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La guerra a Gaza, successiva al pogrom perpetrato da Hamas il 7 ottobre ai danni della popolazione civile ebraica in Israele, ha comportato effetti psicologici sulla collettività in Europa e negli USA che meritano attenzione dalla riflessione psicoanalitica. Lo scatenarsi di un antisemitismo, forse inedito per diffusione e intensità nella modernità, tollerato e alimentato dalle masse, sembra infatti rappresentare l’effetto principale sulla psiche collettiva di un fatto storico. La tesi esplorata nell’articolo è che la recrudescenza dell’antisemitismo, assimilabile ad un fiume carsico, in precedenza più nascosto, sia stato favorito dagli effetti catartici del pogrom, lì dove l’assenza di una adeguata elaborazione delle responsabilità per la Shoah da parte dei carnefici, avrebbe comportato l’incistarsi di una colpa persecutoria non evoluta in colpa depressiva.
L’autore esamina il lavoro della cultura in ogni generazione, mettendo in evidenza l’accelerazione dei cambiamenti in relazione alla variabile tempo e alla necessità di adattarsi ad essi. Vengono esaminate situazioni traumatiche come la pandemia globale, con i suoi effetti e le sue conseguenze e la configurazione di altri paradigmi. L’autore fa una panoramica sul pensiero di diversi autori e solleva il problema attuale della desoggettivazione con le ripercussioni delle rotture dei contratti che intaccano le necessarie garanzie metapsichiche e metasociali. Cita, inoltre, gli effetti della tirannia dell’individualismo, dell’incertezza e del bisogno di un senso ontologico di sicurezza. L’autore si sofferma, infine, sulle differenze tra realtà virtuale, fattuale e immaginaria, mettendole in relazione con le attuali patologie dell’atto, evidenziando l’importanza di un lavoro responsabile da parte dei terapeuti familiari.
Tra le cause del traumatismo sociale, gli autori descrivono la “colonizzazione algoritmica” che provoca una condizione di spossessamento di sé. L’affermarsi di una società che spinge sempre di più al “funzionamento” proattivo ed efficiente, oscura nell’individuo la possibilità di “esistere” e paradossalmente ne impedisce la capacità di proiettarsi nel futuro. In questa direzione, il “tempo” assume un’importanza cruciale e condiziona il ciclo vitale dell’individuo. La condizione intrapsichica risulta appesantita da taluni aspetti alienanti della contemporaneità.
Questo articolo si propone di affrontare il tema dell’intimità sessuale in riferimento a situazioni traumatiche che hanno bloccato la possibilità di giungere ad una piena individuazione, con effetti perturbanti nei legami di coppia, come la funzione simbiotica e la dipendenza perversa dove la sessualità viene confusa con il dominio e il potere. Una vignetta clinica illustrerà la storia di un rincontro che ha prodotto per breve tempo l’illusione di una guarigione miracolosa, di una straordinaria rivitalizzazione. Ben presto, però, il desiderio di vivere insieme si è trasformato in un tentativo marcatamente violento e tirannico di sopravvivere alla malinconia del legame.
Alla costruzione di un senso di sé solido e dinamico concorre in modo determinante la possibilità di utilizzare uno spazio potenziale, così come è stato definito da Winnicott, quello spazio psichico che è contemporaneamente me e non me. L’autrice riprende questo concetto di Winnicott ampliando il suo uso ai legami familiari. Un caso clinico verrà portato ad esemplificazione dell’effetto che un abuso sessuale subito dalla madre e a lungo negato ha avuto nella riduzione dello spazio potenziale della famiglia, provocando una sorta di cortocircuito fra i vissuti traumatici materni e il conflitto puberale del figlio.
Il lavoro prende spunto dal trattamento psicoanalitico di una famiglia in cui emerge un segreto relativo all’abuso sessuale nella generazione precedente. A svelare il traumatico, sono i sintomi del figlio che esprime violenza e disprezzo verso i genitori, rendendo il trattamento difficile e tortuoso. C’è necessità di un contenimento attraverso un setting allargato con variazione di setting in cui viene valorizzata la genitorialità residua. Nel contempo si procede dando voce e riconoscimento al dolore mentale depositato attraverso il segreto. Per far questo bisogna attraversare penosi sentimenti che rimandano ai territori inospitali del disumano. Vere e proprie zone aride e paludose dove la vita mentale del soggetto non ha valore. Il lavoro terapeutico procede lentamente nella costruzione di un noi capace di produrre elementi di figurabilità e di pensiero.
L’urbanizzazione che caratterizza il nostro Paese unita al cambiamento del clima rende più complessa la gestione delle acque meteoriche. Per decenni, la normativa europea e nazionale hanno riservato scarsa attenzione alla gestione delle acque meteoriche e ai rischi di contaminazione da esse derivanti. Tuttavia, la revisione della direttiva sulle acque reflue urbane e il riconoscimento, nell’ambito della Tassonomia UE, dei sistemi di drenaggio urbano come attività ecosostenibili sostengono un cambio di approccio. Storm water: An integrated approach is urgently needed The urbanization that characterizes our country combined with climate change makes stormwater management more complex. For decades, European and national legislation paid little attention to stormwater management and the risks of contamination from it. However, the revision of the Urban Waste Water Directive and the recognition within the EU Taxonomy of urban drainage systems as environmentally sustainable activities support a change in approach.
Il saggio illustra come il processo della transizione stia influenzando la disciplina dei beni culturali, sotto una pluralità di angoli visuali. Viene in evidenzia come l’utilizzo e lo sfruttamento del patrimonio culturale stiano subendo un cambiamento radicale in relazione alle nuove tecnologie. Piattaforme e infrastrutture digitali, rappresentazioni multimediali e app stanno, infatti, portando ad una democratizzazione della cultura che permette alle opere d’arte smaterializzate di essere godute da un pubblico sempre più ampio, evitando il loro deterioramento e valorizzando il diritto alla cultura.
L’obiettivo del contributo è quello di evidenziare taluni aspetti relative alla responsabilità sociale dell’impresa, anche declinata in chiave ambientale. Si tratta di un approccio che punta a porre in luce il cambiamento di prospettiva con riferimento al ruolo che le imprese possono svolgere nella nuova dimensione etico-giuridica della responsabilità sociale. Il paper richiama le proposizioni non soltanto della dottrina giuridica ma anche dell’economia aziendale e di altri saperi nel fornire un contributo all’esame delle problematiche concernenti il ruolo sociale dell’impresa. La disciplina giuridica pertinente trova oggi un più puntuale e organico quadro regolatorio nella recente direttiva sulla responsabilità sociale dell’impresa adottata dalla Commissione. Se ne tracciano i profili essenziali, con particolare riferimento al ruolo degli Stati nel processo di armonizzazione normativa. Corporate Socio-Environmental Responsibility between Opposing Poles: Economic Humanism and Functionalism The aim of this paper is to highlight some aspects relating to corporate social responsibility, also from an environmental perspective. This is an approach that aims to highlight the change of the role that companies can play in the new ethical-legal dimension of social responsibility. The paper recalls the propositions not only of legal doctrine but also of business economics in providing a contribution to the examination of some of the problems concerning the social role of the company. The relevant legal discipline today finds a more precise and organic regulatory framework in the recent directive on corporate social responsibility adopted by the Commission. The essential profiles are traced, with particular reference to the role of the States in the regulatory harmonization process.
Strategic planning has been one of the main pillars of public sector reform, yet it has often focused on a narrow set of concerns and proven unable to capture “what matters” for public sector organizations, such as public universities. This research explores whether current trends towards sustainability practices can contribute to help bring public values back in the strategic objectives of universities, since they lead them to focus on broader social and environmental impacts. The article focuses on the inclusion of environmental, social and governance issues in the strategic plans of 13 Italian public universities. Findings shows that universities mostly incorporate social performance measures, partly disregarding environmental and governance dimensions and that the degree of integration of sustainability measures is mostly influenced by public management policies, mediated by pre-existing arrangements and factors.
The Laffer Curve, which illustrates the relationship between tax rates and fiscal revenue, has been a central theme in economic theory and fiscal policy since its formulation. This article provides a comprehensive review of the literature on the Laffer Curve, with a particular focus on the elasticity of the tax base as a tool for its analysis. The elasticity of the tax base refers to the sensitivity of fiscal revenue to changes in tax rates and is crucial for understanding how variations in taxation impact economic behavior and, consequently, public revenue. The study compares empirical evidence from the United States and Spain to offer a detailed perspective on how these economies respond to changes in tax rates. Through a comparative analysis, it highlights similarities and differences in the response of the tax base and the efficiency of tax collection. This article provides an integrated view of the applicability and limitations of the Laffer Curve in different national contexts, offering practical implications for policymakers and contributing to the debate on optimizing tax revenue.
This paper explores the process of permanent restructuring that unfolded within FCA-Stellantis factories in Italy over the last decade. Through in-depth interviews with shop stewards and trade unionists, it shows that such a process rested on two pillars: the transformation of industrial relations and work organisation; and the restructuring of production, through the decline in volumes the structural use of social shock absorber schemes. Acting through these levers, management systematically and successfully fostered a strategy of workforce and union division, thus eroding social relations among workers and minimising the emergence of industrial conflict. Finally, the paper shows that the creation of the Stellantis group following the merger between FCA and PSA represents the apex of the process of restructuring initiated with FCA, bringing about a further deterioration of working conditions on the shopfloor.
Si propone uno studio etnografico che è incentrato sulla voce dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza in un’area marginale, al fine di comprenderne l’esperienza rispetto ai processi e agli esiti di quella che è stata istituita come una misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale. Il paradosso per cui il lavoro, che è sempre più slegato dai diritti, diventa la chiave per accedere ai diritti del welfare, trova conferma in questo studio. L’autrice sostiene che, in assenza di altri capitali di cui poter disporre, di strategie adattive da poter mettere in moto o di “casualità fortunate”, il Reddito di Cittadinanza non basta per cambiare le traiettorie di vita (lavorativa) dei suoi beneficiari, specialmente in contesti periferici. Sempre in tali contesti, come politica attiva del lavoro, il Reddito di Cittadinanza non si rileva né coercitivo, né capacitante.
Obiettivo del paper è quello di ricondurre il fenomeno del cosiddetto antiwork – nella molteplicità di forme e gradazioni assunte dal rifiuto del lavoro – entro la cornice analitica delineata dall’opera precorritrice di Domenico De Masi, ricollocando il suo pensiero innovatore all’epicentro del dibattito pubblico in tema di trasformazione del lavoro. Filone di ricerca che lo stesso De Masi, sociologo del lavoro scomparso un anno fa, ha di fatto fondato. Sin dai lontani anni ’70, a partire dalla messa a punto del paradigma della società post industriale, attraverso indagini innovative attente ad aspetti inediti del mondo del lavoro, De Masi ha alimentato il dibattito di linfa sempre nuova – lo studio del lavoro creativo e della creatività organizzata, quello, davvero antesignano, del telelavoro e poi dello smart working – e di nuove provocatorie intuizioni – l’ozio creativo, la fine del lavoro e della sua centralità – e di continue sollecitazioni sul senso perduto del lavoro. E, infine, l’entrata in scena della prospettiva della felicità negata, oggetto dell’ultima pubblicazione demasiana, per indicare la chiave di accesso al significato profondo delle piccole e grandi manovre di fuga dal lavoro.
The article examines the debates on the ‘Great Resignation’ during the Covid-19 crisis in Europe focusing on the case study of technicians in the entertainment sector in Italy. In this passion-driven sector, workers are particularly exposed to processes of precarisation. Drawing on a web survey carried out by the Centro Studi Doc Foundation in November 2021 and interviews with key informants, the impact of the pandemic on labour trajectories and the reasons for leaving or changing jobs are analysed. Findings indicate that unsustainable working conditions and job and economic insecurity were the primary drivers of exit. The pandemic crisis prompted this category of workers to seek employment in other industries, showing the low quality of employment in the entertainment sector and encouraging a process of confrontation that revealed the low quality of working conditions in the entertainment sector. However, post-pandemic employment recovery did not yield significant improvements in working conditions in the sector in the short term.
Le peculiarità delle professioni sanitarie - il mutevole riconoscimento di cui hanno storicamente goduto e che si è accentuato nel periodo pandemico - richiedono di analizzare con attenzione la variabilità delle condizioni sociali e delle motivazioni individuali alla base di quella che da più parti è indicata come una crescente disaffezione nei confronti del lavoro. Questa sembra mettere in discussione la scelta di intraprendere o proseguire le attività lavorative nei ruoli in questione. Ma quali caratteristiche la definiscono? L’articolo approfondisce – avvalendosi della letteratura e della documentazione empirica recente - le trasformazioni che stanno interessando le professioni sanitarie (in particolare quelle mediche) a partire dai dati disponibili, dalle riflessioni degli esperti, dalle narrazioni dei diretti interessati e dalle pratiche che stanno prendendo forma nel contesto italiano.