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Matteo Balestrieri

Il cinema che cura. Narrazioni filmiche e trasformazione del sé

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2026

Il cinema può essere impiegato nella cura di soggetti con diverse patologie, in particolare in presenza di una sofferenza mentale. Il suo utilizzo a questo scopo è uno sviluppo applicativo della psichiatria narrativa, la quale a sua volta ha assonanze con la medicina narrativa. In questa analogia vi sono tuttavia differenze importanti, in particolare perché la psichiatria narrativa porta all’estremo il ruolo della narrazione, facendone uno strumento centrale e fondante della relazione con il paziente. Con l’utilizzo del cinema, la psichiatria narrativa aggiunge alla raccolta del punto di vista del paziente la possibilità per lo stesso paziente di rielaborare la propria storia attraverso la mediazione simbolica ed emotiva delle rappresentazioni sullo schermo. Una analisi sistematica della letteratura ha identificato alcuni studi che hanno iniziato a dimostrare l’utilità della cinematerapia, anche se rimane necessario ampliare le conoscenze sulle indicazioni e sulle modalità di applicazione di questo approccio. Molteplici sono i processi mentali che vengono attivati attraverso gli innumerevoli film che possono essere utilizzati a questo scopo. Le riflessioni del paziente sono di tipo emotivo, identificativo, interpretativo, narrativo su di sé ed anche immaginativo rispetto alla diegesi filmica e alla propria storia personale. Fondamentale è il ruolo del terapeuta, che deve saperle attivare e che è perciò responsabile di una presentazione corretta del film e di una efficace discussione successiva alla visione. Nella triade che comprende terapeuta e paziente il cinema è un oggetto transizionale attivo. Le storie sullo schermo mediano le emozioni del paziente, che possono essere sperimentate senza rischio perché vissute vicariamente. L’immedesimazione e il confronto con esse può promuovere il cambiamento e contribuire alla cura.

Simona Sacchi, Loredana Buonaccorso, Luca Ghirotto

Medicina Narrativa e dignità nel fine vita: prospettive per la Psichiatria

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2026

Le Cure palliative rappresentano un approccio integrato orientato al sollievo della sofferenza fisica, psicologica, sociale ed esistenziale nelle malattie gravi e inguaribili. Negli ultimi anni, la Psichiatria ha acquisito un ruolo sempre più rilevante all’interno dei team di cure palliative, contribuendo alla valutazione e gestione del distress emotivo. Parallelamente, la Medicina Narrativa offre strumenti capaci di integrare la dimensione clinica con il vissuto soggettivo, restituendo significato all’esperienza di malattia e facilitando la comunicazione tra pazienti, familiari e operatori. L’articolo esplora le basi storiche e organizzative delle cure palliative, il contributo della Psichiatria palliativa e l’apporto della Medicina Narrativa come metodologia per valorizzare le storie di malattia, sostenere l’alleanza terapeutica e mitigare la sofferenza globale. Particolare attenzione è dedicata alla Dignity Therapy e alla Patient Dignity Question (PDQ), strumenti pensati per valorizzare la dignità del paziente che permettono di cogliere valori, speranze e priorità individuali, promuovendo un’assistenza personalizzata e rispettosa dell’identità della persona. La letteratura recente evidenzia benefici delle Narrative Interventions nel miglioramento del benessere psicologico, della connessione sociale e della percezione di dignità, oltre che un potenziale effetto protettivo per gli operatori rispetto al burnout. Si delineano infine prospettive operative per gli psichiatri, incoraggiando l’integrazione sistematica di strumenti narrativi nella pratica, la formazione interdisciplinare e lo sviluppo di ulteriori ricerche sui loro effetti clinici.

Marco Bobbio, Massimiliano Marinelli, Paola Arcadi, Tania Milletti, Daniela Berardinelli

Un approccio sobrio e rispettoso in dialogo con le storie di salute mentale

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2026

La salute mentale sfugge a ogni definizione rigida e misurazione algoritmica, rivelando il proprio «carattere nascosto» in una dimensione che non si lascia incasellare entro parametri standardizzati. Questo contributo, frutto della collaborazione tra Slow Medicine ETS e la Società Italiana di Medicina Narrativa, esplora come la narrazione costituisca il tessuto connettivo della salute mentale, sia come condizione di possibilità dell’essere sani – il «poter dire» e «poter raccontarsi» dell’antropologia ricoeuriana dell’homo capax – sia come strumento terapeutico per ripristinare quella capacità narrativa che il disturbo psichico ha messo a tacere. Il saggio si articola in quattro movimenti. Attraverso la «lente» della Slow Medicine, vengono declinati i principi di sobrietà, rispetto e giustizia nella specificità della salute mentale, contrastando l’ipermedicalizzazione e la standardizzazione che mortificano la singolarità biografica del paziente. Segue l’analisi dell’utilizzo narrativo delle storie di salute mentale, distinguendo tra Medicina Narrativa applicata alla Psichiatria – metodologia clinicoassistenziale trasversale – e Psichiatria Narrativa propriamente detta, nucleo psicoterapico dove la narrazione fa emergere l’inconscio e cocostruisce nuovi significati esistenziali. Viene quindi approfondita la metodologia pratica dell’ascolto psichiatrico, evidenziando come il racconto del paziente – spesso caotico, frammentato, attraversato da «salti narrativi» – richieda una specifica postura narrativa capace di accogliere l’altro oltre la diagnosi. Il progetto «Storie Slow» testimonia infine come questi principi teorici si traducano in prassi concreta, attraverso narrazioni che rendono visibile la trama relazionale della cura e diventano strumenti formativi per i professionisti sanitari. L’esperienza formativa con gli studenti di Infermieristica mostra come la scrittura «sotto la lente altrui» – raccontare la stessa storia dal punto di vista dello studente, del paziente e del professionista – diventi potente dispositivo pedagogico per sviluppare empatia, riflessività e pensiero critico.

Micaela Castiglioni

La Medicina Narrativa e la cura di sé del professionista sanitario nei contesti di cura

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2026

Ci chiediamo – mettendoci nei panni di una persona che sta male, degente all’interno di una struttura – che cosa potrebbe esserci di aiuto? Quale professionista desidereremmo? Se fossimo un famigliare preoccupato, cosa vorremmo? Adesso, proviamo a immedesimarci nel professionista sanitario o nell’operatore sociosanitario, e domandiamoci: chi o che cosa ci fa stare meglio nel luogo di lavoro? Secondo il nostro modo di vedere, sono interrogativi che ci permettono di calare meglio la nostra riflessione nella concretezza dell’esperienza di malattia e di cura potendo comprendere più in profondità quanto sottolineeremo circa la formazione umanistica dei professionisti della salute sia fisica che mentale. Nella contemporaneità i luoghi predisposti alla cura sono caratterizzati da un alto grado di complessità che vede coinvolti i vertici organizzativi e i professionisti sanitari nei diversi ruoli che ricoprono e nelle articolate funzioni che svolgono, spesso interconnesse. L’interazione tra curanti e pazienti si sviluppa all’interno di scenari in cui le dimensioni emotive, sociali e organizzative si intrecciano, richiedendo competenze che vanno oltre la mera tecnica. In tale cornice organizzativa, ad assumere un ruolo di centrale importanza è la formazione rivolta ai professionisti della salute: quelli in servizio e quelli che si stanno avvicinando alla professione attraverso i percorsi accademici. Pertanto, secondo la nostra prospettiva pedagogica, la formazione di base e in servizio non può essere esclusivamente tecnica ma aperta al recupero di quell’approccio olistico, già radicato nella tradizione ippocratica, che invita a mettere al centro il paziente/utente inteso come persona, tramite l’integrazione di competenze umanistiche, narrative ed educative nel lavoro di cura. Il riconoscimento dell’importanza di tale progettualità formativa implica legittimare l’integrazione della Medicina delle Evidenze Biologiche alla Medicina BioPsicoSociale, secondo la proposta propria delle Medical Humanities e della Medicina Narrativa.

Stefano Calabrese, Valentina Conti

Neurosifilide e narrazione: il caso di Guy de Maupassant

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2026

La produzione di Guy de Maupassant – soprattutto i racconti fantanaturalistici, che trattano il tema della malattia mentale – è spesso uti-lizzata negli studi di medicina narrativa perché contiene la tassonomia delle illness narratives presente in Illness and Narrative (1997) di Lars-Christer Hydén, in cui – basandosi sugli aspetti formali relativi al rapporto tra narra-tore, narrazione e malattia – individua almeno tre modi in cui essi possono interconnettersi e dai quali derivano altrettante tipologie di narrazioni, se-gnatamente la malattia come narrazione (illness as narrative), la narrazione sulla malattia (narrative about illness), la narrazione come malattia (narra-tive as illness). Il contributo si concentra sull’analisi neuro-narratologica di quelle opere di Maupassant che, malato di neurosifilide, risultano emblema-tiche per la medicina narrativa in ragione del fatto che ci troviamo dinanzi a un individuo che non solo esperisce e racconta la malattia, ma addirittura utilizza il racconto di essa con finalità di supporto terapeutico.

Francesca Sireci, Franco Valzania, Antonio Iudici, Sara Montepietra

La mente raccontata: medicina narrativa e psiconeurologia tra cervello, relazione e significato

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2026

L’articolo propone un modello integrato di comprensione e cura dei disturbi mente-corpo attraverso il dialogo tra medicina narrativa, psicoterapia interazionista e psiconeurologia. L’obiettivo è superare le tradi-zionali dicotomie tra organico e psicologico, mostrando come l’esperienza di malattia emerga dall’interazione dinamica tra processi neurobiologici, nar-razioni personali e contesti relazionali. Il contributo si fonda su un’analisi teorico-argomentativa che integra: i principi della medicina narrativa; al-cuni principi della psicoterapia interazionista; le evidenze neuroscientifiche sui processi di interocezione, autoreferenzialità e regolazione emotiva, con particolare riferimento all’insula e alla Default Mode Network. Il modello viene declinato attraverso esempi clinici e applicativi tratti dall’esperienza della Psiconeurologia dell’AUSL-IRCCS di Reggio Emilia, includendo ambiti di clinica, formazione e ricerca qualitativa. Risultati. L’analisi mostra come i disturbi mente-corpo possano essere compresi come processi emergenti e non reificabili, sostenuti da configurazioni neurofunzionali sensibili ai signi-ficati e alle pratiche discorsive. In ambito clinico, l’approccio narrativo e psiconeurologico favorisce una maggiore integrazione mente-corpo e una ri-duzione dell’iper-salienza dei segnali corporei. In ambito formativo, pratiche narrative e andragogiche migliorano le competenze comunicative e la consa-pevolezza professionale. In ambito di ricerca, i metodi qualitativi consentono di esplorare dimensioni dell’esperienza clinica non rilevabili con approcci quantitativi tradizionali.

Isabella Serafini, Francesco Ferrarello

Come il ruolo di genere influenza la narrazione della malattia e la ricostruzione dell’identità del paziente

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2026

La Medicina Narrativa (Narrative Based Medicine, NBM) nasce come metodo per aiutare i sanitari a mantenere entusiasmo, curiosità e passione per le storie delle persone con malattia, così da favorire personalizzazione e umanizzazione delle cure, potenziare l’alleanza terapeutica e l’outcome di salute. Il suo impiego, tra le altre cose, può servire a sublimare le pressioni, prendere contatto e lavorare sulle emozioni dovute alla convivenza con la malattia. Questo ultimo utilizzo può essere fatto proprio sia dalla persona che dal sanitario, ma, in quest’ultimo caso, è stato spesso accusato di anacronismo, rispetto alla rapidità richiesta dalle cure e dalla vita moderna. L’aspetto che sfugge a questa argomentazione è una virtuosa lettura della NBM nel verso opposto ovvero non come qualcosa che ruba tempo alla pratica clinica quotidiana, ma come qualcosa che “sta dentro” essa e può arricchirla, cambiando il modo di comunicare del sanitario, aiutandolo a capire come accogliere e utilizzare le diversità delle persone per “ fare” medicina di appropriatezza. Una delle prospettive per rendere più appropriata e specifica la medicina, e quindi uno dei tagli attraverso i quali arricchire la relazione d’aiuto tramite la NBM, è proprio quello legato alla medicina di genere. Lo studio di come, per esempio, uomini e donne comunicano diversamente può aiutare a modulare l’interazione nella triade persona, caregiver, sanitario e cogliere diverse sfaccettature del racconto. L’analisi di come uomini e donne ricostruiscono il proprio ruolo di genere attraverso le narrazioni può, invece, aiutare a comprendere come rivolgersi agli utenti, quali aspetti preventivi o del piano terapeutico potrebbero essere elusi o reinterpretati, le leve per la motivazione e molto altro. In questo articolo presentiamo una breve sintesi della letteratura su questo argomento.

Antonio Lasalvia, Luca Bodini, Rodolfo D’Agostini, Maria Micaela Coppola

La Medicina Narrativa in salute mentale: fondamenti teorici, evidenze empiriche e declinazioni applicative

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2026

Scopo. Il presente contributo analizza il ruolo della Medicina narrativa in salute mentale, con particolare riferimento al suo potenziale nel contrasto allo stigma dei disturbi mentali. L’obiettivo è mostrare come l’at-tenzione alle narrazioni di malattia e di recovery rappresenti un dispositivo teorico, clinico e organizzativo capace di incidere sui processi identitari che sostengono lo stigma e l’auto-stigma. Metodi. È stata condotta un’analisi teorico-concettuale integrata da una sintesi narrativa delle principali evidenze empiriche disponibili. Il contributo esamina i fondamenti epistemologici della Medicina Narrativa, il rapporto tra narrazione, identità e sofferenza psichica e le applicazioni cliniche e di servizio dell’approccio narrativo, con un focus specifico sull’intervento Nar-rative Enhancement and Cognitive Therapy (NECT). Risultati. Il presente lavoro evidenzia come lo stigma dei disturbi mentali possa essere compreso come un fenomeno narrativo-identitario, che struttura le storie di sé e riduce agency e progettualità. Interventi narrativi strutturati, come NECT, risultano efficaci nel ridurre lo stigma interiorizzato e nel soste-nere processi di riorganizzazione dell’identità. A livello dei servizi, il coinvol-gimento degli Esperti in Supporto tra Pari, la valorizzazione delle Recovery Narratives e gli interventi anti-stigma basati sul contatto contribuiscono a tra-sformare le narrazioni istituzionali della malattia mentale. Conclusioni. La Medicina Narrativa rappresenta una risorsa centrale per una salute mentale orientata alla Recovery e al contrasto dello stigma. Integrare stabilmente pratiche narrative nei servizi significa intervenire non solo sui percorsi individuali di cura, ma anche sulle culture professionali e organizzative che influenzano inclusione, partecipazione e qualità delle cure.

Sandro Spinsanti

La Medicina Narrativa, di casa nelle Medical Humanities

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2026

La riflessione sulla Medicina Narrativa prende avvio dalla constatazione che questa dizione ospita in realtà tre diverse pratiche. La pri-ma comprende l’assumere contenuti di natura medica – ovvero salute e ma-lattia, cure sanitarie e vissuti di decadimento, morte e lutto – come oggetto di narrazioni letterarie e artistiche (romanzi, film, serie televisive). La seconda pratica è relativa a resoconti di vissuti riconducibili all’ampia categoria di “narrazioni del dolore” (in inglese: “Misery Report”), con beneficio sia psi-cologico che di estensione di relazioni sociali. La terza accezione si riferisce alla “competenza comunicativa” (cfr. Conferenza di Consenso dell’Istituto Superiore di Sanità: “Linee di indirizzo per l’utilizzo della Medicina Nar-rativa in ambito clinico-assistenziale”), che permette al professionista della cura di integrare le proprie competenze cliniche con il punto di vista di chi la cura la riceve e ne partecipa. Sulla base di questo chiarimento semantico, la riflessione procede a collocare la pluralità delle accezioni e delle pratiche nel contesto delle Medical Humanities, evidenziando il beneficio che possono portare alla nozione stessa di cura. A tal fine la nozione spesso invocata di “umanizzazione” delle cure va scandagliata nella molteplicità dei suoi signi-ficati. La via privilegiata è quella che conduce le Medical Humanities a in-tegrare le due culture – quella scientifica e quella umanistica – permettendo così al professionista della cura non solo di “spiegare” il fatto patologico, ma anche di “capirlo”.

Silvia Ferrari, Giulia Ferrazzi, Luca Pingani

Editoriale

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2026

Besarta Sadriu, Emrush Thaçi

The relationship between anxiety symptoms and somatic disorders in young people aged 15-21 years

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: PRE / 1900

Background: Mental health issues remain a significant concern in our society, ranging from mild to severe conditions. This study aims to document anxiety and somatic symptoms as two disorders that manifest to varying degrees in individuals, with the primary objective of exploring the relationship between these symptoms. Objective: This study aims to explore the relationship between anxiety symptoms and somatic disorders in young people aged 15-21. Methods: A cross-sectional quantitative study design was employed. The sample consisted of 150 respondents divided into two educational levels: high school and university students. Stratified random sampling was used to ensure proportional representation of the target population. Participants were recruited via email invitations. Data were collected through standardized instruments measuring anxiety and somatic symptoms. Statistical analysis was performed using SPSS Statistics version 27.0. Results: The sample included 73 girls (48.7%) and 77 boys (51.3%), with an average age of 17.13 years (SD = 2.18). Educational distribution comprised 42 participants (28.0%) in 10th grade, 43 (28.7%) in 11th grade, 1 (0.7%) in 12th grade, 53 (35.3%) in first-year undergraduate studies, 1 (0.7%) in second year, and 10 (6.7%) in third year. Of the 147 participants reporting residence, 49 (33.1%) lived in urban areas, while 98 (66.2%) resided in rural areas. The average anxiety score was 0.76 (SD = 0.6) and the average somatic symptom score was 0.57 (SD = 0.35). A significant positive correlation was found between anxiety and somatic symptoms (r = 0.725, p = 0.000).

Marco Polastri, Stefano Mischiari, Paolo Bonfiglio

Riduzione del Rumore in Cabina: un Approccio Integrato per i Trattori Agricoli

RIVISTA ITALIANA DI ACUSTICA

Fascicolo: PRE / 1900

Questo articolo analizza i fenomeni di rumore e vibrazione all’interno della cabina di un trattore agricolo in diverse condizioni operative. Il set-up sperimentale, comprensivo delle specifiche del trattore e della configurazione di misura, è descritto in dettaglio. Viene condotta un’analisi preliminare per caratterizzare i livelli di rumore e vibrazione in posizioni selezionate della cabina e per identificare le correlazioni tra sorgenti, percorsi di propagazione e discomfort acustico percepito. Ulteriori indagini sperimentali quantificano il contributo delle singole sorgenti al livello son oro complessivo. Sulla base di tali risultati, vengono implementate le strategie di riduzione del rumore più efficaci e ne viene valutato l’impatto

Marco Alberio, Adriana Otálora-Buitrago, Jaime Alberto Rendón-Acevedo

Life trajectories and territorial change: the social innovation of Proyecto Utopía in rural Colombia

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: PRE / 1900

This article analyzes Proyecto Utopia which has been set against Colombia’s protracted conflict and rural marginalization, as a territorially embedded social innnovation that couples tuition-free agricultural engineering, housing, psychosocial support, and “learning-by-doing” with a philanthropy-based funding model. Drawing on mixed methods (survey of 251 graduates; 30 interviews; 20 focus groups; ethnography), it shows enhanced employment (78% formal jobs), entrepreneurship (47%), associativity (74%), leadership, and agroecological practices among alumni who return to transform their territories. Conceptually, it traces empowerment across micro-meso-macro levels, arguing that durable rural peace requires hybrid alliances beyond state action.