RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105741 titoli

Il testo prende in considerazione il contributo fornito dagli studi di Alain Touraine per la costruzione di una sociologia dell’organizzazione del lavoro. In primo luogo, la ricerca sulle diverse fasi tecnologiche svolta presso lo stabilimento di Billancourt della Renault ha reso evidente la complessità dell’organizzazione del lavoro come oggetto di studio, mostrando come in ogni singola fase si strutturano intorno alla tecnologia il sistema delle qualifiche professionali, le caratteristiche del lavoro svolto o i rapporti sul luogo di lavoro, sia quelli tra pari sia quelli gerarchici, fino al valore attribuito socialmente al lavoro. Le proposte più generali avanzate in seguito con la sua sociologia dell’azione sono poi utili ad una lettura della organizzazione del lavoro come posta in gioco nei conflitti. Alla luce di questi contributi l’analisi si sofferma infine sulle caratteristiche della organizzazione del lavoro in presenza della tecnologia informatica

Antonio Famiglietti

La sociologia del conflitto che Touraine rende possibile

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 170 / 2024

L’articolo ha l’obiettivo di mostrare la fecondità analitica del lavoro di Touraine per lo studio del conflitto. Svolge questo compito in due riprese: nel secondo paragrafo si dedica alla concettualizzazione di Touraine sul movimento operaio, ponendolo in relazione con le controversie storiografiche relative soprattutto alla Gran Bretagna dell’Ottocento e dei primi del Novecento, mentre nel terzo si occupa del dibattito che si sviluppa intorno ai movimenti più recenti, dai c.d. nuovi movimenti sociali alle mobilitazioni in varie aree del mondo nei primi decenni del nostro secolo. Ma, nel valutare il contributo di Touraine allo studio del conflitto, non si può ignorare la divaricazione di approcci teorici che esiste in questo campo della sociologia. Nel primo paragrafo, infatti, l’articolo prende in considerazione l’altro paradigma nello studio del conflitto, originatosi negli Stati Uniti. Argomenta sulla sua unitarietà, ne sottolinea le differenze con l’approccio azionalista e avanza anche una ipotesi sulla genealogia della biforcazione.

This article analyses the emergence of a new political generation of progressive activists in the U.S. since 2008, and documents their growing engagement in labor organizing. It is argue that this development has inverted the dynamic Alain Touraine wrote about in the 1980s: rather than the new social movements learning from the traditional workers’ movement, activists with experience in those movements are building on those political experiences to revitalize and transform the labor movement. I also suggest that this new political generation may embody the ‘return of the actor’ that Touraine envisioned in the 1980s.

Olivier Cousin

Work in Touraine, a social issue

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 170 / 2024

This article sets out to analyse the singular place Touraine gave to work in the construction of his sociology. Firstly, work is at the heart of societies, the very thing on and around which social and political life is organised. Then, on a second level, it is the stage on which issues of identity recognition and the struggle for equality and dignity are played out. In both cases, a sociology of work means proposing a general framework for understanding society.

Michel Wieviorka

Lavoro, movimenti sociali e politica. A ripartire da Alain Touraine

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 170 / 2024

L’articolo esplora l’evoluzione del lavoro e dei conflitti sociali, con particolare attenzione al pensiero di Alain Touraine. I conflitti, elementi chiave nello sviluppo sociale, variano secondo il modello di società: industriale, post-industriale, nazionale o istituzionale. Il lavoro, un tempo centrale nella coscienza operaia e nei movimenti sociali, ha perso la sua posizione storica preminente, riflettendo il declino della sinistra, incapace di rispondere a nuove realtà post-industriali. La democrazia emerge come unica strada per conciliare diversità sociale e coesione, ma la crisi della sinistra, divisa e indebolita, è aggravata dall’ascesa di movimenti populisti e dall’erosione di ideali storici. Alla luce di queste riflessioni, l’articolo pone l’accento sul processo di rinnovamento della sinistra attraverso nuovi movimenti sociali, proponendo un equilibrio tra bisogni sociali, questione ambientale e identità individuali.

Bianca Beccalli, Guglielmo Meardi, Paola Rebughini

La “posta in gioco” nei conflitti di lavoro: l’eredità di Alain Touraine

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 170 / 2024

Il riemergere dell’attenzione sociologica sui conflitti di lavoro rivela non solo la presenza di nuovi e vecchi attori e nuove e vecchie forme di espressione, ma anche diversi contenuti. La traiettoria della sociologia tourainiana offre spunti per studiarne i diversi contenuti come “posta in gioco”, corrispondente a tre fasi che si sovrappongono: organizzazione del lavoro e labour process; nuove identità collettive e coalizioni con nuovi movimenti sociali; soggettività e diritti individuali. Con riferimento ai contributi in questo numero speciale, si rivisita la rilevanza internazionale di questo approccio interpretativo.

Cinzia Vanda Miniotti, Lucia Spada

Devianza minorile: realtà, sostegno, desistenza

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2024

L’articolo riprende, ricomponendole in una sintesi originale, alcune riflessioni tratte dalle relazioni presentate al Convegno “Adolescenza e criminalità: l’intervento giudiziario e la devianza minorile tra archetipi, miti e realtà” organizzato a Genova dalla Sezione ligure dell’Aimmf il 6 ottobre 2023. Nei mesi precedenti si erano svolte le proiezioni di due film, il cui tema era legato alla deprivazione e alla devianza minorile, con discussione aperta al pubblico, i cui risultati hanno ispirato i temi del convegno.

Le differenti forme di incapability e di deprivazione degli adolescenti che commettono reato richiedono ai servizi della giustizia e della comunità territoriale di implementare sinergie generative per integrare gli interventi psico-socio-educativi classici con il paradigma riparativo e con proposte esperenziali inconsuete per i ragazzi. L’obiettivo è quello di sostenere e accompagnare gli adolescenti a uscire dalle loro zone di confort, dove ripetono comportamenti a rischio di strutturarsi in termini devianti anche per l’incapacità di immaginarsi pensieri e azioni alternativi, L’Ufficio di Servizio sociale di Brescia da tempo si sta ponendo al centro delle reti territoriali per offrire esperienze di trekking di gruppo, di welfare culturale, di giochi collettivi e di giustizia riparativa.

Siamo davanti a un significativo aumento degli arresti e del numero dei minori che sono costretti in una condizione detentiva. A latere di questo dato oggettivo, abbiamo ritenuto opportuno raccontare, attraverso la parola di chi svolge questo lavoro quotidianamente con impegno e professionalità, l’istituto penale per i minorenni nella sua funzione rieducativa, per sottolineare come tale obiettivo richieda dignità nella custodia, risorse economiche e culturali per rendere concreti i progetti riabilitativi e promozione dei diritti come caposaldo della funzione di ogni comunità educante.

L’articolo guarda all’attuale impianto del sistema cui afferiscono i servizi minorili dell’amministrazione della giustizia e, assumendo come perimetro di analisi lo specifico ambito dell’Ufficio servizio sociale minorenni di Ancona, solleva alcuni interrogativi rispetto all’efficacia delle sue peculiari metodologie di intervento a fronte dei mutamenti che negli ultimi anni stanno interessando il mondo della devianza giovanile. L’analisi tenta di focalizzare fatiche e fonti di pressione di cui è investito il sistema penale minorile in rapporto alle trasformazioni avvenute e in atto sulla spinta dei nuovi scenari demografici, sociali ed economici, che hanno profondamente ridisegnato la realtà in cui si muovono gli adolescenti autori di reato e, di riflesso, il profilo di una non trascurabile parte di essi.

Federica Brunelli

La giustizia riparativa nel processo penale minorile: ricostruire la fiducia

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2024

Il contributo intende soffermarsi sulla funzione della giustizia riparativa all’interno del diritto, in connessione con l’esperienza realizzata in Italia da più di trent’anni con particolare riguardo al contesto minorile. Partendo dal decreto legislativo n. 150/2022 e dal suo linguaggio ci si sofferma sull’importanza della nuova legge sulla giustizia riparativa, per comprendere come questo modello complementare alla giustizia penale tradizionale riesca a ricondurre all’interno del diritto una dimensione fiduciaria. Si cerca di analizzare quali siano le modalità e gli strumenti attraverso cui la giustizia riparativa promuove un lavoro positivo sulla ricostruzione della fiducia interpersonale e sulla riaffermazione della dimensione fiduciaria che caratterizza la sostanza delle norme.

La giustizia riparativa poggia la sua validità sulla valorizzazione della profonda complessità relazionale su cui si struttura la sua stessa realtà operativa. La relazione nelle sue molteplici forme (tra autore e vittima, con gli operatori, con la comunità) rappresenta infatti uno degli elementi chiave della giustizia minorile, sia nel suo procedere sia nel suo esitare. Nel presente contributo, l’attenzione è posta in particolare sul legame che unisce i giovani entrati nel circuito giudiziario con gli operatori dei servizi predisposti alla funzione/attività riparativa (per esempio, gli educatori delle comunità e/o dei centri diurni polifunzionali, gli operatori del terzo settore e gli impiegati di Ussm e Cpa). Dopo una breve presentazione delle tappe normative della giustizia riparativa in Italia, vengono riportati i risultati di una ricerca qualitativa realizzata nel territorio di Napoli, coinvolgendo complessivamente 58 operatori appartenenti al mondo delle comunità, degli uffici istituzionali e del mondo associazionistico del terzo settore. Dall’analisi delle interviste condotte è emerso come i principi riparativi assumano sostanza nei processi relazionali tra operatori e utenti, in uno spazio in cui l’adulto possa porsi generativamente come modello positivo.

Micol Trezzi, Alfio Maggiolini

Reati sessuali minorili e messa alla prova

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2024

I reati sessuali sono tra i più gravi tra quelli commessi da adolescenti. Recenti modifiche legislative hanno escluso l’applicazione della messa alla prova in relazione a determinate tipologie di reato, tra le quali la violenza sessuale di gruppo commessa ai danni di persona di minore età. Nella prospettiva di interventi efficaci nel ridurre i rischi di recidive, la messa alla prova può avere un’importante funzione preventiva in adolescenza, anche per i reati sessuali. Nella maggior parte dei casi, infatti, gli autori di questi reati sono anche autori di altri tipi di reati minorili, che continueranno a beneficiare della messa alla prova. Più raramente i reati sessuali sono il frutto di una particolare immaturità o di gravi disturbi che possono comunque beneficiare di una valutazione precoce e di un percorso di supporto psicologico che può servire a ridurre i rischi di recidiva.

Alfio Maggiolini, Alice Leoni, Maria Martino

Casi difficili di “in messa alla prova”

MINORIGIUSTIZIA

Fascicolo: 2 / 2024

Più dell’80% dei percorsi di messa alla prova si conclude con un esito positivo, ma vi sono casi particolarmente complessi, in cui l’intervento del sistema penale va incontro a un vero e proprio logoramento. Questi casi non solo hanno un esito negativo, ma richiedono anche enormi risorse, per il numero di operatori e Servizi coinvolti e per gli elevati costi economici degli inserimenti in comunità e in carcere. Un’indagine su 12 casi difficili in messa alla prova presi in carico presso l’Ussm di Milano ha evidenziato che queste difficoltà non dipendono tanto dal tipo di reato, da una situazione di delinquenza strutturata o dalla gravità di disturbi psichiatrici, ma che nelle storie di questi minori sono centrali la mancanza di una fiducia di base e le ansie di abbandono, che sono radicate in esperienze avverse infantili e in situazioni famigliari multiproblematiche. In questi casi perseguire nei progetti di messa alla prova obiettivi di autonomia, responsabilizzazione e riparazione potrebbe non essere una strategia adeguata, mentre potrebbe essere più utile cercare di costruire una relazione di fiducia e individuare le modalità per costruire un senso di stabilità anche per il futuro.