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Disturbo da lutto prolungato. Validazione psicometrica dei criteri proposti per DSM-V e ICD-11
Titolo Rivista: PSICOBIETTIVO 
Autori/Curatori:  Tradotto da Giulio D'Adamo 
Anno di pubblicazione:  2009 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  28 P. 91-118 Dimensione file:  568 KB
DOI:  10.3280/PSOB2009-003005
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Contesto: Il lutto è un’esperienza universale e la sua associazione con morbilità e mortalità in eccesso è ben definita. Tuttavia, il lutto diventa una seria preoccupazione per la salute in una minoranza di casi. Per tali individui l’intenso cordoglio persiste, è doloroso e invalidante e può soddisfare i criteri di un disturbo mentale distinto. Al momento, il lutto non è riconosciuta come un disturbo mentale nel DSM-IV o nell’ICD-10. L’obiettivo di questo studio è di determinare la validità psicometrica dei criteri del disturbo da lutto prolungato (Prolonged Grief Disorder, PGD) per migliorare la rilevazione e il trattamento potenziale degli individui in lutto a maggiore rischio di dolore persistente e disfunzioni. Metodi e Risultati: Un totale di 291 soggetti in lutto è stato intervistato per tre volte, raggruppato in gruppi da 0-6, 6-12 e 12-24 mesi post-perdita. Le analisi della Item Response Theory (IRT) hanno fornito i sintomi del PGD maggiormente informativi e obiettivi. Le analisi combinatorie hanno individuato l’algoritmo del PGD più sensibile e specifico che è stato poi testato per valutarne la validità psicometrica. I criteri richiedono reazioni ad una perdita significativa che includa l’esperienza dello struggimento (ad esempio, la sofferenza fisica o emotiva come un risultato del ricongiungimento voluto, ma incompiuto, con il defunto) e almeno cinque dei seguenti nove sintomi sperimentati almeno quotidianamente o in maniera invalidante: sentirsi emotivamente intorpiditi, storditi, o che la vita è priva di senso; vivere sfiduciati; amarezza per la perdita, difficoltà ad accettare la perdita; confusione di identità; evitamento della realtà della perdita, o difficoltà di proseguire con la vita. I sintomi devono essere presenti a livelli sufficientemente alti da almeno sei mesi dalla morte ed essere associati ad una compromissione funzionale. Conclusioni: I criteri fissati per il PGD sembrano in grado di identificare le persone in lutto con un maggiore rischio di dolore e disfunzione permanente. I risultati confermano la validità psicometrica dei criteri del PGD che proponiamo per l’inclusione nel DSM-V e nell’ICD-11.


Keywords: Disturbo da Lutto Prolungato; validazione psicometrica;



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Tradotto da Giulio D'Adamo, in "PSICOBIETTIVO" 3/2009, pp. 91-118, DOI:10.3280/PSOB2009-003005

   

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