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Il perché di una ricerca
Journal Title: AFFARI SOCIALI INTERNAZIONALI 
Author/s: Luca Brofferio, Marisa Briguglio 
Year:  2004 Issue: Language: Italian 
Pages:  22 FullText PDF:  105 KB

Il Canada, forse proprio perche’ confinante con il gigante statunitense, e’ un Paese che, per chi non ci vive e non lo vive, presenta numerosi aspetti di oscurita’, che possono acclararsi soltanto dopo un non breve periodo di permanenza. Una delle caratteristiche più’ intimamente canadesi che questo Paese offre ad un qualsiasi forestiero che vi giunga - per turismo, per studio, per lavoro o per qualunque altra ragione e’ sicuramente quella del multiculturalismo. Il Canada e’ un Paese multiculturale, nel senso che in esso le differenze e le peculiarita’ di ciascun gruppo etnico che lo abita (ve ne sono ad oggi più’ di cento) vengono garantite, tutelate e perche’ no? esaltate in base ad una legislazione estremamente illuminata, che affonda le radici ad oramai più’ di trent’anni fa, al Governo del carismatico leader liberale Pierre Eliot Trudeau. La ragione ultima di tale politica sociale risiede nel fatto che il Canada e’ un Paese dalle dimensioni enormi (quasi 10 milioni di chilometri quadrati) che, fino alla meta’ del secolo scorso, aveva una popolazione di poco superiore ai 15 milioni di abitanti, un numero certo troppo limitato per garantire quella crescita e quello sviluppo cui esso legittimamente aspirava, anche per comprensibili ragioni di concorrenza con i “cugini” americani. Si avvio’ quindi - dagli anni Sessanta, con un crescendo negli anni Settanta – una politica di apertura del Canada all’immigrazione dall’estero, che potesse incrementarne la popolazione e dare ad esso una nuova collocazione internazionale. Noi italiani fummo parte assai consistente di quel massiccio movimento migratorio e fummo artefici del rinnovamento e del rafforzamento del Paese. Ben presto si appalesarono pero’, in un contesto che rimaneva ancora intimamente anglosassone e sostanzialmente diffidente dei nuovi arrivati, problemi di convivenza tra le diverse etnie che oramai lo costellavano. Trudeau intervenne, in maniera lungimirante, creando dal nulla la sua politica del multiculturalismo, che interpreto’ da subito come alternativa al melting pot degli Stati Uniti. Chi arrivava rimaneva innanzitutto padrone di preservare la propria cultura, le proprie radici, la propria lingua; rimaneva in sostanza padrone di restare quel che era stato fino ad allora, sebbene inserito in un contesto nuovo, che, a sua volta, si proteggeva cosi’ da tensioni etniche che una convivenza fatta di grandi - spesso radicali – differenze avrebbe senza meno prodotto, in assenza di una chiara regolamentazione. Forse a causa del fisiologico logorio del tempo, forse a causa di una modifica del tipo, delle dimensioni e delle modalita’ dell’emigrazione (specie quella più’ recente) anche la politica del multiculturalismo ha con il tempo perduto la forza propulsiva delle origini, stravolgendo in vuoto (esagerato, spesso) formalismo alcuni dei suoi aspetti più’ progressisti. Il dibattito attuale, a vari livelli, sul multiculturalismo – condotto sempre con i consueti toni sommessi, caratteristici di questo Paese - e’ una costante di questo Paese ed e’ la spia della necessita’ di ricalibrare gli obiettivi di tale politica. L’attuale Ministro federale per il Cultural Heritage, la Signora Sheila Copps, ha recentemente, in più’ di un’occasione, sollevato il problema di come “attualizzare” il messaggio lanciato da Trudeau nel 1971, anno della approvazione del Multiculturalism Act. Il senso della ricerca affidata alla Dottoressa Marisa Briguglio nel corso dei suoi tre mesi di stage presso il Consolato Generale d’Italia a Toronto (metropoli non a caso definita dall’ONU, nel 1989, la “citta’ etnicamente più’ diversificata del mondo”) risiede proprio in questo: nella volonta’ di individuare gli elementi di debolezza che affliggono ed intralciano il progresso della politica multiculturale canadese, la quale, se non riadattata alle esigenze diverse di un Canada oramai stabilmente ed intimamente multietnico, rischia di farsi prima autoreferenziale e quindi di implodere.

Luca Brofferio, Marisa Briguglio, in "AFFARI SOCIALI INTERNAZIONALI" 3/2004, pp. , DOI:

   

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