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Quando le parole perdono l’anima. Il setting, l’interpretazione e i Fiori Cinesi
Titolo Rivista: INTERAZIONI 
Autori/Curatori: di Fasano Daniela Scotto 
Anno di pubblicazione:  2015 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  17 P. 43-59 Dimensione file:  88 KB
DOI:  10.3280/INT2015-001005
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Una citazione di Quinodoz (2002, p. 31) dà corpo alle parole chiave attorno alle quali è enucleato il senso del contributo: "setting" e "interpretazione"; esse costituiscono lo sfondo di qualsivoglia prospettiva psicoanalitica di intervento, in particolare di quelle precoci e precocissime. Con il setting s’intende la funzionalità di un contesto in rapporto al suo oggetto, per il quale il setting stesso è stato creato: come ha detto Flegenheimer, il buio al cinematografo in funzione del film, la sala silenziosa per l’esecuzione di un concerto. La neutralità del setting poi rappresenta un aspetto di per sé terapeutico che, in quanto tale, rende unica la relazione che contiene. «Ma il solo setting non può nulla senza l’interpretazione che gli dia senso» (Quinodoz, 2002, p. 31), poiché è necessario per noi che le esperienze abbiano senso. Come è usuale narrare i propri sogni per capirne il significato, così è comune il bisogno di condividere un’esperienza traumatica per poterla comprendere. Si tratta di eventi osservabili a qualsiasi età, caratteristici della natura umana. Sono però necessarie parole con l’anima: che accade se tra bambini e genitori le parole perdono l’anima? Fondamentale, per il loro sviluppo, è la funzione di rêverie (Bion, 1962); se essa non è in grado di attivarsi e funzionare, il bebè non può introiettare una casa mentale (Brenman) né può ricorrere a parole con l’anima; preziosa allora può rivelarsi l’interpretazione psicoanalitica, un’interpretazione metaforica (Houzel, 1986). Penso, con Francesconi (2002), che lo specifico della funzione metaforica della mente sia la compresenza dell’unità e della molteplicità, cioè la capacità di tollerare l’avvicendarsi di confusione e sicurezza, così comuni alla nascita di un bambino ma così intollerabili in situazioni di fragilità emotiva. In tal senso un lavoro psicoanalitico svolto fin dai primi giorni di vita con neonati e i loro genitori può risultare salvifico sia per la vita mentale del futuro adulto che per la relazione tra il bebè e i suoi care-givers. Utile in tal senso la metafora dei Fiori Cinesi (Heimann, 1958) - pezzetti di carta privi di colore e di forma che, messi in acqua, assumono forme affascinanti - per illustrare il modo in cui funziona la psiche. Come i Fiori Cinesi necessitano dell’acqua per sbocciare in forme sensate, così l’apparato psichico necessita di un’altra mente per accedere al mondo dei significati condivisi (Racalbuto, 1997) e alla possibilità di ricorrere alla mentalizzazione, come, sulle orme di Bion, scrivevo nel 2003.


Keywords: Setting, interpretazione, casa mentale, Fiori Cinesi, parole con l’anima.

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di Fasano Daniela Scotto, in "INTERAZIONI" 1/2015, pp. 43-59, DOI:10.3280/INT2015-001005

   

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