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Mercato occupazionale, lavoro nero e immigrazione
Titolo Rivista: AFFARI SOCIALI INTERNAZIONALI 
Autori/Curatori: Franco Pittau, Oliviero Forti 
Anno di pubblicazione:  2003 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  12 Dimensione file:  78 KB

Il lavoro non regolare o sommerso è quello che non rispetta gli obblighi contrattuali (orari, livelli retributivi, standard di sicurezza), contributivi (copertura presso le assicurazioni sociali) e fiscali (evasione del fisco). Si tratta di un fenomeno che riguarda in generale il mercato occupazionale e quindi anche i lavoratori immigrati che in esso operano. Come si vede, quindi, un’ampia incidenza dell’economia sommersa caratterizza tutti i paesi del Sud del Mediterraneo. Il lavoro nero è molto diffuso in Italia, come in tutto il Mediterraneo, ma secondo l’ISTA se ne è esagerata l’ampiezza, che realisticamente può essere stimata nell’ultimo quinquennio del 2000 pari al 16 e il 18%, con tendenza alla diminuzione nel 1999 e un aumento nel Meridione (22,6%), non a caso l’area dell’agricoltura, con regioni che arrivano al 20-25% (Sardegna, Sicilia, Campania) e la Calabria che con il 27,8% quasi raddoppia la media nazionale: il primato positivo spetta invece all’Emilia Romagna, dove il tasso di irregolarità è pari al 10,4%. Si va, quindi, da uno a tre lavoratori irregolari ogni 10 occupati. Del sommerso economico l’ISTAT ha stimato non solo la percentuale dei lavoratori irregolarmente occupati ma anche, per il 1998, le quote di valore aggiunto in percentuale del Prodotto Interno Lordo, comprese tra un minimo del 14,7% e un massimo del 15,8%, così ripartito per aree (secondo l’ipotesi massima): Meridione 20%, Centro 15,8%, Nord Ovest 12,9% e Nord Est 13,7%. Le quote di valore aggiunto sommerso conoscono i valori più bassi in Lombardia e rimonte (rispettivamente 12,5% e 12,6%) e i valori più alti in Campania (22,4%), Calabria (22,2%) e Sicilia (19,6%). Nel lavoro nero sono coinvolti anche gli immigrati e nei loro riguardi, con una battuta, si può dire che il lavoro nero non va visto tutto in nero: vi sono anche funzioni positive in questo sbocco lavorativo, che spesso ha assunto forme irregolari o clandestine perché il legislatore non ha saputo cogliere per tempo i bisogni e intervenuto solo a cose fatte, con le regolarizzazioni. L’ultimo punto è dedicato alle regolarizzazioni stabilite in Italia nel secondo semestre del 2002. Anche se non manca molto tempo per sapere il loro esito una cosa pare chiara agli studiosi: e ancora una volta è stata esagerata l’area del sommerso e della illegalità.


Franco Pittau, Oliviero Forti, in "AFFARI SOCIALI INTERNAZIONALI" 1/2003, pp. , DOI:

   

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