Figura in bianco di Aldo Carpi. Un segno di pace nella Biennale di guerra

Titolo Rivista: STORIA IN LOMBARDIA
Autori/Curatori: Marta Sironi
Anno di pubblicazione: 2015 Fascicolo: 2 Lingua: Italiano
Numero pagine: 17 P. 64-80 Dimensione file: 432 KB
DOI: 10.3280/SIL2015-002003
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La recente scoperta di cinquecento lettere inedite del pittore Aldo Carpi (1886- 1973) a una sua giovane allieva, Federica Mylius (1912-1985), dal giugno 1941 all’inizio del gennaio 1944, ha permesso la ricostruzione di una parte della produzione del pittore finora ignota, drasticamente interrotta alla fine dello stesso gennaio 1944 a causa della deportazione del pittore a Mauthausen. Una personale interpretazione del ritratto, che aveva sporadicamente già sperimentato negli anni Trenta, trova la sua definizione in una serie di dipinti e disegni che ritraggono Fede Mylius. Le lettere registrano i momenti di lavoro comune all’Accademia di Brera, nelle ore pomeridiane quando il pittore può concentrarsi alla propria personale ricerca, sulla linea ideale del suo unico testo teorico, Le divagazione del Sileno, scritto con l’aiuto della giovane allieva e modella. Attraverso il carteggio è stato così possibile ritrovare alcuni dipinti e disegni di Carpi finora mai considerati, tra cui la Figura in bianco esposta alla XXIII Biennale di Venezia che si configura come una dichiarazione pacifista, in una manifestazione nazionale completamente dedicate alla Guerra.

  1. Carpi A. (1943), Le voci della città: parla di Brera, in «Corriere della sera», 14-15 agosto.
  2. De Micheli M. (1963), Aldo Carpi, Milano, Silvana.
  3. Repaci L. (1941), Aldo Carpi, marzo-aprile 1941-XIX E.F., Milano, Ente Morale Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente.
  4. Sironi M. (2015), Il tuo nome è Eric. Lettere di Aldo Carpi a Fede Mylius, Roma, Nutrimenti.
  5. Zorzi E. (1942), La XXIII Biennale d’arte di Venezia, in «Le Vie del Mondo», vol. XLVIII, n. 8, agosto, pp. 748-756.

Marta Sironi, Figura in bianco di Aldo Carpi. Un segno di pace nella Biennale di guerra in "STORIA IN LOMBARDIA" 2/2015, pp 64-80, DOI: 10.3280/SIL2015-002003