RISULTATI RICERCA

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Anna Freud

Problemi dell’analisi didattica (1938)

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2026

Sia l’analisi terapeutica sia l’analisi didattica devono servire a riconoscere meglio l’influenza dell’inconscio lavorando sui processi di rimozione (del paziente o del candidato in training). Rispetto all’analisi terapeutica, l’analisi didattica pone all’analizzando un compito in più, quello di fare di sé stesso oggetto di studio, e non solo conoscere meglio il proprio inconscio ma anche apprendere la tecnica psicoanalitica. Le diverse motivazioni consce che vi sono nel paziente e nel candidato in analisi didattica (rispettivamente, diminuire la propria sofferenza psicologica e apprendere la psicoanalisi) determinano uno spostamento d’accento nell’elaborazione delle resistenze dell’Es e dell’Io, che è decisivo per la durata della terapia. Un’altra differenza tra le due forme di analisi sta nelle circostanze in cui si attiva il transfert. Poiché l’analista didatta e il candidato spesso si incontrano nella vita professionale, l’analista didatta perde una sua anonimità ed è sempre qualcosa di più di una figura che dovrebbe fungere il più possibile da specchio per la proiezione di conflitti infantili, per cui vi sono difficoltà nell’interpretazione del transfert.

Marianna Bolko, Paolo Migone

Editoriale

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 3 / 2026

Giacomo Spanu, Valentina Mandalari, Marco Picone

Mettere in gioco l’outdoor. Approcci ludici e spazi urbani nel centro storico di Palermo

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2026

A partire dall’esperienza del gioco urbano Il libro di Cagliostro, l’articolo esplora il potenziale degli approcci ludici per la geografia. Il gioco, ispirato al format della cena con delitto ma trasposto in spazi outdoor, è stato concepito come un dispositivo sperimentale capace di intrecciare narrazione, performance e attraversamento urbano. Il contributo mette in evidenza il ruolo perturbativo del gioco negli spazi urbani, mostrando come esso sia in grado di interrompere le routine quotidiane, rendere visibili norme implicite e attivare letture alternative dei luoghi. In questa prospettiva, lo spazio outdoor non viene considerato come semplice scenario dell’azione ludica, ma come elemento attivo e poroso, che interagisce con il gioco e ne condiziona gli esiti, rafforzando una geografia pubblica attenta alle dimensioni relazionali, affettive e performative dello spazio.

Cecilia Pasini, Panos Bourlessas, Nicola Giorgio

Rappresentare l’outdoor urbano: esperienze artistico-geografiche intime con il parco delle Cascine di Firenze

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2026

Il contributo indaga le geografie affettive del parco delle Cascine di Firenze tramite una sperimentazione metodologica, opponendosi alla stigmatizzazione discorsiva che appiattisce l’immagine pubblica del parco su narrazioni connesse all’insicurezza. Attraverso la vis-à-vis – un dispositivo artistico-geografico per l’ascolto e il disegno – la ricerca ha generato una ‘micro-atmosfera’ intima, attuando una sperimentazione geografica utile a far emergere prospettive soggettive e situate sul parco. La sperimentazione rivela un presente molteplice che sfida lo stigma sulle Cascine: se la sicurezza emerge come istanza di cura e gestione, la connessione con la natura svela il valore del parco per la vita urbana, colto nella sua dimensione più-che-umana quotidiana e ordinaria. I risultati dimostrano come la vis-à-vis, in quanto apparato metodologico performativo, riesca a scardinare le rappresentazioni top-down, facendo emergere pratiche, percezioni e memorie situate e soggettive che restituiscono alle Cascine la loro natura di spazio pubblico vitale e libero.

Giada Peterle

Geografie creative della cura: percorsi geo-artistici di urban caring by curating

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2026

È possibile prendersi cura dello spazio urbano attraverso pratiche geo-artistiche? Il contributo indaga le contaminazioni possibili tra geografie della cura, creative turn e mobility humanities, attraverso l’esperienza di curatela di una residenza d’artista nel contesto dell’area Stazione di Padova. Le riflessioni emerse sul campo si intrecciano con il dibattito geografico sull’urban caring, permettendo di tenere insieme la dimensione estetica ed etica delle pratiche di caring by curating. Attraverso un approccio processuale che osserva la realizzazione di due opere d’arte permanenti nello spazio pubblico, emerge una riflessione sul ruolo ‘pubblico’ della geografia, che interpreta le azioni geo-artistiche come forme di “politics in action” (Hawkins, 2011). La ‘curatela’ si configura come pratica capace di ‘prendersi cura’ di città e abitanti, attraverso interventi artistici context-specific.

Il contributo analizza street art e scritture urbane come pratiche performative capaci di ridefinire lo spazio pubblico e ampliarne la dimensione politica. Inserito nel quadro delle geografie sperimentali e della geografia sociale, l’articolo interpreta i segni urbani come atti contestualizzati che producono visibilità, conflitto e partecipazione oltre i canali istituzionali. La ricerca combina un percorso teorico con un sondaggio esplorativo realizzato a Roma tra il 2024 e il 2025 (233 questionari), volto a indagare le percezioni ordinarie di street art e graffiti. I risultati mostrano una gerarchia simbolica tra pratiche legittimate e stigmatizzate, ma confermano che anche i segni controversi contribuiscono alla costruzione politica dello spazio pubblico.

Silvia Aru, Arianna Locatelli, Luca Ramello

Racconti dal confine italo-francese: disegni e parole di migrazione (d)a Oulx

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2026

Questo articolo presenta un insieme inedito di disegni e scritte lasciato da persone in transito al Rifugio Fraternità Massi di Oulx, al confine italo-francese, un contesto attraversato da una delle principali rotte migratorie irregolari dell’Unione Europea. Il contributo propone un’analisi di questi materiali sviluppata attraverso un laboratorio didattico nell’ambito dell’insegnamento universitario in Critical migration studies dell’Università e del Politecnico di Torino. Da un punto di vista teorico, il lavoro intende portare nel dibattito italiano il tema delle ‘tracce migratorie’, ampiamente discusso in ambito anglofono, mostrando il potenziale conoscitivo di tali tracce per la geografia delle migrazioni. Attraverso il focus sulle tracce migratorie e la loro analisi, l’articolo offre uno sguardo dal basso sui percorsi migratori verso e attraverso l’Europa.

Il contributo analizza il ruolo della modalità di arrivo a Genova nella costruzione della percezione del paesaggio urbano e costiero tra XVII e XIX secolo, attraverso un corpus di fonti odeporiche francofone. L’obiettivo è verificare in che modo il viaggio via mare, via terra o successivamente in ferrovia abbia influenzato la rappresentazione della città e delle Riviere liguri. Il lavoro si inserisce nel quadro degli studi sul paesaggio come costruzione culturale e utilizza un approccio geo-storico e comparativo alla letteratura di viaggio. L’analisi mostra come l’ingresso dal mare abbia assunto un ruolo privilegiato nella formazione di immagini ricorrenti e topoi percettivi condivisi, mentre l’avvento della ferrovia abbia modificato profondamente le modalità di fruizione del paesaggio. Le conclusioni riflettono inoltre sulle trasformazioni contemporanee del waterfront genovese e sulla possibile perdita del punto di vista marittimo nella percezione della città.

Maria Antonietta Clerici

Impianti fotovoltaici a terra e occupazione di suoli agricoli di elevata qualità: il caso dell’Emilia-Romagna

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2026

Lo studio indaga la diffusione degli impianti fotovoltaici a terra (IF-T) nelle aree agricole dell’Emilia-Romagna, regione ad alta vocazione agroalimentare. L’attenzione è rivolta non solo all’estensione degli impianti, ma soprattutto alla qualità dei suoli coinvolti, valutata attraverso la carta regionale della capacità d’uso (classificazione USDA). I dati sulla localizzazione degli IF-T nel 2025 sono integrati in ambiente GIS con quelli sulle destinazioni d’uso pregresse e sulla capacità d’uso dei suoli, per valutare il grado di occupazione dei terreni di classe I e II, i più pregiati. Emerge una rilevante presenza di piccoli impianti in pianura e uno sfruttamento intenso dei suoli migliori, soprattutto nei comuni intermedi. Il lavoro evidenzia i limiti di criteri localizzativi basati solo su distanze e tutele settoriali e suggerisce di introdurre un criterio pedologico nella definizione delle aree idonee per gli IF-T, per conciliare transizione energetica e tutela del capitale pedologico.

Daniela Morpurgo

La casa è ‘chiusa’? Geografie dello stigma all’incontro di ‘abitare’ e lavoro sessuale

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2026

Il contributo discute cosa significa ‘abitare’ dalla prospettiva di chi fa lavoro sessuale. L’obiettivo è duplice: da un lato si vuole ricollocare il discorso sulla prostituzione, ampliando gli spazi attraverso cui esso viene letto. Dall’altro adottando il sex work come prisma si vogliono mettere in discussione i presupposti escludenti insiti nel sistema abitativo, evidenziando come la casa sia un luogo centrale per la manifestazione e la riproduzione dello stigma.

Carolina Pascali, Andrea Zinzani

Conservazione conviviale, ecomusei e comunità di pratica: il caso dell’Ecomuseo delle Erbe Palustri di Villanova

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2026

Nell’ambito del dibattito geografico e delle scienze sociali sul patrimonio, da alcuni anni gli ecomusei sono stati analizzati come realtà socio-spaziali multidimensionali implicanti vari aspetti, da quello comunitario ed educativo fino a quello socio-politico e ambientale, rivelandosi spesso promotori di narrazioni e pratiche in grado di trascendere la visione dualistica che contrappone società e natura. Riflettendo su un necessario superamento di tale dualismo e attraverso un dialogo tra il dibattito sulla conservazione conviviale e i critical heritage studies, questo contributo mira a riflettere sugli eventuali presupposti per lo sviluppo di visioni di gestione conviviale nell’ecomusealità concentrandosi sul contesto patrimoniale dell’Ecomuseo delle Erbe Palustri di Villanova di Bagnacavallo (Ravenna). L’adozione di una prospettiva etnografica ha permesso di analizzare le strategie messe in atto dalla comunità ecomuseale e da altri attori coinvolti nelle dinamiche di trasformazione del territorio, rivelando le possibilità, e soprattutto i limiti, implicati nel tentativo di sostanziare uno scenario di convivialità a livello territoriale.

maria rita serio

Evoluzione Teorica nello studio delle Emozioni: dal Core Affect ai modelli semiotici contemporanei

RIVISTA DI PSICOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2026

L’esperienza emotiva rappresenta un fenomeno multidimensionale che interseca processi cognitivi, somatici e socioculturali. Il presente contributo propone un’analisi sistematica dell’evoluzione delle teorie psicologiche delle emozioni, tracciando una traiettoria dalle formulazioni classiche fino ai modelli contemporanei. Vengono esaminate criticamente tre prospettive teoriche principali: il modello dimensionale del core affect (Russell, 1980, 2003), la teoria costruttivista psicologica (Barrett, 2017) e l’approccio gerarchico delle neuroscienze affettive (Panksepp, 1998; 2014).

L’articolo esamina convergenze teoriche, divergenze epistemologiche ed evidenze empiriche a supporto di ciascun framework, evidenziando come queste prospettive abbiano progressivamente ridefinito la comprensione dell’affettività. Nella sezione conclusiva viene, inoltre, introdotto il modello della Pertinentizzazione Affettiva (APER; Salvatore et al., 2024), che, prendendo le mosse dalla teoria semiotica di Valsiner (2007; 2014) concettualizza l’affettività come processo semiotico primario di costruzione di senso. L’analisi comparativa evidenzia come diverse prospettive, pur partendo da assunti epistemologici differenti, convergono nel riconoscere la natura processuale, multilivello e contestualmente situata dell’esperienza emotiva, con rilevanti implicazioni per la ricerca di base e l’intervento clinico.

Valentina E. Di Mattei, Francesca Gatti, Antonio Catarinella

Reframing Mental Health Governance in Italy: Psychological Competencies and Third Sector In-tegration in the PANSM

RIVISTA DI PSICOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2026

The Italian National Action Plan for Mental Health 2025-2030 promotes a broader view of mental health, with greater attention to prevention, continuity of care and community-based services. However, there is still a gap between this vision and the way the Plan is expected to be implemented. The proposed system remains strongly centered on specialist and psychiatric services, while psychological support, early intervention and prevention in everyday settings receive less attention. This contribution focuses on the role that third sector Organizations can play in addressing this gap. Voluntary associations, social cooperatives and user-led organizations are often closely connected to local communities and can reach people who may struggle to access formal services. Their work can support early recognition of distress, reduce stigma and help maintain continuity between care and daily life. Yet the Plan still tends to describe the third sector mainly as a provider of services rather than as an active partner in planning and decision-making. To make its community-oriented vision more concrete, stable forms of collaboration with these organizations are needed, together with stronger psychological expertise and greater investment in prevention.

The National Plan for Mental Health for the period 2025-2030 is a significant and ambitious document that addresses major mental health challenges in Italy. Is it too ambitious? Is it fully realizable? What are the biggest issues and obstacles to its full implementation? In this short paper, I will propose a series of potential problems and offer recommendations for addressing and mitigating them.

 

La crescente domanda di supporto psicologico nelle società contemporanee evidenzia la necessità di ripensare gli attuali sistemi di salute mentale. Questo contributo esamina le implicazioni del Piano d’Azione Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030, mettendone in luce il passaggio verso una concezione più ampia e multidimensionale della salute mentale. In tale prospettiva, il benessere psicologico è concepito non semplicemente come assenza di disturbo, ma come componente strutturale del funzionamento complessivo della persona e determinante fondamentale della salute fisica, della qualità della vita e della partecipazione sociale.

Muovendo dalle evidenze della letteratura internazionale, il contributo sostiene che gli attuali modelli di servizio - prevalentemente orientati ai disturbi gravi, alla gestione delle fasi acute e al trattamento farmacologico - risultano solo parzialmente adeguati a rispondere ai bisogni emergenti, oggi sempre più diffusi, meno riconducibili a categorie diagnostiche e profondamente radicati nei contesti della vita quotidiana. Particolare attenzione è dedicata all’“area intermedia” tra benessere e malattia mentale, nella quale si collocano molte delle forme di disagio contemporaneo e che spesso rimane priva di risposte adeguate.

Il contributo propone una prospettiva sistemica fondata sull’integrazione di due reti complementari: un sistema di cura della salute mentale, orientato alla diagnosi e al trattamento, e un più ampio sistema per il benessere psicologico, finalizzato alla prevenzione, alla promozione delle risorse personali e al sostegno nei contesti di comunità. In questa prospettiva, il benessere psicologico viene interpretato come un’“infrastruttura immateriale” che sostiene la salute, la coesione sociale e la sostenibilità economica.

Il passaggio da un modello centrato sulla malattia a un modello integrato e multilivello viene presentato come una condizione necessaria per rispondere efficacemente alle sfide del presente. Rafforzare le competenze psicologiche all’interno dei sistemi pubblici e dei contesti della vita quotidiana rappresenta pertanto non solo una priorità clinica, ma anche un investimento strategico per la resilienza e la sostenibilità delle società.