L’alto tasso di disoccupazione, l’aumento della precarietà occupazionale e la diffusione del fenomeno dell’in-work poverty hanno alimentato l’idea di una crescente disaffezione verso il lavoro. Tuttavia prima di concludere che quest’ultimo abbia perso il suo valore è necessaria una certa cautela. L’articolo approfondisce proprio il ruolo di protezione dell’occupazione dalla povertà economica e da altre forme di deprivazione non monetarie e soggettive. L’analisi si basa sui dati It-Silc, relativi ai moduli ad hoc sul benessere (2013, 2018, 2022) su un campione di famiglie occupate e non, indagando la relazione tra intensità lavorativa e povertà familiare. I risultati confermano il valore protettivo del lavoro, mostrando che le probabilità di vivere in povertà aumentano al diminuire del numero di occupati e dell’impegno a tempo pieno, con implicazioni rilevanti per le politiche del lavoro e dell’inclusione sociale.