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Travestitismo, transessualismo, Transgender: identificazione e imitazione
Journal Title: PSICOANALISI 
Author/s: Simona Argentieri 
Year:  2006 Issue: Language: Italian 
Pages:  38 Pg. 55-92 FullText PDF:  169 KB

Nel giro di pochi decenni è clamorosamente mutata la convulsa arena sociale e culturale nella quale i cosiddetti transessualismi vivono, si definiscono e vengono definiti, tra psicologia e diritto. È cambiato persino il linguaggio tecnico. Se nei trattati del passato erano tenute ben distinte le diagnosi di transessualismo e travestitismo, oggi invece si parla di disforie di genere; oppure si usa il termine comprensivo di transgender, che sposta l’accento dalla pulsione sessuale all’identità di genere. Nella clinica vediamo aumentare il fenomeno del cosiddetto cross dressing infantile; sono in netto aumento, o meglio non si negano più, le perversioni femminili, sia pure con nuove connotazioni. Penso che la psicoanalisi debba faticosamente riguadagnare un suo spazio teorico e un suo specifico operare clinico che si sottragga sia al confuso scandalo mediatico, sia alla seduzione collusiva, falsamente liberale, della riattribuzione medico-chirurgica del genere sessuale consentita ormai in molti paesi nelle pubbliche istituzioni che di fatto riconsegna il problema al livello biologico. Non possiamo accontentarci, come ci accade purtroppo di frequente, di intervenire sui danni già avvenuti. Dovremmo capire se le attuali organizzazioni psicologiche di transessuali e travestiti corrispondano alle ipotesi strutturali formulate a suo tempo da Freud; e come di volta in volta la compromissione dei livelli precoci, pre-edipici relativa alla costruzione dell’identità di genere si intrecci con quella dei livelli sessuali edipici e pulsionali. Penso anche che sia importante cercare di capire analiticamente le dinamiche relazionali di coloro che si accompagnano, amano o occasionalmente sfruttano sessualmente travestiti e transessuali, nella zona grigia al confine con la cosiddetta normalità. D’altronde, la specificità della psicoanalisi rispetto alla sessualità è di rifiutarsi di considerarla una funzione a sé, ma di ritenerla parte integrante della persona. Secondo la nostra disciplina, ciò che testimonia la maturità non sono gli aspetti descrittivi, fenomenici della sessualità, ma il grado di rapporto oggettuale che ciascuno riesce a stabilire con l’altro nella sua interezza.

Simona Argentieri, in "PSICOANALISI" 2/2006, pp. 55-92, DOI:

   

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