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Cura e presa in carico della crisi adottiva
Titolo Rivista: MINORIGIUSTIZIA 
Autori/Curatori: Francesco Vadilonga 
Anno di pubblicazione:  2020 Fascicolo: 2  Lingua: Italiano 
Numero pagine:  13 P. 27-39 Dimensione file:  106 KB
DOI:  10.3280/MG2020-002003
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Per lungo tempo si è voluto credere che i bambini collocati in adozione e i bambini vittime di traumi fossero due gruppi estranei tra loro; oggi alla luce dell’esperienza clinica abbiamo raggiunto la consapevolezza che si tratta degli stessi bambini osservati in differenti contesti. L’abbandono può essere considerato un’esperienza traumatica in quanto consiste in una perdita connotata da rifiuto; se la persona adottata non risolve il dolore per la perdita questo può avere un impatto disorganizzante. Pertanto se l’abbandono può essere considerato un trauma, la principale conseguenza post traumatica dell’abbandono può in alcune situazioni essere la dissociazione. Disconoscere la parte di sé spaventata, ferita, vulnerabile ha rappresentato una risposta adattiva che ha garantito la sopravvivenza. Questo "altro dentro di sé" sono le parti traumatizzate, disconosciute attraverso la perdita di consapevolezza e il distacco emotivo. Tramite la dissociazione i bambini continuano ad avere speranza per il futuro e ad andare avanti attraverso le avversità. Stabilire una connessione profonda tra le diverse parti, affinché tutte si sentano accolte e meritevoli, è il percorso da seguire in ogni adozione. Questo può portare al dissolversi della dissociazione ed aprire la strada a un incontro di grande importanza dal punto di vista emozionale tra figli e genitori adottivi.


Keywords: Adozione, trauma, dissociazione, parti del Sé, cura, integrazione, condivisione.

Francesco Vadilonga, in "MINORIGIUSTIZIA" 2/2020, pp. 27-39, DOI:10.3280/MG2020-002003

   

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