Sulle pratiche di individuazione spaziale nelle città italiane di antico regime: un tentativo di sintesi

Titolo Rivista: STORIA URBANA
Autori/Curatori: Marco Folin
Anno di pubblicazione: 2020 Fascicolo: 166 Lingua: Italiano
Numero pagine: 27 P. 71-97 Dimensione file: 672 KB
DOI: 10.3280/SU2020-166004
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Il saggio è dedicato alle pratiche di individuazione spaziale di luoghi, immobili e persone in uso nelle città italiane prima dell’introduzione - a partire dal secolo dei Lumi - dei dispositivi rigorosi e sistematici che sono tutt’ora in vigore (numeri civici, segnaletica stradale, piante catastali ecc.). Erano pratiche poco formalizzate, che utilizzavano come punti di riferimento le circoscrizioni cittadine e una serie di emergenze urbane di vario genere (edifici pubblici, piazze, strade commerciali o artigianali, infrastrutture d’uso collettivo ecc.). Non si trattava quasi mai di sistemi univoci ed esaustivi, ma al contrario di espedienti che coesistevano con altri, cui si poteva ricorrere in maniera intercambiabile, a seconda dei diversi contesti in cui venivano usati. Se c’era un elemento che li caratterizzava più generalmente, era la loro connotazione relazionale: nel senso che si imperniavano sulle relazioni che ogni elemento della topografia cittadina intratteneva con gli altri che gli erano più o meno vicini o contigui; ma anche perché il loro uso non era mai disgiunto dal contesto dei rapporti sociali che legavano fra loro i gruppi che si confrontavano sul palcoscenico urbano. Era appunto questo tessuto relazionale che rendeva poco necessaria per le autorità di governo una conoscenza puntuale e sistematica dell’intera superficie della città; molto più efficaci forme di reperimento negoziate di volta in volta con i corpi intermedi (vicinie, associazioni parrocchiali, corporazioni, confraternite) che mantennero a lungo un ruolo di primo piano in materia di controllo e gestione degli spazi urbani

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Marco Folin, Sulle pratiche di individuazione spaziale nelle città italiane di antico regime: un tentativo di sintesi in "STORIA URBANA " 166/2020, pp 71-97, DOI: 10.3280/SU2020-166004