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What does it mean to consider urban spaces as educational contexts, and what occurs when streets lose their value as resources for young people? This article explores these questions through a transdisciplinary lens, drawing on insights from the humanities, social sciences, pedagogy, and social education. By conducting a pedagogical and sociological analysis of Franc Roddam’s 1979 movie Quadrophenia, the paper examines the nuanced characteristics and contrasts inherent in adolescence. It also traces the emergence of street education and detached youth work methodologies across Europe. In its concluding section, it considers new directions in social work and youth education within informal settings, reflecting on the challenges of today’s complex, fast-paced, and multicultural society.
Il contributo esplora l’educazione come sistema complesso sul piano sia epistemico sia sistemico e approfondisce le implicazioni teoriche e metodologiche per la ricerca educativa. Introduce il concetto di sistemi simplex come strutture semplificanti utilizzate dalle comunità agenti – ricercatori, insegnanti, decisori politici – per agire entro la complessità educativa. In tale prospettiva, il testo presenta le tensioni intra- e intercomunitarie che emergono nei processi di innovazione, valutazione e trasferimento della ricerca. Particolare attenzione è dedicata alle differenze tra modelli di causalità, ai limiti della variabilità interindividuale come fonte prevalente di evidenze e alle difficoltà di comunicazione tra comunità di soggetti agenti. In chiusura, propone una riflessione sulla responsabilità epistemologica della ricerca nel costruire strumenti condivisibili, individuando in ciò l’eredità metodologica di Raymond Buyse.
Usando come fonte autobiografica l’intervista rilasciata da Mario Rosa a Niccolò Guasti («Società e storia» 2020) e incrociandola alla lettura dell’opera dello storico scomparso (24 dicembre 2022), l’articolo propone una riflessione sulla sua biografia intellettuale in rapporto alle tendenze storiografiche a lui contemporanee e alla storia delle istituzioni di ricerca alle quali collaborò. La Scuola Normale di Pisa e il Dizionario Biografico forgiarono la sua fisionomia di studioso, interessato sia alla storia religiosa cinque-settecentesca sia alla storia della cultura. Cruciale fu, al suo ingresso nella Università come docente, l’incontro con Pasquale Villani che lo inserì nell’équipe dell’Atlante storico e nella redazione dei «Quaderni storici». Attraverso queste esperienze Mario Rosa si aprì alla storia economico-sociale e alla cartografia storica. Le istituzioni ecclesiastiche, la curia romana, l’erudizione nella République des Lettres, l’Illuminismo cattolico, il giansenismo ma anche la sensibilità religiosa furono i temi ricorrenti nella sua produzione durante gli ultimi decenni. Per la partecipazione a filoni diversi tra i più vivi del dibattito storiografico Rosa appare una figura significativa e anche originale della storiografia italiana tra la seconda metà del novecento e l’inizio del secondo Millennio.
Daniel Roche, storico dell’Illuminismo e professore al Collège de France, è deceduto a Parigi il 19 febbraio 2023. Ripercorrendo i suoi studi sull’Illuminismo e le accademie, sulla storia dell’Europa, delle società urbane, del popolo e della Rivoluzione francese, «Società e Storia» gli rende omaggio con un dossier di cinque saggi. Maria Pia Donato propone alcuni elementi di analisi sul percorso intellettuale di Roche, in particolare sui suoi studi sulle accademie provinciali del settecento. Antoine Lilti si occupa di decifrare quello che lo storico transalpino ha definito l’«enigma dell’Illuminismo», ossia come sia stato possibile capire che una società che fino a quel momento era sembrata immobile, congelata nel rispetto della tradizione, si fosse “messa in moto” nel XVIII secolo, valorizzando la mobilità delle persone, delle cose e delle idee . Brigitte Marin si concentra sui numerosi studi che Roche ha dedicato alla città del settecento, in particolare Parigi, e al potere di trasformazione dell’ambiente urbano sulle pratiche sociali e culturali. Anna Maria Rao indaga, a partire da una lettera, i primi contatti fra il giovane studioso francese, non ancora ventiseienne, e gli ambienti intellettuali italiani, da Torino alla Sicilia. Marcello Verga infine esamina l’idea di Europa di Roche in una prospettiva al contempo storica e politica.
L’autore intende analizzare lo sviluppo e la capacità euristica del concetto di guerra civile applicato a un determinato periodo storico, l’età delle rivoluzioni, attraverso la presentazione della storiografia sul tema. L’autore sostiene che l’applicazione di questo tipo di analisi agli eventi rivoluzionari non sia stata uniforme, data la carica polemica e delegittimante associata al concetto di guerra civile. A partire da questa distinzione, l’autore ha individuato tradizioni storiografiche che hanno fatto propria questa categoria, e altre che hanno esitato ad applicarla. La maggiore o minore fortuna interpretativa della categoria di guerra civile applicata ai diversi contesti spaziali e temporali dell’età delle rivoluzioni restituisce l’esistenza di un campo di studi vivace, ma non omogeneo.
L’articolo si propone di ricostruire come prese forma e si diffuse una delle più popola- ri biografie di Benito Mussolini, scritta dal giornalista fascista Giorgio Pini (1899- 1987) e pubblicata nel 1926 dalla casa editrice Cappelli. Obiettivo di questo contributo è approfondire gli aspetti legati all’ideazione, alle fonti impiegate da Pini per redigere il lavoro biografico sul capo del fascismo e alle immagini del duce veicolate dalla bio- grafia stessa. La documentazione raccolta permette inoltre di esaminare i legami esi- stenti tra il Benito Mussolini di Pini e il Dvx di Margherita Sarfatti, soffermandosi in particolare sulla competizione editoriale sorta tra le due opere biografiche. Nel contri- buto l’autore presta attenzione ai percorsi di diffusione delle due biografie nell’ambito scolastico, un’indagine finalizzata a verificare il radicamento del mito di Mussolini in differenti contesti provinciali.
L’articolo esplora, da angolature inedite, il ruolo chiave giocato dagli intellettuali cattolico-liberali nella nascita del giornalismo italiano per l’infanzia e la gioventù, attraverso un’indagine ad ampio raggio sulle principali testate per bambini e ragazzi a cui essi diedero vita fra il 1832 e il 1859. Ricostruendo il contesto editoriale e sociopolitico in cui sorsero le prime sperimentazioni, la ricerca si interroga sulle ragioni del notevole ritardo italiano in questo genere di pubblicazioni rispetto ad altre aree culturali europee e rintraccia le possibili cause del risveglio d’interesse nei suoi confronti verificatosi durante gli anni trenta dell’ottocento. Comparando le varie iniziative, vengono messe a fuoco quali finalità, tematiche, concezioni di società, cittadinanza e nazione le caratterizzarono, nonché quali strategie editoriali e comunicative esse seppero elaborare. Si esaminano, infine, linee di continuità e cesure sul lungo periodo per individuare alcuni percorsi evolutivi del settore negli anni quaranta e cinquanta del XIX secolo, anche nell’ottica di valutare il suo grado di politicizzazione alle soglie dell’Unità.
L’articolo esamina un caso di studio riguardante le modalità e le tempistiche della diffusione in Italia, fra seicento e settecento, dei nuovi prodotti di provenienza esotica – in particolare il caffè – e dei locali destinati al loro consumo (i “caffè” intesi come luogo fisico). A tal fine si ricostruiscono le vicende di una famiglia di caffettieri di Ravenna, i Saporetti, a partire dall’iniziativa del capostipite Massimiliano. Questi aprì un primo locale in data che appare decisamente precoce (1684), ma che coincide effettivamente con le prime testimonianze della commercializzazione e del consumo dei nuovi prodotti attestate da fonti d’archivio nel capoluogo della Legazione di Romagna. Il successo dell’operazione venne perpetuato dai figli di Massimiliano, Michele e Sebastiano: il primo aprì un proprio locale nel 1708, il secondo collaborò con il padre nella gestione della bottega originaria, che ereditò dal capostipite nel 1730. Alla loro morte, entrambi avevano raggiunto una florida condizione economica, ormai inserita in una dimensione pienamente “borghese”.
L’articolo ripercorre il lavoro condotto dal gesuita Girolamo Lagomarsini (1698-1773) sulle carte del nunzio cinquecentesco Antonio Maria Graziani (1537-1611), già segretario di Giovanni Francesco Commendone nei cruciali anni di applicazione del concilio di Trento. Oltre a tratteggiare le motivazioni di Lagomarsini, il contributo mira a fare luce sul metodo di lavoro con cui il gesuita condusse le proprie indagini. Ciò che ne emerge è uno spaccato dei meccanismi di funzionamento dell’erudizione settecentesca. La storia materiale dell’archivio diventa così un filtro per entrare nell’officina dell’erudito e rivelare le modalità adottate da Lagomarsini per valorizzare l’eredità di un personaggio di straordinario interesse.
La promozione della salute nella popolazione adolescente ha come obiettivo di sostenerne il percorso di crescita e la capacità di prendere decisioni coscienti circa il proprio benessere. Le infezioni a trasmissione sessuale sono in continua crescita e interessano in particolar modo la salute fisica e psicologica dei giovani, che in fase adolescenziale tendono a mettere in atto comportamenti rischiosi che possono compromettere il loro benessere fisico, psicologico e relazionale. Il presente progetto per la promozione della prevenzione delle Infezioni Sessualmente Trasmesse negli adolescenti, è stato strutturato come percorso di educazione “inclusivo” alla salute sessuale per attivare l’empowerment dei giovani, aiutandoli a migliorare la comprensione dei propri comportamenti e raggiungere i propri obiettivi di sviluppo senza mettere in pericolo il proprio benessere e la propria salute. I risultati, sono incoraggianti. Vi è stato un aumento percentuale degli studenti che hanno dato risposte corrette circa le infezioni a trasmissione sessuale oltre ad un aumento della consapevolezza circa i corretti comportamenti e del grado di agio e autodeterminazione nel trattare tematiche di natura sessuale a scuola. Questi risultati possono essere preziosi anche ai fini del consolidamento dell’inserimento continuativo di professionisti sanitari in ambito scolastico.
Nel campo della psicologia della salute, in particolare nella gestione dei pazienti affetti da malattie croniche, è stato sviluppato il concetto di Self-Management (SM) volto a promuovere risorse di autoefficacia, autocontrollo e monitoraggio del proprio stato di benessere attraverso l’acquisizione di specifiche competenze. Il SM è stato utilizzato in ambito formativo restando però destinato esclusivamente a popolazioni cliniche. Il centro di Ateneo SInAPSi dell’Università degli Studi di Napoli ha costruito un percorso di gruppo centrato sul SM rivolto a tutti gli studenti dell’Ateneo. A fronte dell’efficacia, già dimostrata, del percorso in termini di promozione dell’autoefficacia ed engagement accademico, questo studio propone un’analisi del funzionamento del processo di intervento di gruppo a partire dalla prospettiva degli studenti. Sono stati raccolti 126 testi relativi ai 12 cicli condotti a partire da ottobre 2020 ad oggi. I testi sono stati analizzati attraverso la Reflexive Thematic Analisys che ha permesso di mettere in luce le funzioni trasformative del setting: le relazioni; lo sguardo sul proprio ruolo di studente; l’università e gli esiti specifici del percorso: le strategie. I risultati mostrano come gli stimoli narrativi proposti, gli strumenti e le strategie condivise, attraverso il medium del gruppo eterogeneo, abbiano tutti giocato un ruolo nell’ottica della promozione del benessere. Tale lavoro contribuisce a sostenere l’efficacia del percorso di gruppo SM proposto a tutti gli studenti come spazio volto all’implementazione di risorse e strategie adattive di rapporto con l’Università. .
Psychological suffering represents a part of the global burden of illness of citizens, but the health care system has not yet responded adequately to the burden of mental disorders. At least 50 per cent of the requests brought to General Practitioners (GPs), although expressed as physical symptoms, mostly stem from relational/existential problems, often at a very early stage when intervention would be brief and easily achievable. General practitioners work in a condition to respond adequately to this demand, but end up prescribing clinical investigations and pharmacological treatments of doubtful efficacy. The progressive differentiation between medicine and psychology has made collaboration through referral to a psychologist rather problematic, both in terms of the patients to be referred, and in terms of how to refer them. The primary care psychologist (PCP) can reduce the gap between the need for psychological treatment and its provision. In order to improve access to psychological care, a free, public PCP service has been set up in Abruzzo. Trials in other regions of Italy have provided evidence in favour of a co-located PCP working together with the general practitioner. This study presents evidence from our 10-year trial in the outpatient clinics of general practitioners associated with the ASL1 Sulmona-L’Aquila-Avezzano health district in Abruzzo. The primary outcomes were the user profile and effects of PCP interventions in three different time periods (2014, 2019 and 2022) after the 2009 L’Aquila earthquake and before/after the Covid-19 pandemic. The secondary outcome concerned the effects and functioning of long-term collaboration between PCPs and GPs. Qualitative data were collected through interviews with GPs and outpatients. Thousands of people have accessed the service over the years. The primary outcome showed the great contribution of the PCP intervention on outpatients. The secondary outcome showed that GPs established a functional collaboration with PCPs by visiting patients in co-presence and by referring users to the PCP. The majority of users accessed the PCP service through self-referral, which indicates a strong rooting of the PCP service in the territory. Users’ problems and symptoms disappeared after PCP intervention and drug use was reduced, indicating an effective impact of PCP on citizens and the health system. In general, GPs and outpatients reported interest in and satisfaction with the service. PCP interventions were effective in improving well-being and reducing drug prescriptions and laboratory tests. The results underline the importance of PCP implementation to intercept unexpressed psychological needs.
La figura e il ruolo dello psicologo scolastico sono in continua evoluzione per poter rispondere al meglio non solo ai bisogni degli studenti, ma anche della comunità scolastica nel suo complesso. Lo studio presenta i problemi pervenuti agli sportelli di ascolto psicologico delle scuole secondarie di secondo grado della provincia di Bergamo da parte della popolazione studentesca. L’utilizzo di uno strumento condiviso di raccolta dati è stato possibile grazie all’adesione delle scuole alla rete SPS (Scuole che promuovono salute). I risultati avvalorano l’importanza della raccolta dati strutturata e sistematica per monitorare la tipologia di disagio e la sua evoluzione nel tempo. I risultati da un lato confermano i dati già presenti in letteratura coerenti con quelli emersi dalla popolazione adolescenziale bergamasca, dall’altro permettono di investigare aree non ancora approfondite in letteratura ed orientare così in modo ancora più efficace le linee progettuali di promozione della salute a scuola.
Il presente articolo intende descrivere un Percorso per le Competenze Trasversali e l’Orientamento in ambito scolastico e sportivo (basket), denominato Viaggiatori a Canestro, mirato alla promozione delle abilità di vita attraverso un processo inclusivo. L’iniziativa, tuttora in corso, nasce dalla sinergia d’intenti tra un’Associazione Polisportiva, un Istituto Professionale di Stato e un’Associazione di Promozione Sociale, componente del tavolo misto di partecipazione della ASL RM6. Il progetto, orientato ai principi ispiratori del modello Skills for Life, intende promuovere lo sviluppo delle competenze psicosociali degli studenti e di tutti i soggetti coinvolti. I protagonisti dell’esperienza sono 30 studenti di Scuole Secondarie di Secondo Grado che, in qualità di Atleti Peer Educator affiancano 14 Atleti con Diagnosi di Autismo nel corso degli allenamenti di pallacanestro presso la polisportiva. I Peer Educator, in quanto soggetti co-protagonisti nella realizzazione del generale processo inclusivo, svolgono la funzione di facilitatori. La loro partecipazione ha previsto una giornata di formazione preliminare e successivi sistematici incontri di monitoraggio e co-visione (pre e post allenamento), condotti da uno psicologo nella funzione di tutor esterno. L’articolo propone anche il tema della verifica, indicando le ricerche in corso e quanto ancora rimane da compiere.