Sebbene le competenze digitali dei professionisti risultino ancora piuttosto limitate, gli strumenti tecnologici introdotti in emergenza sono stati, almeno in parte, mantenuti e integrati in modo strutturale nell’ambito operativo del sociale anche oltre la fine dell’emergenza. La digitalizzazione nel lavoro sociale è influenzata anche dal contesto esterno, e gli elementi sociali e tecnici all’interno delle organizzazioni sono interconnessi, modellando la funzionalità di un’organizzazione. L’implementazione tecnologica emerge attraverso processi complessi e l’interazione di molteplici fattori contrastanti, tra i quali assume particolare importanza il ruolo degli utilizzatori della tecnologia. Nell’ambito di una ricerca più ampia sul cambiamento nei servizi sociali, si è indagato il tema della digitalizzazione nell’esperienza lavorativa degli assistenti sociali, con particolare riferimento alle modalità che sono state esperite, al pensiero che essi hanno circa le potenzialità e i rischi di questa evoluzione tecnologica, anche oltre l’emergenza. L’indagine è stata condotta mediante intervista a diciannove assistenti sociali e a un dirigente non assistente sociale. Si è scelto l’ambito dei servizi sociali di Comuni di dimensioni varie e dislocati in diverse Regioni. Ogni intervistato ha individuato sia aspetti positivi sia negativi della digitalizzazione, senza posizioni polarizzate in un senso o nell’altro. Ciò è prova della complessità e delicatezza metodologica, etica e deontologica delle questioni connesse all’adozione di questa nuova tecnologia nei servizi sociali, questioni che meritano di essere ancora studiate e discusse dalla comunità professionale e dall’intero sistema di welfare.