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Dalla superficie alla profondità. Un equivoco epistemologico circa fenomenologia e psicoanalisi
Titolo Rivista: GRUPPI 
Autori/Curatori: Giovanni Gozzetti 
Anno di pubblicazione:  2009 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  8 P. 11-18 Dimensione file:  291 KB
DOI:  10.3280/GRU2009-003002
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Superficie e profondità indicano una dimensionalità dal fuori al dentro, che richiama la topica di Freud e ha rapporti con alcune immagini derivate dalla fenomenologia di Husserl, che riguardano una concezione stratificata della psiche. I manuali diagnostici come i DSM esigono obbedienza e concedono come premio l’esattezza diagnostica, nei limiti della loro criteriologia. Essi provengono dalle concezioni di un empirista logico, Carl Hempel, e si basano sulla rinuncia alla validità per accontentarsi del più modesto criterio della affidabilità tra osservatori. Se solo, però, consultassimo un buon dizionario per esaminare i nostri termini, che, crediamo, in buona fede, neutri, ci accorgeremmo che corriamo il rischio di seppellire il nostro paziente in un nulla di parole artificiose, dal momento che il conoscere, nel nostro campo, non è solo sapere, ma ha la vibrazione del sentire. Siamo cioè costretti, in fondo, ad eleggere la soggettività a conoscenza, cercando di dare ad essa una consistenza. Karl Jaspers è partito da questo per forgiare il metodo psicopatologico della fenomenologia comprensiva, che ha per base uno strumento, la comprensione, Verstehen, vale a dire la capacità dell’osservatore di mettersi al posto del paziente, grazie alle autodescrizioni, e, per empatia, cogliere i suoi vissuti, rivivendoli. Accanto a questa fenomenologia soggettiva, c’è quella oggettiva, che vuole accedere direttamente ai fenomeni psicopatologici. L’indagine fenomenologica obiettiva ha per momento iniziale la "riduzione", da intendersi come il metodo per il quale metto momentaneamente tra parentesi ogni teoria data, in modo da cercare di raggiungere una descrizione "pura" dei fenomeni. Metto tra parentesi e conservo: il metodo fenomenologico non è qui inteso come un rifiutare il sapere psichiatrico e psicoanalitico, ma come un esercizio, che permette di avvicinarsi a quella conoscenza implicita che non nega la conoscenza abituale. Si cerca quello che già si sa, senza averne conoscenza esplicita e questo sapere implicito lo scopriamo in modo semplice e rigoroso, con uno sguardo attento alla descrizione di superficie. «Nel lavoro scientifico, dice Freud, è più promettente affrontare il materiale che ci sta di fronte, per la cui indagine si apre uno spiraglio. Se lo si fa con scrupolo, senza ipotesi o aspettative preconcette, e se si ha fortuna, anche da un lavoro così privo di pretese può scaturire l’appiglio allo studio dei grandi problemi, grazie al nesso che lega tutto con tutto, anche il piccolo col grande». Questo potrà forse dispiacere a chi ama le scorribande avventurose nello psichismo arcaico, ma forse la superficie può dare più interrogativi e celare più misteri di quanto una teoretica dei primi palpiti di vita possa immaginare e permette comunque di stare col paziente nello stesso luogo in una prossimità di incontro.


Keywords: Superficie, profondità, fenomenologia, psicologia, psichiatria, psicoanalisi.



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Giovanni Gozzetti, in "GRUPPI" 3/2009, pp. 11-18, DOI:10.3280/GRU2009-003002

   

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