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Maternità e infanticidio: lo sguardo del diritto penale
Titolo Rivista: RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA 
Autori/Curatori: Matilde Betti 
Anno di pubblicazione:  2012 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  10 P. 97-106 Dimensione file:  1669 KB
DOI:  10.3280/RSF2012-003006
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Il neonaticidio è presente sin dall’antichità, quando veniva praticato al fine del controllo demografico o per evitare l’infamia conseguente ad una maternità in nubilato o illegittima. Tale fenomeno purtroppo non è andato scomparendo con la civilizzazione e, anzi, si pensa che la sua frequenza sia attualmente sottostimata per la maggior facilità di occultare il cadavere o di far passare tale delitto per una morte infantile improvvisa. La criminologia clinica distingue in base a criteri cronologici, psicologici, sociali e statistici il neonaticidio dal figlicidio: mentre in quest’ultimo la vittima ha più di un anno, il neonaticidio è commesso in epoca più vicina al parto che avviene solitamente senza assistenza, generalmente da madri giovani, immature, disoccupate o studentesse, con sentimenti di ostilità ed estraneità verso il neonato. Entrambi i crimini sono spiegati solo in una minoranza dei casi dalla malattia mentale, poiché possono essere dovuti anche ad eccesso di mezzi disciplinari, a motivi di convenienza o pressione sociale, ideologici, a trascuratezza, a rivalsa nei confronti del partner. Fra le motivazioni patologiche si hanno le forme di psicopatologia puerperale. Vi sono poi dinamiche particolari, e appare chiaro come il primo passo in una prospettiva tesa a prevenire questi reati consista nella conoscenza di tali dinamiche e, in particolare, di tutte quelle situazioni considerate "a rischio".


Keywords: Neonaticidio, infanticidio, depressione postpartum.



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Matilde Betti, in "RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA" 3/2012, pp. 97-106, DOI:10.3280/RSF2012-003006

   

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