RISULTATI RICERCA

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Alessandro Casellato

Ritorno a Terni: una storia orale profonda

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 192 / 2026

Il contributo tratta del libro Dal rosso al nero di Alessandro Portelli;; lo presenta come un esempio di “storia orale profonda”, costruita su oltre quattrocento interviste raccolte nell’arco di cinquant’anni attraverso ripetuti ritorni sul campo di ricerca. Confronta il libro attuale con il precedente Biografia di una città (1985). Si sofferma sul posizionamento dell’autore rispetto al suo oggetto di studio, sull’oralità performativa del comizio politico e sul ritorno della piazza come luogo di costruzione della soggettività politica, sulle traiettorie e i racconti di vita e di militanza di coloro che sono passati dal rosso al nero. Inoltre, riflette su come sia cambiato il formato narrativo nei due testi, dalla coralità del passato alla frammentazione del presente, e su come la malinconia per il declino operaio si intrecci con la paura del futuro. Ne risulta un quadro che, oltre a discutere il libro, riflette sulla funzione della storia orale come lente critica sul tempo presente.

Partendo dall’ultimo lavoro di Alessandro Portelli (Dal rosso al nero) che conclude una trilogia dedicata a Terni in un lungo arco temporale, il contributo evidenzia il ruolo che l’autore e questi suoi lavori hanno per la storia orale italiana e non solo. Analizzare l’opera di Portelli è occasione per tratteggiare momenti significativi e protagonisti decisivi per l’evoluzione della disciplina;; risulta altresì utile per mettere a fuoco questioni cruciali quali l’impatto dei processi di industrializzazione prima e di deindustrializzazione dopo. La storia orale dimostra così di offrire efficaci chiavi di lettura e ricche testimonianze che consentono di intrecciare e collegare trasformazioni strutturali, mentalità, identità collettive e individuali e dinamiche politiche.

Il saggio ricostruisce il contesto storiografico e la genesi della monografia Oro e Patria, rimasta incompiuta per la morte di Rosanna Scatamacchia e ora pubblicata per stralci insieme ad altri scritti della stessa Autrice. L’opera viene inquadrata nel complesso della attività di ricerca della storica, approfondendo in particolare la sua metodologia d’indagine attenta alle componenti culturali e antropologiche dei fenomeni storici.

Marco Doria

Il mestiere della storica

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 192 / 2026

Il testo ricostruisce il profilo scientifico di Rosanna Scatamacchia, partendo da un’analisi dei saggi contenuti nel volume postumo I numeri parlanti. Ne emerge la figura di una storica rigorosa, attenta alle fonti d’archivio e al dialogo con i classici della storiografia. Il suo metodo integra storia economica e storia sociale. Le sue ricerche spaziano dalla storia della Banca d’Italia a quella del turismo fino alla incoraggiata mobilitazione “patriottica” a sostegno dello sforzo bellico durante la Grande guerra, con la campagna di donazione di oggetti d’oro al governo. Il volume è utile strumento di riflessione sul mestiere dello storico.

Adriano Roccucci

Passione della storia, sensibilità all’umano

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 192 / 2026

L’articolo propone una lettura del lavoro di ricerca di Rosanna Scatamacchia a partire dal libro postumo I numeri parlanti. L’attenzione agli “attori storici” dei processi economici, la centralità degli uomini e delle donne inseriti in un contesto storico, l’acuta sensibilità all’umano sono tratti caratterizzanti il suo approccio alla storia economica, necessariamente intrecciata alla storia sociale e culturale. L’acribia filologica e la passione per le fonti, l’ampio respiro di un dialogo serrato con la storiografia, il rigore dello studio dei numeri senza restare ingabbiata in un approccio esclusivamente quantitativo, il confronto con la letteratura erano gli ingredienti del suo metodo di ricerca. Ne emerge un fare storia attento all’umano più che all’esaltazione del dato quantitativo, alla complessità più che alla geometria dei modelli, alle contraddizioni più che a una presunta linearità del divenire della storia, ai fattori non razionali dell’umano più che alla razionalità delle leggi teoriche.

Giovanni Maria Zonzini

Il rovesciamento del governo socialcomunista sammarinese (1948--1957)

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 192 / 2026

Questo articolo analizza le dinamiche della Guerra fredda in Italia attraverso il caso di San Marino, dove un governo socialcomunista, democraticamente eletto nel 1945, fu rovesciato nel 1957 a seguito di sabotaggi economici, politici e diplomatici. Basato su una ricerca archivistica condotta negli Stati Uniti, in Italia e a San Marino, lo studio contestualizza l’intervento statunitense nel quadro delle strategie di contenimento anticomunista e di psychological warfare applicata in Italia.

Il saggio intende essere un primo contributo allo studio di un tema ancora poco noto nella storiografia italiana, ossia la riforma cimiteriale ottocentesca nelle province degli stati preunitari, approfondendo il caso della parte continentale del Regno delle Due Sicilie. A partire dalla documentazione scambiata tra gli organi centrali di governo e le amministrazioni provinciali, il saggio approfondisce le difficoltà nella realizzazione di una riforma per sua natura fortemente pervasiva e che investì le dinamiche politiche locali in ogni angolo del Regno. Ciò consente una proficua comparazione con altre realtà che nel corso del XIX secolo hanno fronteggiato il medesimo problema.

Alessandro Tripepi

Dietro le quinte del Giornale de’ Letterati di Roma. Il carteggio di Michelangelo Ricci

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 192 / 2026

Questo saggio intende indagare le strategie editoriali e le influenze culturali che hanno fatto da sfondo al primo periodo di pubblicazione del Giornale de’ letterati di Roma (16681674). Per ricostruire l’agenda di questa operazione editoriale si proverà ad osservarla attraverso il punto di vista offerto da uno dei suoi più importanti animatori, colui che ne detenne la regia in questa prima fase: l’intellettuale capitolino Michelangelo Ricci. Intrecciando il suo carteggio inedito con i contenuti delle prime sette annualità del Giornale, sarà possibile ricostruirne gli interessi culturali e seguire l’evoluzione dei suoi rapporti personali, valutare l’impatto delle sue scelte all’interno della redazione del periodico romano, ma soprattutto interrogarsi sul complesso rapporto che ancora nella seconda metà del XVII secolo esisteva tra cultura a stampa e manoscritta. Posto all’intersezione tra “spazio” pubblico e privato, infatti, il ruolo di Michelangelo Ricci all’interno del Giornale permette da un lato di ricostruire l’identità culturale dell’intellettuale capitolino, mentre dall’altro apre a importanti riflessioni legate al tema del farsi pubblico delle scritture private: concetto assai recentemente indagato dalla storiografia per il XVIII e XIX secolo, ma ancora sfuggente per ciò che riguarda l’età barocca e – più in generale – la circolazione di notizie e informazioni nel corso del XVII secolo.

Zeno Castelli

Le truppe stipendiarie di Venezia nella società di Traù (1420--1463)

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 192 / 2026

In questo saggio l’autore analizza la guarnigione di stipendiari posta da Venezia a custodia della città dalmata di Traù, partendo dall’idea che i soldati possano essere considerati una componente sociale caratteristica di una comunità dominata. Soffermandosi sul periodo che si estende dalla riconquista del 1420 fino alla soglia della guerra veneto turca (14631479), lo studio mostra diverse sfumature della vita del presidio. Inquadrate in una speciale cornice giuridicoeconomica, le truppe si approcciano al territorio e si integrano sfruttando pratiche differenti, adottate sulla base delle proprie necessità, del proprio status e della propria storia personale. Da ciò, emerge l’immagine di un distaccamento militare che nei fatti non è separato dalla società civile e che non rappresenta un mero strumento di difesa e occupazione, bensì un corpo ibrido connotato tanto da strutture di riferimento condivise quanto da sperequazioni interne.

Maria Bologna, Francesco Paolella

Recensioni

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 2 / 2026

Giorgio Pini, Carlo Gnetti

Infanzia rubata: storie di bambini in manicomio

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 2 / 2026

Questo studio offre una prospettiva storica sulla gestione della patologia neuropsichiatrica dei minori nella prima metà del Novecento e contribuisce a comprendere lo sviluppo delle politiche e delle pratiche curative e pedagogiche relative all’età evolutiva. La ricerca si focalizza sul manicomio di Maggiano, in provincia di Lucca, che nella prima metà del secolo scorso ospitò insieme agli adulti un numero significativo di bambini con “anomalie mentali”. Nel 1935 fu costruito un nuovo padiglione prospiciente al manicomio, appositamente progettato per i bambini fino a 15 anni di età e rimasto aperto fino al 1946. Dallo studio – che prende in esame gli anni dal 1931 al 1942, la classificazione delle malattie, la cura, i tempi di permanenza e la mortalità – risulta che la maggior parte dei ricoveri si basava su diagnosi di ritardo mentale, malattie neurologiche come l’epilessia e disturbi comportamentali, spesso legati a condizioni sociali ed economiche svantaggiate.

Gabriella Romano

Mal d’archivio Internati/e omosessuali nella Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie, 1922-1943

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 2 / 2026

L’obiettivo del progetto di ricerca è l’individuazione di tracce del pensiero lombrosiano nella pratica psichiatrica del periodo fascista nel Meridione d’Italia. L’intento è di trovare prove della patologizzazione di passioni e sentimenti, collegati da Cesare Lombroso (18351909) alla «meridionalità», intesa come geneticamente impulsiva, passionale, istintiva, contraddistinta da pulsioni incontrollabili, erotismo precoce e promiscuità. Con focus sulla Puglia, sono state esaminate le cartelle mediche dei/lle ricoverati/e a Bisceglie durante il Ventennio, con metodologia samplesearch, vista l’assenza dei registri d’ammissione. Ne è emersa la tendenza a patologizzare l’omosessualità. Tuttavia, l’attenzione degli psichiatri biscegliesi per la sfera emotiva, sentimentale ed erotica del/la paziente, sebbene giudicata moralmente, denota un’attenzione a questi aspetti che negli altri manicomi italiani dell’epoca è assente.

Jeff Young

How to engage people who don’t want to work with you

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 2 / 2026

This article focusses on a practical approach to engaging people who don’t like or don’t trust therapy, therapists, or the institutions therapists represent. The approach is significantly different to contemporary approaches designed to engage and work with voluntary clients. The approach was developed in Australia specifically to engage clients who are pressured in some way to attend therapy. The author makes the point that most models of therapy are designed by professionals who love therapy for clients who love, or at least are willing to explore the potential of therapy. Clients who don’t love therapy and don’t trust therapists or the institutions they represent, and who therefore are uncooperative, polite but disengaged, or actively rebellious, are often pathologized or simply seen as terrible clients. The No Bullshit Therapy approach is a simple but not simplistic model of engagement that is specifically designed to engage hard to engage clients by meeting them where they are at, accepting that they don’t want to work with you, don’t trust you and hence don’t want to cooperate, collaborate or change. No Bullshit Therapy is very different from traditional approaches to therapy because involuntary clients approach therapy very differently to voluntary clients. Voluntary clients typically choose their therapist, and have some capacity to sack their therapist, involuntary clients do not. The term bullshit has a particular resonance in the Australian culture and parlance, which enhances its effectiveness, and the terminology may need to be adapted to suit different cultures and workplace contexts, but the underlying concepts are universal.

Miriam Gualtieri

Antropologia dell’Alterità Alice attraverso lo specchio

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 2 / 2026

Prendendo le mosse da “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” di Lewis Carroll, il testo esamina il paradosso metodologico intrinseco alla ricerca etnografica, in cui l’osservazione dell’alterità rischia di tradursi in una proiezione etnocentrica delle proprie categorie interpretative. L’analisi di alcuni personaggi del mondo dello specchio, in quanto espressione di logiche e cosmologie alternative, suggerisce al ricercatore la necessità di una postura criticamente consapevole dei propri limiti di osservazione e giudizio. Tale attitudine trova riscontro nell’etnocentrismo critico di De Martino: una duplice tematizzazione di Sé e dell’Altro, fondata sulla consapevolezza che ogni forma di umanità rappresenta soltanto una possibilità storica tra tante altre.

Angelo Grossi

Per una psicopatologia dell’Alterità artificiale

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 2 / 2026

Il presente contributo esplora l’emergere delle Intelligenze Artificiali generative (IA) non come meri strumenti tecnologici, ma come “organismi semiotici e mimetici” che abitano attivamente il campo semantico umano. Attraverso un excursus che va dalla logica booleana all’architettura Transformer, l’Autore propone un parallelo tra il mimetismo biologico (il polpo Thaumoctopus mimicus) e la mimesi artificiale, interpretando l’IA come un “sosia relazionale” privo di nucleo fenomenologico, ma dotato di un’efficace senzienza linguistica. Utilizzando le categorie di Bion, i Big Data vengono analizzati come “elementi beta globali” che l’IA digerisce come una Funzione Alfa protesica e statistica. Il lavoro evidenzia i rischi di un collasso del codice dovuto alla compiacenza algoritmica Reinforcement Learning from Human Feedback (RLHF) e all’atrofia della soggettività umana. La Psicopatologia viene dunque invocata come “custode del limite”, necessaria per abitare il gap tra umano e artificiale attraverso l’esercizio della Capacità Negativa, preservando lo spazio del fraintendimento e del mistero contro la saturazione del senso digitale.

Marcella Bellani, Amedeo Serino, David Ricciardolo, Cinzia Perlini

Intersoggettività ed Alterità nell’incontro clinico

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 2 / 2026

L’intersoggettività costituisce un costrutto di crescente interesse in diverse discipline dalla filosofia alla psicologia fino alle neuroscienze, in quanto processo centrale nella configurazione del rapporto IoAltro. Il presente contributo si propone di offrine una rielaborazione in ambito psicoterapeutico, articolando il fenomeno in tre dimensioni distinte, rintracciabili nel dispiegarsi del processo terapeutico. La prima riguarda il primo incontro ovvero le primissime sensazioni di cui paziente e terapeuta sono senzienti. La seconda dimensione segna il passaggio dalla sensazione alla percezione, cioè la presa di coscienza condivisa da parte di paziente e terapeuta circa la possibilità di cocostruire un processo terapeutico. La terza si articola intorno alla funzione della dissociazione e il processo di integrazione, tentando di rispondere ad una domanda centrale: che cosa l’intersoggettività rende possibile? Emergerà come l’intersoggettività possa giocare un ruolo cruciale nella buona riuscita della terapia, poiché permette ad entrambe le parti di riconfigurare il proprio funzionamento in virtù dei fattori che man mano emergono nel rapporto terapeutapaziente.

Alice Sodi, Roberto Mastropasqua

Neurodivergence and Alterity: Denaturalising the Norm

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 2 / 2026

Objective. This paper offers a critical analysis of the mechanisms through which neurodivergence is produced as alterity, positioning itself not within the psychiatric debate on the organic basis of mental disorders, but on a distinct level: that of normative power and its social, political, and relational effects. Theoretical framework. The starting point is the concept of neuronormativity. Neurodivergence is not an intrinsic property of the individual, but emerges from the relationship between a given functional profile – relational, cognitive, sensory, communicative – and a system of norms that presents itself as a neutral and objective description of reality, while being historically situated and arbitrarily determined. Acknowledging that functional differences generating real and intrinsic difficulties exist does not contradict this position. The neurological norm is not hidden: it is declared by medicine as a descriptive parameter. What is not declared is its nature as a historically situated convention. It is a naturalized norm, not simply a natural one. Argument. Starting from this distinction, the paper analyses the process through which functional difference is transformed into deviance and alterity, drawing on Becker’s and Lemert’s labelling theory: the diagnostic label does not describe, it produces. The issue is not the organic basis of neurodivergent functioning, but who holds the power to define the norm, according to which criteria, and with what effects. By inscribing neurodivergence within the individual biological dimension, clinical discourse conceals the structural and social determinants that construct its effects, turning a question of normative power into a personal problem. Conclusions. Shifting the terms of the discourse from aetiology to normative power is the necessary condition for grasping the political dimension of pathologisation and for restoring to neurodivergent people a subjectivity that processes of alterisation systematically deprive them of. Access to professional support cannot be conditional upon a systemic blackmail: if you want help, you must accept losing power.

Antonio Ventriglio, Fabiana Ricci, Daniela Giallanella, Julio Torales, João Maurício Castaldelli-Maia, Tomás Caycho-Rodríguez, Antonello Bellomo

Identities, Otherness, and Mental Health: from Discrimination to Social Resilience

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 2 / 2026

Background: Identity in mental health is a multidimensional construct shaped by philosophical, psychological, and sociocultural frameworks, in which processes of othering, social identity, and structural inequality play a central role. Method: This conceptual review integrates phenomenological, sociological, and psychiatric perspectives to examine how identity is constituted through consciousness, embodiment, intersubjectivity, and social categorization, and how these processes interact with stigma, oppression, and resilience. Results: Identity emerges as a dynamic synthesis of sameness and continuity, embodied experience, and relational constitution through alterity. Social identity theory highlights the role of group membership in shaping selfconcept, belonging, and mental health, while also generating ingroup/outgroup distinctions that sustain processes of othering. Such mechanisms underpin discrimination, minority stress, and structural oppression, which are strongly associated with increased vulnerability to depression, anxiety, and psychosis. Within this framework, mental illness itself may act as a source of secondary othering, reinforcing stigma and identity disruption. Healthcare systems may further amplify these dynamics through alteritydriven barriers to care, cultural misunderstandings, and structural inequities. Conversely, social resilience plays as a protective and complementary process that reinforces individual identity by fostering belonging, cohesion, and shared identity reconstruction. Conclusions: Identity is a socially embedded, relational, and dynamic construct continuously shaped by otherness, structural inequality, and resilience processes. Strengthening social resilience and inclusive systems is essential to contrast stigma, inequities, and promote both personal and collective identity integration.