Un’esperienza di gruppo di psicodramma all’interno di una comunità riabilitativa psichiatrica: la storia di Miriam

Titolo Rivista: GRUPPI
Autori/Curatori: Massimo Pietrasanta
Anno di pubblicazione: 2015 Fascicolo: 1 Lingua: Italiano
Numero pagine: 11 P. 41-51 Dimensione file: 49 KB
DOI: 10.3280/GRU2015-001004
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La storia è ambientata in una Comunità terapeutica psichiatrica la quale ospita venti pazienti, provenienti da ogni parte d’Italia, quasi tutti autori di reato, in misura alternativa all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario o, in numero minore, dimessi dopo aver scontato periodi anche lunghi in OPG. Il trattamento di soggetti condannati come autori di reato, ancorché infermi mentali, per quanto inseriti in strutture comunitarie, pone il terapeuta di fronte a domande etiche sul confine tra malattia e crimine. Domande etiche, in cui a volte si intrecciano e si sovrappongono questioni relative alla colpa, alla sanzione, alla cura sia sul piano fantasmatico che sul piano della realtà, spesso con forte impatto controtransferale. Il gruppo di psicodramma nella comunità, senza preoccuparsi più di tanto di ciò che avviene in quell’area che Hinshelwood definisce l’arena intergruppale, cioè il territorio contiguo al setting gruppale, determina formidabili conseguenze, a partire dalla "curiosità" degli operatori e dei pazienti rispetto ad elementi narrativi delle singole storie. Il gruppo, che si svolge in sedute settimanali di un’ora e trenta è caratterizzato dalla presenza costante, oltre che dei pazienti, di Io Ausiliari fissi, secondo la variante dello psicodramma analitico classico applicata ai gruppi con pazienti gravi. Nel nostro caso gli Io Ausiliari sono la psicologa e due educatori, che garantiscono una funzione di identificazione proiettiva più stabile nelle scene giocate, come nello psicodramma individuale. Il gruppo è aperto a tutti i venti ospiti della comunità, ma ne usufruiscono otto pazienti, alcuni con una presenza costante settimanale, altri con maggior discontinuità. Miriam, la nostra protagonista, è una ragazza di 26 anni, figlia unica di genitori di famiglia benestante residente in una città del centro Italia: mi è parso significativo ripercorrere la sua storia, per la singolare linearità dell’evoluzione, attraverso la sequenza dei giochi più significativi rappresentati in gruppo, ricordando che in psicodramma analitico "il gioco è il fatto prescelto, da qualunque modello si prendano le mosse è l’atto analitico per eccellenza" (Miglietta e Pani). Il gruppo ha consentito a Miriam, raccogliendone il discorso attraverso il dipanarsi delle scene rappresentate, di identificarsi con una parte materna da lei disconosciuta e temuta, ritrovando una funzione creativa e trasformativa che il crollo psicotico aveva paralizzato.

  1. Benedetti G. (1991). Paziente e terapeuta nell’esperienza psicotica. Torino: Boringhieri.
  2. Hinshelwood R.D. (1989). Cosa accade nei gruppi. Milano: Raffaello Cortina.
  3. Kernberg O. (1984). The Couch is at Sea. The Psychoanalysis of Organisations. Int. J. of Group Psychotherapy, 34, 1: 5-23.
  4. Miglietta D., Pani R. (2006). Dal teatro allo psicodramma analitico. Milano: FrancoAngeli.
  5. Stern D.N., Sander L.W., Nahum J.P., Harrison A.M., Lyons-Ruth K., Morgan A.C., Bruschweiler-Stern N., Tronick E.Z. (1998). Non-Interpretive Mechanisms in Psychoanalytic Therapy. The “Something More” than Interpretation. Int. J. of Psychoanalysis, 79, 5: 903-921.

Massimo Pietrasanta, Un’esperienza di gruppo di psicodramma all’interno di una comunità riabilitativa psichiatrica: la storia di Miriam in "GRUPPI" 1/2015, pp 41-51, DOI: 10.3280/GRU2015-001004