"In the belly of the beast". Ipotesi sul contenimento della violenza dei white radicals americani

Titolo Rivista: MONDO CONTEMPORANEO
Autori/Curatori: Luca Falciola
Anno di pubblicazione: 2013 Fascicolo: 3 Lingua: English
Numero pagine: 31 P. 115-145 Dimensione file: 135 KB
DOI: 10.3280/MON2013-003005
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Questo articolo propone una lettura inedita della contestazione dei white radicals americani. L’autore rileva che questo segmento della New Left negli Stati Uniti d’America, nonostante l’escalation di alcune frange come gli Weather Underground, non oltrepassò quasi mai la soglia della violenza sugli esseri umani. Partendo da questo dato, il saggio riassume l’evoluzione storica di questo ciclo di protesta sviluppatosi tra gli anni Sessanta e i primi anni Settanta, documenta la sua parziale radicalizzazione e avanza un’ipotesi sui tre fattori che, più di tutti, sembrano averne moderato i repertori d’azione. Il primo fattore è individuato nell’assorbimento da parte del sistema politico di alcune richieste di cambiamento, parallelamente all’isolamento delle componenti violente del movimento; il secondo consiste nella risposta deterrente (in alcuni casi estremamente repressiva) ad opera degli apparati di mantenimento dell’ordine; il terzo risiede nelle scelte soggettive dei militanti, maturate in un sostrato culturale nel quale gli "anticorpi" contro l’intolleranza e la violenza erano robusti ed efficaci. La ricerca suggerisce che uno studio delle logiche di contenimento della violenza politica può rappresentare un dispositivo d’inchiesta utile anche per indagare i meccanismi che rimasero inattivi o assenti nei casi storici di radicalizzazione violenta della protesta (ad esempio in Italia).

Luca Falciola, "In the belly of the beast". Ipotesi sul contenimento della violenza dei white radicals americani in "MONDO CONTEMPORANEO" 3/2013, pp 115-145, DOI: 10.3280/MON2013-003005