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Dall’agito al vissuto. Lavorare con ipotesi universali
Titolo Rivista: INTERAZIONI 
Autori/Curatori: María Elisa Mitre 
Anno di pubblicazione:  2017 Fascicolo: Lingua: Italiano 
Numero pagine:  13 P. 15-27 Dimensione file:  163 KB
DOI:  10.3280/INT2017-002002
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L’autrice descrive la mente umana come costituita all’interno di un campo di interdipendenze che possono essere normogeniche o patogene, generatrici, queste ultime, di vivencias che fanno impazzire, ma che sono indispensabili per sopravvivere. "La presenza degli altri in noi" è un fenomeno universale. Nel testo viene descritto il modo di lavorare dell’autrice con questi pazienti a partire dalle ipotesi universali che risvegliano vissuti che portano alla scoperta personale, cosa che non accade con le interpretazioni che possono far sentire al paziente che, non solo gli si impone l’idea dell’analista, ma che gli viene preclusa anche l’aura vivenziale. L’articolo sottolinea come nel gruppo multifamiliare i pazienti, i familiari, gli operatori partecipino con le proprie trame interne. I pazienti in questione sono persone che hanno avuto una dipendenza da persone senza risorse egoiche, il che li ha portati ad essere più esposti a situazioni traumatiche. La patologia mentale grave si riferisce sempre ad un altro super egoico. La pulsione di morte, secondo l’autrice, sono le presenze interne che non permettono di essere e asfissiano il vero Sé. Tuttavia, questi pazienti esprimono anche una ricerca disperata di assistenza, per poter affrontare questa situazione attraverso le risorse egoiche dell’analista, cosa che non hanno potuto fare con i genitori. L’attualizzazione del trauma deve aver luogo in un contesto trasformante. Da lì si potrà riscattare il vero Sé. Nel testo, l’autrice fa riferimento ai personaggi dei pazienti e degli operatori, in quanto genitori e figli comunicano a partire dai personaggi e non dal verso Sé. Il contesto multifamiliare è il contesto nel quale si avvia la possibilità di conoscersi. Vengono riportati alcuni esempi in cui viene enfatizzata l’importanza di aiutare i genitori che portano avanti il proprio processo terapeutico, attraverso il quale possono giungere ad essere loro stessi. È necessario che questi genitori sviluppino risorse per tollerare di aver convissuto con la "malattia" dei figli. I dialoghi trascritti in questo testo rivelano il modo dell’autrice di lavorare con i pazienti difficili. Con onestà, usa un esempio che la coinvolge per spiegare come si sia sentita riscattata da un paziente e come questo abbia cambiato il clima di un gruppo che, fino a quel momento, era stato "un dialogo tra personaggi". L’intervento dell’autrice, a partire dalla sua virtualità sana fino a quel momento asfissiata nella sua trama impazzente, è stato promosso da ciò che ha sentito come "fastidio" inconscio dell’operatore verso il paziente. Iniziano dunque a nascere vivencia in tutti i pazienti a partire dal vero Sé e iniziano a scomparire i personaggi degli operatori. In questo modo è stato possibile cambiare il clima esterno ed interno del gruppo.


Keywords: Interdipendenza patogenica, interdipendenza normogenica, ipotesi universali, personaggio, virtualità sana, vivencia.

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María Elisa Mitre, in "INTERAZIONI" 2/2017, pp. 15-27, DOI:10.3280/INT2017-002002

   

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