Differenza culturale ed estraneità nella famiglia dei migranti

Titolo Rivista: GRUPPI
Autori/Curatori: Alberto Eiguer, traduzione di Luciana Bianchera
Anno di pubblicazione: 2020 Fascicolo: 1 Lingua: Italiano
Numero pagine: 10 P. 31-40 Dimensione file: 0 KB
DOI: 10.3280/gruoa1-2020oa10480
Il DOI è il codice a barre della proprietà intellettuale: per saperne di più clicca qui

FrancoAngeli è membro della Publishers International Linking Association, Inc (PILA)associazione indipendente e non profit per facilitare (attraverso i servizi tecnologici implementati da CrossRef.org) l’accesso degli studiosi ai contenuti digitali nelle pubblicazioni professionali e scientifiche

I sentimenti di estraneità e di non familiarità sono connotati da disagio e sofferenza, persino da follia. Verranno analizzate tre forme di estraneità comprovata: 1) la sensazione di avere una parte estranea dentro di sé; 2) quello di essere uno straniero nella propria famiglia e 3) quello di essere una famiglia straniera in un Paese ospitante. Possiamo considerare che la cultura di riferimento abbia un’origine sociale: ognuno si riconosce come appartenente ad essa. Ma è la famiglia che pone le basi nell’individuo permettendo l’introiezione.Egli assume la sua unicità e la differenza tra le altre culture e la sua. Tuttavia, perché tra i migranti, alcuni sono più a loro agio rispetto ad altri nel Paese ospitante? Si tratta di quelli che sono in rottura con il loro senso di appartenenza alla famiglia? Nella migrazione, i membri della famiglia si vivono come estranei. La loro integrazione nel nuovo ambiente dipenderà molto dalla questione di cosa significhi essere estraneo nella loro famiglia, se c’è la possibilità di ammettere la propria differenza: esistere, pensare e sognare diversamente. Mettere al lavoro, o addirittura addomesticare lo straniero in sé, lo straniero nella propria famiglia e lo straniero in un Paese ospitante, forse contribuisce all’adeguamento della famiglia. Un caso clinico supporta queste idee.

  1. AA.VV. (1999). Le déracinement. Le divan familial, 2.
  2. Avelines-Lebon C. (2016). Cent ans de solitude: Du transgénérationnel… dans le processus créateur. Revue de psychothérapie psychanalytique de groupe, 66: 81-94. DOI: 10.3917/rppg.066.0081
  3. Eiguer A., Granjon E. e Loncan A. (2007). La part des ancêtres. Paris: Dunod.
  4. Freud S. e Breuer J. (1895). Etudes sur l’hystérie. Paris: PUF (trad. it.: Studi sull’isteria. OSF, 1. Torino: Bollati Boringhieri).
  5. Freud S. (1919). L’inquiétant. OEuvres completes. T. XV. Paris: PUF (trad. it.: Il perturbante. OSF, 9. Torino: Bollati Boringhieri).
  6. Kaës R., Ruiz Correa O., Douville O., Eiguer A., Moro M.-R., Revah-Lévy A., Sinatra F., Dahoun Z. et Lecourt É. (1995). La différence culturelle et les souffrances de l’identité. Paris: Dunod.
  7. Lebovici S. e Stoléru S. (1983). Le nourrisson, la mère et le psychanalyste. Paris: Le Centurion (trad. it.: Il neonato, la madre e lo psicoanalista. Roma, Borla, 1988).
  8. Schnitzler A. (1911). Das weite Land (Terre étrangère). Berlin: Edition Holzinger. Taschenbuch (trad. it.: Terra sconosciuta. Genova: Edizioni Teatro di Genova, 1985).

Alberto Eiguer, traduzione di Luciana Bianchera, Differenza culturale ed estraneità nella famiglia dei migranti in "GRUPPI" 1/2020, pp 31-40, DOI: 10.3280/gruoa1-2020oa10480