di modello di regolazione del legame tra retribuzione del lavoratore e risultati aziendali, e neppure costituisce lo strumento adatto per fermare il declino della produttività italiana, invertendone il trend. Tale accordo non propone neppure soluzioni avanzate rispetto a quanto vi era già di sbagliato contenuto nell’accordo quadro sulla contrattazione del 22 gennaio 2009. Semmai esso segna un ulteriore capitolo delle difficoltà che incontra la sfera delle relazioni industriali nel nostro paese, contrassegnate da fattori sia politici sia economici che hanno minato la loro efficacia, riducendone lo spazio di intervento e anche la credibilità. Un’occasione persa, ancora una volta, per indirizzare il nostro paese su un sentiero di crescita virtuosa che distribuisca i suoi benefici sia alle imprese sia al mondo del lavoro.

Davide Antonioli, Annaflavia Bianchi

Strategie di innovazione e risultati economici.

Un'indagine sulle imprese manifatturiere dell'Emilia Romagna

Il volume tenta di coniugare interessi di ricerca scientifica ed esigenze dell’attore pubblico di valutare l’impatto dell’intervento a sostegno dell’innovazione, presentando un quadro delle strategie innovative delle imprese manifatturiere, con almeno 20 addetti, localizzate in Emilia-Romagna e una specifica analisi del Programma Regionale per la Ricerca Industriale, Innovazione e Trasferimento Tecnologico (PRRIITT).

cod. 365.874

Davide Antonioli, Annaflavia Bianchi, Massimiliano Mazzanti, Paolo Pini

Crisi economica e performance d’impresa: il ruolo dell’innovazione in un contesto produttivo locale

ECONOMIA E SOCIETÀ REGIONALE

Fascicolo: 1 / 2010

Partendo dalla base di studi microeconomici sul comportamento delle imprese in termini di attività innovativa, il presente lavoro offre un’analisi empirica per un sistema produttivo locale (Ferrara) volta ad evidenziare la presenza di legami tra attività innovativa in differenti sfere e performance economica d’impresa in un periodo di recessione. Si testa se l’attività innovativa svolta prima della crisi economica ed in risposta ad essa garantisca migliori performance economiche durante la fase acuta della crisi stessa. I risultati mostrano che le imprese più impegnate in attività innovative pregresse e contemporanee alla crisi sono anche quelle che risentono in minor misura della crisi, che la affrontano con comportamenti proattivi e mostrano migliori performance economiche anche nel pieno della crisi. Questo risultato si realizza grazie soprattutto al ruolo cruciale svolto dalle complementarietà e sinergie tra le attività intraprese dall’impresa nelle differenti sfere innovative.

Paolo Pini

Retribuzioni, partecipazione finanziaria e gestionale nell'impresa

L’IMPRESA AL PLURALE

Fascicolo: 7-8 / 2001

Paolo Pini interpreta la partecipazione nell’impresa come progettazione, definizione e gestione dell’organizzazione, ritenendola preferibile alla partecipazione economica di risultato; nel contempo, solleva più di un interrogativo sull’azionariato dei dipendenti.