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Lettura dell’Amleto
Titolo Rivista: PARADIGMI 
Autori/Curatori: Giuseppe Di Giacomo 
Anno di pubblicazione:  2015 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  16 P. 21-36 Dimensione file:  69 KB
DOI:  10.3280/PARA2015-001003
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L’Amleto è una tragedia senza inizio né fine. Il silenzio che si trova al centro dell’opera è il suo tratto più enigmatico, giacché è indubbio che quando il linguaggio viene meno il silenzio può essere più eloquente delle parole. A ben vedere il problema di Amleto non è la vendetta in sé ma l’esitazione a compierla; per questo nella tragedia troviamo la messa in questione del principio di vendetta. È il passato che condanna Amleto all’azione, anche se questa è sempre rinviata. La stessa vendetta ha luogo per il concatenarsi di eventi dei quali egli è innocente; così Amleto è costretto alla vendetta dai piani altrui, travolto dal caso, precipitando verso la morte che non si è data, sì che alla fine il suo agire si spegne in un’azione che non ha deciso. Nell’Amleto il delitto che scatena l’azione avviene al di fuori del dramma, e il centro dell’attenzione, nel dramma stesso, sta negli sforzi dell’eroe per compiere il proprio dovere. Mentre nel Macbeth assistiamo a un frenetico ritmo di sviluppo dell’azione, nell’Amleto è assente un vero e proprio sviluppo temporale e cronologico: è lo stesso Amleto ad affermare che il tempo è uscito dai cardini e che spetta a lui rimetterlo in sesto.


Keywords: Assenza di azione, Catastrofe nel finale, Modernità, Racconto- Parole, Silenzio-Indicibile, Teatro nel teatro.

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Giuseppe Di Giacomo, in "PARADIGMI" 1/2015, pp. 21-36, DOI:10.3280/PARA2015-001003

   

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