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Silvia Mugnano, Igor Costarelli, Carola Ludovica Giannotti Mura

L’abitare studentesco nel vortice della Milano attrattiva

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 134 Suppl. / 2024

L’articolo propone una mappatura dell’offerta di residenze per studenti a Milano, mettendo in luce l’interazione tra due fenomeni: la residualizzazione degli alloggi garantiti tramite il diritto allo studio e la progressiva affermazione del settore privato delle residenze attraverso la formula del purpose-built student accommodation (PBSA). L’articolo mostra come nonostante la localizzazione dei PBSA a Milano sia fortemente polarizzata attorno ai principali poli universitari, i PBSA rappresentino una soluzione economicamente inaccessibile per studenti a medio e basso reddito, generando delle geografie esclusive a ridosso delle istituzioni garanti del diritto allo studio.

Erica Mangione

Residenze universitarie a Torino: un ecosistema complesso tra politiche pubbliche e investimenti privati

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 134 Suppl. / 2024

Nelle geografie delle città universitarie italiane, Torino emerge per la vivacità del mercato dell’abitare studentesco. Il contributo guarda all’aumento dell’offerta per studenti mettendo in luce il ruolo degli attori e delle politiche: il pubblico tra piani e definanziamenti strutturali, i privati tra capacità di fare rete e grandi operazioni immobiliari. Gli esiti di queste azioni parallele si mostrano nella crescita di un settore dell’abitare per studenti sempre più esclusivo ed inaccessibile.

Fabio Corbisiero, Ilaria Marotta

L’housing studentesco come “costruzione per le persone”. Il caso delle residenze universitarie della città di Napoli

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 134 Suppl. / 2024

This article addresses the issue of university student residences in terms of social infra-structure. Through the case-study of Naples, detailed data are presented on the distribution and characteristics of current public university student residences, in the light of recent territorial changes resulting from local urban regeneration policies and their implications on social infrastructure processes. The analysis also highlights the need for a critical reflection on the socio-urban function of student housing and the educational and relational needs of students. student housing, residences, urban regeneration, Naples, social infrastructure, relationships

Giovanna Mangialardi

Bisogni e diritti per gli studenti. L’innovazione nel caso pugliese

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 134 Suppl. / 2024

Città e università sono in una relazione profonda, la cui intensità dipende dalle interazioni tra gli attori e dalla capacità delle politiche di governo del territorio di intercettare le azioni volte a garantire la qualità dei diritti per gli studenti. Le politiche del Diritto allo Studio Universitario (DSU), così come sono, non possono più bastare a intercettare le molteplici dimensioni dei bisogni contemporanei degli studenti. Il contributo presenta, pertanto, la visione, gli obiettivi, il metodo e i risultati del progetto Puglia Regione Universitaria, che ha cercato di innovare il concetto di DSU, rendendolo più inclusivo, multidimensionale e adattabile ai cambiamenti.

Michelangelo Savino

Padova e le dinamiche "impreviste" dell’abitare studentesco

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 134 Suppl. / 2024

Nell’autunno del 2021 le proteste degli studenti a Padova evidenziano un problema latente, negato ora evidente. In realtà alla città viene manifestata la presenza sottovalutata di una questione studentesca, fino a quel momento intesa solo in termini di quiete e sicurezza pubblica. Il testo evidenzia la sorprendente assenza di specifiche conoscenze sulla condizione abitativa studentesca e l’assenza di una risposta politica adeguata, oltre ad indagare alcuni aspetti dell’abitare attraverso gli esiti – per il momento davvero circoscritti – di alcune ricerche sulla condizione abitativa studentesca.

Ignazio Senatore

Il cinema, le adozioni, l’affido

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 2 / 2024

L’autore in questo contributo ci accompagna all’interno dei luoghi dell’affido e delle adozioni, proponendoci un caleidoscopio di storie prevedibili e imprevedibili, rappresentate attraverso una molteplicità di film. La trama dell’articolo è legata alle dimensioni emotive e affettive che rendono unica ogni storia di adozione e di affido. L’autore, ancora, sollecita il lettore a una molteplice visione, dove le pellicole sono proposte come tracce mutevoli, nell’incontro che attraverso il cuore lo scenario delle risonanze può restituire a ognuno di noi. Buona visione.

Vincenzo Cosentino, Gaia Cutino, Linda Di Maria, Rosa Giambona, Vitalba Lamia, Nadia Mistretta

Da figlia a madre: l’assenza dentro

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 2 / 2024

La lunga esperienza clinica dell’Istituto con molte famiglie adottive del territorio alcamese ha permesso di seguire i casi di adottati/e che diventano genitori. Non avendo i numeri per una ricerca quantitativa, è sembrato utile condividere il follow up di una terapia sistemico relazionale rappresentativa di molte situazioni simili delle diverse fasi di ciclo vitale di un’adolescente adottata che diventa mamma.

Marina Brinchi

Penelope e la sua tela La costruzione di una nuova trama

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 2 / 2024

Il caso offre uno spunto per la ridefinizione relazionale del sintomo – proprio dell’approccio sistemico-relazionale – e la lettura circolare della sofferenza derivante dalla genitorialità non generativa e dalla genitorialità abbandonica nelle vicissitudini delle famiglie adottive, specialmente nelle crisi che emergono nel passaggio di fase del ciclo di vita (es. inserimento scolastico e adolescenza) e per evidenziare il ruolo positivo degli operatori dei servizi nella elaborazione del processo di inclusione sin dalle fasi iniziali dell’iter adottivo.

Il commento al caso clinico di Penelope sottolinea come esso si collochi all’interno del percorso evolutivo dell’adolescente adottato, evidenziano quelli che a parere dell’autore costituiscono i nodi cruciali di tale processo. Le dinamiche individuali sono lette inoltre alla luce del contesto di vita familiare e sociale della ragazza. A partire da queste osservazioni si delineano alcune possibili piste nel lavoro terapeutico individuale e familiare cui potrà affiancarsi un intervento di psicologia di comunità.

L’articolo racconta la storia personale e clinica di una giovane di 16 anni. Penelope vive i suoi genitori in una piccola cittadina di provincia. Le prime difficoltà vengono alla luce nel gennaio 2024, quando a causa di alcune situazioni vissute in classe, esperisce un momento di forte stress che si manifesta con delle crisi di pianto, umore depresso, ansia generalizzata e ansia scolastica. Le origini della ragazza e l’adozione rappresentano un elemento determinante nella storia del disturbo presentato: non essere figlia dei suoi genitori adottivi la espone a situazioni o eventi che potrebbero creare forte disagio. Dai colloqui e da quanto riscontrato dai test, la giovane soddisfa i criteri diagnostici del DSM-5 per un disturbo dell’adattamento. Tra le conseguenze funzionali del disturbo si evincono: preoccupazione eccessiva, pensieri ricorrenti e angoscianti, umore depresso, ansia e bassi livelli di concentrazione. Il progetto terapeutico prevede un lavoro disgiunto in setting diversificati (Terapia Sistemico-Relazionale per la coppia e Terapia Cognitiva per la giovane) per poter effettuare successivamente una terapia familiare. Allo stato attuale la sintomatologia ansiosa è in remissione.

Il presente saggio ha ad oggetto la disciplina delle adozioni. Il tema è analizzato anzitutto in prospettiva storica. Sul piano strettamente giuridico è posta in evidenza sia la disciplina vigente sia l’impatto che su questa ha avuto la giurisprudenza europea. Considerazioni finali sono dedicate alle tendenze interpretative in atto.

La dinamica relazionale delle coppie genitoriali davanti a un adolescente adottato non sembra aver accolto lo stesso interesse che invece è stato dedicato ai loro figli. Lo sforzo dell’autore è quello di raccogliere una serie di esperienze cliniche che coinvolgono coppie sia nella fase del pre che del post adozione. Verrà posto il focus su specifiche evoluzioni di coppie che vivono la fase adolescenziale dei propri figli. Vedremo figli che devono sistematizzare all’interno del proprio sé la perdita e la propria appartenenza e genitori che si trovano a vivere la difficile separazione di un figlio che, con tanta sofferenza si è integrato all’interno del proprio tessuto di vita.

Diletta La Torre

Ciascuno cresce solo se sognato

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 2 / 2024

Sognare il proprio figlio significa immaginarlo, tenerlo nella mente, accompagnarlo nella crescita oscillando tra mondo interno e mondo esterno, tra identificazioni e proiezioni. L’autrice riflette secondo l’ottica psicoanalitica sulla complessità dell’adozione messa a confronto con la genitorialità biologica. Entrambe sono simili nel bisogno/desiderio di avere un figlio e nel percorso trasformativo necessario per diventare genitori. Ciò che sostiene la crescita umana è la costruzione di sintonizzazioni il più possibile sane, sostenute da affetti caldi e profondi, germinativi di vita. È indispensabile nella fase di attesa creare uno spazio virtuale per il figlio, uno spazio psichico che sarà reso reale con la nascita o la presenza di “quel” bambino, diverso dal bambino ideale immaginato. La peculiarità dell’adozione che rende più problematica l’acquisizione della capacità genitoriale è un doppio lutto: la infertilità per la coppia e l’abbandono per il figlio. Le due ferite venendo a contatto producono difese rigide e turbolenze emotive con esiti diversi; la capacità di affrontare la rabbia, la delusione e la sofferenza narcisistica, di elaborarla, significa attraversare conflitti dolorosi ma evolutivi per tutti i protagonisti dell’avventura adottiva.

Francesco Vadilonga

La terapia dell’adozione

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 2 / 2024

Nell’articolo sarà illustrata la complessità del trattamento terapeutico delle famiglie adottive ed evidenziata la necessità di proporre interventi terapeutici che tengano conto della specificità adottiva. Verrà presentato un modello, messo a punto attraverso uno specifico lavoro di manualizzazione, che propone l’adozione come una cura per i bambini esposti al rifiuto e alle esperienze traumatiche. Successivamente verranno discussi i cambiamenti riguardanti la ricerca delle origini e l’introduzione di forme di adozione aperta emersi nell’ultimo decennio in campo adottivo. Entrambi gli aspetti si ricollegano all’esigenza clinica di ridurre il rischio di dissociazione nelle persone adottate e di favorire l’integrazione attraverso una connessione profonda con il proprio passato.

Elisabetta Pizzi

Il problema della diagnosi nelle adozioni

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 2 / 2024

Nel 2018 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) introduce nell’ICD-11 una nuova categoria diagnostica: il Disturbo Post-traumatico da Stress Complesso (Complex Post-Traumatic Stress Disorder – Complex PTSD). Lo scopo dell’OMS è quello di focalizzare l’attenzione di clinici e ricercatori sull’impatto che il trauma ha sul sistema di auto-organizzazione della persona. La diagnosi di PTSD complesso può riguardare anche bambini e adolescenti e potrebbe essere particolarmente utile in caso di persone adottate pluritraumatizzate, come i bambini istituzionalizzati, per orientarne le cure. Vengono riportate osservazioni a sostegno dell’importanza di effettuare una diagnosi accurata precoce, sulla necessità di utilizzare trattamenti con dati di efficacia e di informare e supportare adeguatamente i familiari quando il proprio caro presenta una disregolazione emotiva e altri sintomi da trauma.