RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105574 titoli

Chiara Gius, Antonella Mascio

Violenza di genere e tecnologie: ripensare le disuguaglianze nell’era digitale

SOCIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE

Fascicolo: 70 / 2025

Digitalisation, platformisation and AI are reshaping everyday life and amplifying inequalities in access, skills and participation. Within this context, technology-facilitated gender-based violence emerges as a systemic phenomenon rooted in socio-technical infrastructures and gendered power relations. This introduction outlines key conceptual challenges, research gaps and the need for interdisciplinary approaches to address cyber-VAWG.

Amedeo Argentiero

Criptovalute e sovranità monetaria: tra innovazione, rischio e regolamentazione

DE IUSTITIA ET IURE

Fascicolo: 2 / 2025

Le criptovalute rappresentano una delle più radicali innovazioni dell’economia contemporanea, ma anche una sfida alla sovranità monetaria e alla stabilità finanziaria globale. Il contributo analizza la natura e il funzionamento delle criptovalute, la loro volatilità strutturale e le implicazioni macroeconomiche e geopolitiche connesse alla disintermediazione finanziaria. Distinguendo tra la componente speculativa delle criptovalute e il potenziale innovativo della tecnologia blockchain, l’articolo mette in luce come la governance internazionale e la regolazione europea possano trasformare un esperimento anarchico in un’opportunità di modernizzazione economica. La tecnologia, di per sé neutra, diviene fattore di rischio o di progresso a seconda del quadro istituzionale entro cui è inserita.

 

L’autore analizza la disciplina sanzionatoria, nazionale ed europea, relativa alle frodi e alle falsificazioni dei mezzi di pagamento diversi dal denaro contante, partendo dalla constatazione del crescente interesse delle organizzazioni criminali per il mercato finanziario delle monete digitali. Codeste organizzazioni sono in grado di trasformare capitali acquisiti illecitamente in criptovalute, le quali rendono molto difficile la tracciabilità. L’autore rileva le difficoltà del sistema processualpenalistico a fronteggiare tali illeciti, soprattutto con riguardo alla ricerca dei mezzi di prova, e auspica un intervento maggiormente incisivo da parte del legislatore, anche a livello europeo, che garantisca un maggiore spazio di intervento del Pubblico Ministero nel corso delle indagini.

L’Autore svolge, alla luce dell’entrata in vigore su sollecitazione europea di novità legislative in materia di reati informatici, alcune riflessioni relative all’esigenza di tutela penale di beni giuridici di nuova o nuovissima generazione, rispetto a tradizionali e innovative forme di aggressione. Nel considerare questi beni come espressione altresì di inedite forme di manifestazione dei diritti fondamentali, si propone, in particolare, di trovare un fil rouge tra le proteiformi definizioni di “cybersecurity”. Di quest’ultima è suggerito un concetto “sostanziale” e “prepositivo” in modo tale che esso possa costituire parametro razionale di orientamento delle scelte anche di politica criminale, ma nella consapevolezza di un necessario e costante dialogo fra discipline. La scienza e il sapere tecnologico dovrebbero influenzare il diritto, in un’ottica di interazione reciproca per la comprensione dei diversi linguaggi.

L’Autore analizza il delitto di bancarotta impropria da reato societario (artt. 223, comma 2, n. 1 L. Fall.. e 329, comma 2, lett. a CCI). Si tratta della figura di raccordo tra il diritto penale concorsuale e il diritto penale societario. Con tale autonomo titolo delittuoso il legislatore ha equiparato, sul piano sanzionatorio, alla bancarotta fraudolenta la commissione di una serie di illeciti penalsocietari seguiti dal fallimento ovvero dalla liquidazione giudiziale della società.

La figura criminosa è stata riformulata dal d.lgs. n. 61 del 2002, tramite il quale il legislatore ha previsto un collegamento causale tra i reati societari richiamati nella fattispecie e il dissesto della società. Si è trasformato perciò il previgente illecito di pericolo in un delitto con evento di danno, nel quale il dissesto rappresenta appunto l’evento naturalistico.

Il nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ha confermato integralmente la configurazione originaria, sostituendo unicamente il riferimento alla procedura fallimentare con quella relativa alla liquidazione giudiziale.

Emanuele Stabile

La crisi d’impresa e la sua prevenzione: gli adeguati assetti

DE IUSTITIA ET IURE

Fascicolo: 2 / 2025

La nozione di crisi è stata introdotto nel nostro ordinamento solo con il D. Lgs. 14/2019 s.m.i. e ha già subito diverse modifiche. La corretta definizione di cosa si intenda per crisi è fondamentale per intercettare i primi segnali di squilibrio economico finanziario e patrimoniale ed evitare il dissesto. A tal fine gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili svolgono un ruolo fondamentale. Nel presente lavoro, innanzitutto, si analizzerà la nozione di crisi ripercorrendone l’evoluzione storica. In secondo luogo, si analizzeranno gli adeguati assetti. Infine, si rifletterà criticamente su alcuni aspetti rilevanti della nozione di crisi e sugli adeguati assetti.

La dimensione temporale in psicoterapia costituisce una variabile multilivello, intrinsecamente connessa all’identità soggettiva, alle dinamiche relazionali e alla struttura del setting clinico. In occasione del cinquantennale della nascita dell’IIPR, una riflessione epistemologica e clinica sul tempo si rivela necessaria, sia per ripercorrere l’evoluzione storica delle pratiche terapeutiche sia per delineare prospettive future. Questo articolo esamina il tempo come costrutto soggettivo e intersoggettivo, modulato da condizioni psicopatologiche (ansia, depressione) e riconfigurato attraverso il processo terapeutico. Attraverso una sintesi critica della letteratura scientifica e clinica, si dimostra come ogni soggetto porti in terapia una propria “organizzazione temporale” e come la psicoterapia agisca da catalizzatore per una riorganizzazione funzionale della temporalità, integrando passato, presente e futuro in una narrazione coesa. Si sottolinea inoltre come il tempo, in quanto entità fisica relativa, influenzi sia il paziente che il terapeuta, quest’ultimo condizionato dalla fase del proprio ciclo vitale e dall’esperienza professionale accumulata.

Barbara Coacci

La moltitudine dei due: terapia individuale sistemica tra teoria, creatività e pratica clinica

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

Nell’ambito della Terapia Individuale Sistemica, l’autrice propone una modalità di lavoro, ancora in fase di sperimentazione, che tenta di connettere il funzionamento del mondo interno del paziente alle sue dinamiche familiari. In particolare, viene proposto l’utilizzo combinato delle carte Dixit, dello scenogramma relazionale e di un’immagine metaforica per favorire l’integrazione delle parti interne del paziente e, in ultima analisi, migliorare il suo funzionamento a livello relazionale.

Sergio Lupoi, Claudia Agostino, Sara Ricciardi

Chi e che cosa serve per fare una terapia di gioco con le famiglie? Tre concetti

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

Gli autori, a partire dalla loro esperienza nel Centro Clinico SIPRES “Giochiliberatutti”, presentano il loro modo di usare il gioco come strumento psicoterapeutico privilegiato. Attraverso un esempio clinico mostreranno il metodo proposto, che si basa sull’apprendimento creativo organizzato in fasi cicliche di Mitchel Resnick.

Federica Seravelli, Cecilia Caravaggi, Maria Luisa Iervolino

Terapia sistemica e popolazione LGBTQIA+

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

Nonostante siano passati circa quarant’anni dall’eliminazione della diagnosi di omosessualità all’interno del DSM da parte dell’APA, e anche se oggi la popolazione LGBTQIA+ viene accolta in modo più adeguato in ambito clinico, sembra ancora necessario incrementare le competenze, il linguaggio e l’aggiornamento dei clinici. Nell’ultimo decennio varie realtà italiane ad approccio sistemico-relazionale si stanno interrogando sulla necessità di una formazione specifica, viste le richieste sempre più numerose da parte di famiglie omogenitoriali, di coppie con persone LGBTQIA+ e di famiglie e individui che affrontano la fase del ciclo vitale del coming-out e non solo. Il concetto di famiglia e di coppia ha subito profonde trasformazioni, rispecchiando una realtà sociale e affettiva sempre più complessa. Questi cambiamenti ispirano gli studiosi del sistema familiare a un approfondimento, e soprattutto a un aggiornamento delle nuove forme di famiglia e di coppia e delle relative nuove dinamiche. Gli studi più attuali sottolineano che le risorse a cui le persone LGBTQIA+ possono attingere per salvaguardare la loro condizione di benessere psicologico riguardano il sostegno familiare e l’accettazione sociale. L’intervento del terapeuta sistemico sembra, quindi, necessario e indispensabile per contribuire alla salute mentale delle persone appartenenti alla comunità e del sistema a cui appartengono.

Michaela Mortera, Fabiola Sperandini

“Perché non io?”: Ilcomplesso incastro relazionale dei siblings all’interno delle famiglie con disabilità

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

La stanza di terapia spesso mette in luce come siano molteplici i fattori che determinano il tipo di relazione tra genitori e figli e come questi condizionino il rapporto tra fratelli. Nella famiglia con figli disabili sono evidenti questi stessi fattori, la cui specifica declinazione risente però dell’impatto che la disabilità ha sulla storia familiare. Tali elementi influenzano le modalità relazionali del sistema e incidono sulla relazione tra fratelli al punto da determinare anche, nel sottosistema stesso, chi sostituirà il genitore nel ruolo di caregiver del fratello malato. L’articolo nasce dalla volontà di mettere in luce tali dinamiche, partendo da due casi in cui il rapporto tra il fratello cosiddetto “sano” e la persona con disabilità possono essere caratterizzati da aspetti di ipercoinvolgimento o disimpegno totale. La scelta dei casi da inserire nell’articolo è frutto del supportivo e sinergico confronto fra due colleghe, che condividono non solo la tipologia di formazione e l’esperienza didattica, ma anche l’attività professionale in larga misura rivolta a persone e famiglie con diversa abilità.

Laura Compagnucci

Il processo di cura della disabilità all’interno del sistema familiare

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

Nel lavoro psicoterapeutico e all’interno della presa in carico multidisciplinare riabilitativa, la cornice teorica sistemico-relazionale permette di guardare la famiglia con disabilità nella complessità di ogni individuo all’interno del suo mondo intra e interpersonale. Il lavoro in équipe consente di progettare interventi efficaci su più livelli senza tralasciare le parti sane del paziente. L’intervento psicologico ha molteplici obiettivi: l’assor¬bimento del trauma, l’elaborazione dei vissuti di perdita di ogni singolo individuo e della coppia genitoriale, l’attivazione di processi creativi per cercare soluzioni mai definitive, ma compensative e riabilitative. Il terapeuta diventa promotore di resilienza, ristruttura modelli comportamentali e relazionali, fa emergere le risorse interne ed esterne alla famiglia a vantaggio della qualità di vita di ogni membro. Rinforzare la resilienza significa favorire un migliore adattamento alla nuova condizione, alleviare gli effetti dello stress e mantenere un adeguato stato di salute mentale. Il lavoro terapeutico sostiene il processo evolutivo di ogni individuo nell’ottica dell’inclusività necessaria a favorire la “generatività” e l’integrazione psichica di ogni soggetto coinvolto.

I disturbi dell’alimentazione sono patologie complesse, non c’è ambito da quello organico, a quello psicologico-sociale, psichiatrico, fino all’interiorizzazione dei modelli culturali che si possa trascurare nel loro trattamento. Ciò richiede una risposta terapeutica interdisciplinare che si sostanzia di diverse figure professionali capaci di integrare competenze specialistiche nel processo diagnostico terapeutico e di dare vita a una progettualità condivisa e contrattata più volte nel tempo. L’articolo intende riflettere sul contributo che il pensiero sistemico apporta nel praticare l’interdisciplinarietà: complessità, circolarità, riflessività, trovano applicazione nel lavoro condiviso di aiuto. La capacità di stare nella relazione usando sé stessi e gli altri, permette inoltre al terapeuta sistemico di muoversi tra vari contesti interattivi (utente, famiglia, équipe, altri sistemi di cura), avventurandosi nel lavoro coordinato in contesti allargati, gestendo la complessità, integrando linguaggi multipli, attenzionando i processi e valorizzando le relazioni che li rendono evolutivi.

Carmelo Panebianco, Lidia Manganaro, Paola Siracusano, Michela Panebianco

Il sintomo come alleato: le funzioni del sintomo

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

Panebianco, Manganaro e Siracusano (2022) hanno definito il sintomo come un comportamento irrazionale, involontario e inconsapevole, ma, soprattutto, inefficace al fine di produrre un cambiamento. Esso, pertanto, contiene in sé un aspetto di mantenimento (funzione morfostatica del sintomo) e uno di cambiamento (funzione morfogenetica del sintomo). Unitamente a questi due aspetti, nel comportamento sintomatico è possibile rintracciare un aspetto simbolico/metaforico (aspetto metaforico del sintomo). Nell’articolo viene proposto un modello per facilitare l’individuazione delle funzioni del sintomo. A tale scopo, verrà illustrato un caso clinico.

Fabiola Sperandini, Laura Vitaloni

Creatività e formazione: il gruppo che cambia

RIVISTA DI PSICOTERAPIA RELAZIONALE

Fascicolo: 62 / 2025

I gruppi di formazione nascono, si sviluppano e si sciolgono, seguendo un ciclo assimilabile al ciclo vitale delle famiglie di cui ci si occupa in terapia. Nella loro ultima esperienza come supervisori, le Autrici hanno seguito un gruppo dove per diverse circostanze si sono verificati nuovi ingressi e uscite, che hanno inevitabilmente impattato con l’assetto del gruppo stesso, modificandone dinamiche e funzionamento. Lasciare andare, accogliere e trasformarsi sono stati i compiti evolutivi impliciti che il gruppo si è trovato ad affrontare. In quanto supervisori, le Autrici hanno dovuto gestire questi cambiamenti in maniera analoga alle situazioni terapeutiche con le famiglie e hanno pertanto proposto a questo scopo attività esperienziali creative. Questa vuole essere una breve riflessione sul loro lavoro di clinici didatti e il tentativo di condividere quanto emerso dalle attività pratiche scelte a completamento di quelle di norma previste nel training e mutuate da quanto spesso ci si trova a proporre nel setting terapeutico.