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Droga e riduzione del danno. Da pilastro sociosanitario a modello alternativo di politiche pubbliche
Titolo Rivista: QUESTIONE GIUSTIZIA  
Autori/Curatori: Grazia Zuffa 
Anno di pubblicazione:  2010 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  15 P. 46-60 Dimensione file:  264 KB
DOI:  10.3280/QG2010-002005
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La fine è nota. Con la sentenza resa il 4 novembre 2009 nel processo per il sequestro Abu Omar, il Tribunale monocratico di Milano ha condannato numerosi funzionari della CIA, mentre ha ritenuto sussistente la speciale causa di improcedibilità costituita dall’opposizione del segreto di Stato per la maggior parte degli imputati italiani e in particolare per il direttore del SISMI, gen. Nicolò Pollari. Per la verità è noto anche tutto il resto, compreso ciò che è segreto. Gli atti "segreti" furono infatti legittimamente acquisiti al procedimento e vi sono rimasti per lunghi anni; essi sono stati posti a base di provvedimenti cautelari, messi a disposizione delle parti private che ne hanno estratto copia, trasmessi alle più diverse autorità interne e internazionali, infine posti a fondamento di fasi interamente pubbliche del processo. Come conseguenza di ciò le informazioni "segrete" sono rinvenibili in internet. Eppure per la Presidenza del Consiglio (e purtroppo anche per la Corte costituzionale) esse sono ancora "segrete" e dunque non utilizzabili. Come si è potuto consumare un simile paradosso? Vi è di più. Escluse le prove relative a notizie segrete, il giudice è giunto alla conclusione che quelle residue consentissero la condanna degli operativi del Servizio statunitense, ma non degli agenti italiani. Così, il segreto opposto a tutela dei rapporti tra il Servizio italiano e quello statunitense ha ottenuto l’effetto esattamente contrario, rafforzando l’immagine di inaffidabilità dell’alleato italiano. L’ispettore Clouseau non avrebbe saputo far meglio.




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Grazia Zuffa, in "QUESTIONE GIUSTIZIA " 2/2010, pp. 46-60, DOI:10.3280/QG2010-002005

   

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