Dall’Illuminismo, che ha ispirato il progetto psicoanalitico, all’osservazione, sostenuta dal nazismo, dell’irrimediabile divario tra progresso tecnico e progresso nella vita dello spirito, il percorso di Freud parla del disordine del nostro tempo. In che modo le imperative esigenze di libertà, sia a livello individuale che collettivo, sono diventate la forza trainante dell’indefettibile capacità umana di annientare? Quale ruolo giocano gli ideali, così essenziali nella lotta per una comprensione razionale dell’irrazionale, in una tale frustrazione delle speranze di emancipazione? Cosa rimane dei benefici dell’eterogeneità conflittuale, che apre all’autonomia? Un giudizio errato della realtà; una paura fuori luogo dell’angoscia, presumibilmente protettiva; l’infiltrazione del nostro pensiero da parte della soddisfazione dei nostri desideri; il nostro “sentimento di libertà” che Winnicott afferma essere parte della salute dell’individuo, sembra danneggiato, e il peso del determinismo pulsionale non può essere incriminato da solo. Sotto l’egida dell’autoconservazione, le identificazioni alienanti sembrano saldare ciecamente la “maggioranza compatta”. Sarebbe ora una questione di libertà di autodistruggersi?