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Patologizzare la normalità: l’incapacità della psichiatria di individuare i falsi positivi nelle diagnosi dei disturbi mentali
Titolo Rivista: PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE 
Autori/Curatori: Jerome C. Wakefield 
Anno di pubblicazione:  2010 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  20 P. 295-314 Dimensione file:  418 KB
DOI:  10.3280/PU2010-003001
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Quando la psichiatria si è trasformata da un’attività basata sul lavoro nei manicomi a una professione inserita nella comunità, le diagnosi false positive hanno rappresentato una vera sfida alla validità dei sistemi diagnostici. L’introduzione, col DSM-III del 1980, di criteri diagnosti operazionalizzati basati sui sintomi descrittivi ha esacerbato questa difficoltà a causa della natura contestuale della distinzione tra normale disagio e disturbo mentale. Viene discusso, anche con esempi clinici, se i DSM-III e DSM-IV sono riusciti a evitare i falsi positivi, e viene fatta un’analisi concettuale dei criteri di alcune diagnosi, proponendo contro-esempi alla pretesa dei DSM di identificare un disturbo. A tutt’oggi la psichiatria non è riuscita a risolvere il problema dei falsi positivi. Permangono lacune riconoscibili persino da non specialisti, e questo anche se il problema è puramente concettuale e non dipende da nuove informazioni provenienti da ricerche.


Keywords: Diagnosi psichiatrica, falsi positivi, validità dei criteri diagnostici, filosofia della psichiatria, significatività clinica



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Jerome C. Wakefield, in "PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE" 3/2010, pp. 295-314, DOI:10.3280/PU2010-003001

   

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