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La zuppa, il fuoco e il lago. Cibo e identità intorno al lago di Bolsena
Titolo Rivista: CULTURE DELLA SOSTENIBILITA ' 
Autori/Curatori: Alessandra Broccolini, Katia Ballacchino 
Anno di pubblicazione:  2009 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  32 P. 102-133 Dimensione file:  3272 KB
DOI:  10.3280/CDS2009-006007
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Il saggio prende spunto da un lavoro di ricerca e documentazione relativo ai beni demoetnoantropologici immateriali promosso dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che è stato condotto sui saperi e le pratiche alimentari nell’area del lago di Bolsena (provincia di Viterbo). In particolare il saggio analizza il ruolo che occupa un piatto tradizionale dell’alimentazione lacustre denominato sbroscia - una zuppa di pesci di lago - nella definizione dell’identità locale entro pratiche e saperi della contemporaneità. Questo piatto che, a causa di un sapore denso e di una natura poco adatta ai palati turistici non si è trasformato in prodotto commerciale, rappresenta per molti aspetti un elemento narrativo e uno strumento catalizzatore di sentimenti di appartenenza al lago, grazie alla sua origine mitica e arcaica, al suo rapporto intimo e solido con l’ambiente naturale lacustre e con la cultura locale della pesca tradizionale, di natura prettamente maschile. La riflessione antropologica proposta vuole riflettere sulle problematiche insite nei processi di patrimonializzazione della cultura immateriale locale prodotti dalle pratiche ministeriali di catalogazione (attraverso la scheda BDI), che a fatica riescono a restituire la complessità del rapporto cibo/identità in quello che viene da più parti definito il lago "che si beve", proprio per l’uso alimentare delle acque lacustri che si faceva e che si fa ancora nella preparazione locale della sbroscia. Sono proprio le acque del lago, infatti, insieme ad un uso tutto maschile del fuoco "non domestico" e all’utilizzo del "pignatto" per cucinare la sbroscia che rendono la preparazione e la consumazione di questo piatto un rito significativo sul piano simbolico per i pescatori che vivono questo territorio. Persino l’abitudine di mangiare la sbroscia con le mani entra nel confine identitario, nella memoria narrativa dei pescatori che si rifanno ad un passato premoderno. Nell’uso quotidiano contemporaneo della sbroscia si rileva il suo rapporto opaco con altri luoghi del consumo alimentare: i paesi lontani dal lago, le sagre e i ristoranti del luogo, confermando la sua forte caratteristica di piatto "intimo" e non commerciale, privato, selettivo e di retroscena. In che modo quindi, questo così complesso bene effimero, in bilico tra materiale e immateriale, si può inserire in un processo di valorizzazione del territorio e delle comunità locali legato al loro sviluppo sostenibile? A questo e ad altri interrogativi relativi al patrimonio etnografico, tenta di rispondere il saggio in questione.


Keywords: Patrimonio immateriale, identità maschile, catalogazione, sviluppo sostenibile, cibo.



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Alessandra Broccolini, Katia Ballacchino, in "CULTURE DELLA SOSTENIBILITA '" 6/2009, pp. 102-133, DOI:10.3280/CDS2009-006007

   

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