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Il gruppo allargato nel contesto della formazione universitaria. Esperienza e ricerca
Journal Title: GRUPPI 
Author/s: Giuseppe Ruvolo, Giovanni Di Stefano 
Year:  2002 Issue: Language: Italian 
Pages:  42 FullText PDF:  137 KB

Il presente contributo descrive l’attivazione, i fenomeni, i processi e i principali esiti di alcuni large group esperenziali condotti con studenti all’interno del Corso di Laurea in Psicologia dell’Università degli Studi di Palermo, tratteggiando, da un lato, il percorso di ricerca intrapreso (tuttora in progress) e i primi risultati emersi e, dall’altro, proponendo alcune riflessioni sulle dinamiche e le potenzialità trasformative proprie ai gruppi di ampio formato. Dopo avere sottolineato la necessità che le Università, in quanto enti di formazione, non solo propongano le necessarie e tradizionali conoscenze teoriche, ma soprattutto attivino dispositivi finalizzati a coinvolgere personalmente ed attivamente gli studenti in un processo di auto-apprendimento a partire dalla propria esperienza, la prima parte del lavoro presenta una rassegna dei principali contributi teorici sui gruppi allargati. Viene sottolineato come, dopo la fondamentale opera curata da Kreeger (1975), nei trent’anni successivi si assiste ad un utilizzo diffuso dei large group senza che però tali applicazioni siano supportate da uno sviluppo analogo di modelli concettuali specifici per tali dispositivi. La seconda parte descrive in modo puntuale l’esperienza attivata e il percorso di ricerca, dedicando ampio spazio ai temi emersi e ai processi di apprendimento, con particolare riferimento alla problematica del rapporto tra studenti/utenti dell’esperienza formativa ed la rappresentazione immaginaria del contesto universitario nel suo duplice aspetto di Servizio formativo e di istituzione accademica tradizionale. Particolare attenzione è dedicata al tema dell’angoscia emergente in modo sistematico in tutti i large group, considerata come uno dei fenomeni caratterizzanti di questo formato; viene evidenziata l’insufficiente capacità esplicativa dei modelli psicoanalitici classici applicati a tali dispositivi (come ad esempio in De Maré o Kernberg), sottolineando l’esigenza di porre in primo piano la specificità contestuale ed istituzionale per comprendere i processi che attraversano il gruppo. In tal senso, viene ripreso il contributo di Girard, in chiave gruppale ed intersoggettiva, per la sua validità euristica nella comprensione delle dinamiche gruppali e comunitarie, ed anche per lo sviluppo di un pensiero che connette i fenomeni psichici con quelli socio-culturali.

Giuseppe Ruvolo, Giovanni Di Stefano, in "GRUPPI" 3/2002, pp. , DOI:

   

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