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Daniela Morpurgo

Il lavoro sessuale è di casa. Spunti di ricerca tra geografie dell’abitare e prostituzione

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2024

Chiedersi quali siano gli spazi del lavoro sessuale non significa domandarsi semplicemente dove ci si prostituisce, ma soprattutto interrogarsi sulle specifiche dinamiche che si innescano all’intreccio di geografia e prostituzione. Da dove partire quindi? Da casa. Chi si prostituisce, al contrario di quanto comunemente percepito, non vive costantemente in tacchi, minigonna e pelliccia su un marciapiede. Le lavoratrici sessuali affittano, comprano, abitano, occupano, vengono sfrattate, costruiscono reti di solidarietà. Il lavoro sessuale risulta quindi un prisma attraverso cui guardare criticamente ai regimi abitativi e ai loro limiti. Partendo da una disamina di testi accademici e non, l’articolo si propone di rileggerli mettendo la casa al centro, e propone quindi un’agenda di ricerca che, a partire dalle esperienze di chi fa lavoro sessuale, possa contribuire ad analizzare e scardinare dinamiche strutturali che determinano chi, come e quando è ammesso nello spazio urbano, in particolare quello abitativo.

In riferimento alla letteratura crescente sulle forme estese dell’urbanizzazione, questo articolo esplora il nesso esistente tra estrattivismo e urbanizzazione. A partire dal caso argentino della miniera di litio Sales de Jujuy, propone una possibile chiave di lettura delle geografie del metabolismo urbano attraverso il concetto di inserimento strategico dei territori nelle catene globali del valore, approfondendo le forme di esclusione ad esso sottese. L’estrazione di terra, lavoro e acqua dai territori che circondano il Salar de Olaroz mostra come l’inserimento strategico non sia una direttrice di sviluppo territoriale unicamente vantaggiosa, come sostenuto tanto dalla letteratura sulle catene globali del valore quanto da diversi attori sul territorio. Le dinamiche descritte in questo articolo pongono invece al centro la distribuzione diseguale dei benefici e i conflitti spaziali che caratterizzano le geografie dell’urbanizzazione estesa.

Matteo Marconi

Crollo di una ideologia localizzativa: il dramma della geopolitica classica

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2024

Solo di rado la letteratura critica è stata in grado di cogliere il dramma della geopolitica classica, a cominciare dai reali motivi della sua repentina scomparsa all’indomani della fine della seconda guerra mondiale. Il contributo avanza l’ipotesi che la geopolitica venne espulsa dal consesso scientifico perché era un sapere ideologico, al pari di altri più noti fenomeni ideologici che imperversarono nel XX secolo. Si adotterà una chiave epistemologico-spaziale per mostrare somiglianze e differenze tra la geopolitica e le altre ideologie del tempo. Lo scopo non è offrire una ricostruzione storica, ancora di là da venire, ma riflettere sui motivi di attrito che si vennero a creare tra sapere geopolitico e potere ideologico. Uno spunto di riflessione utile a spiegare la sconfitta, politica e intellettuale, della geopolitica classica, ma anche a comprendere la portata di una proposta ancora poco nota tra gli stessi addetti ai lavori.

Redazione RGI

Informazione bibliografica

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 3 / 2024

Michele Lancione, Università e militarizzazione. Il duplice uso della libertà di ricerca (Giacomo Spanu) – Cedric J. Robinson, Black marxism. Genealogia della tradizione radicale nera (Fabio Amato) – Marco Armiero, La tragedia del Vajont (Andrea Rizzi) – Filippo Tantillo, L’Italia vuota. Viaggio nelle aree interne (Annalisa Spalazzi) – Bertram Niessen, Abitare il vortice. Come le città hanno perduto il senso e come fare per ritrovarlo (Francesca Acetino) – Francesco Montillo (a cura di), Memorie in movimento a Tor Bella Monaca. Un approccio per ricercare il senso dei luoghi (Giuseppe Muti) – Martina Miccichè, Femminismo di periferia (Martina Iacometta) – Enrico Squarcina (a cura di), Educare al mare. Riflessioni, esperienze e progetti per un’appropriazione cognitiva, affettiva e critica degli spazi oceanici (Francesco Visentin) – Danilo Baratti, Patrizia Candolfi, Navigando fiumi paraguaiani. Mosè Bertoni esploratore e cartografo dell’Alto Paraná (Ivano Fosanelli)

A cura della Redazione

Recensioni

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 134 / 2024

Samuel O. Okafor, Sebastian O. Onah, Christy N. Obi-keguna, Onyinyechi E. Ibeabuchi, Uchenna Nwokoma, Kanayo C. Ayogu

The rural aged and the challenges of access to rural healthcare: the situation in Southeast Nigeria and its implication to rural and sustainable development

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 134 / 2024

L’articolo esplora i fattori associati all’accesso e all’utilizzo delle strutture e dei servizi di assistenza sanitaria primaria tra gli anziani nelle aree rurali del sud-est della Nigeria, applicando il disegno di indagine su un campione di 1625 anziani (60+). Per la raccolta dei dati è stato utilizzato un questionario basato sulle sei dimensioni di accesso alle strutture e ai servizi sanitari di Saurman (2015). I dati raccolti sono stati analizzati con statistiche descrittive e inferenziali. Secondo i risultati dello studio, fattori predittivi della soddisfazione per le strutture sanitarie rurali sono il genere, la distanza, la cultura/tradizione, l’accessibilità economica, la disponibilità di un’assicurazione sanitaria e la frequenza di utilizzo delle strutture sanitarie (*p<.05, ** p<.01, *** p<.000, R2 = 70,7); fattori predittivi per l’utilizzo delle strutture e dei servizi di assistenza sanitaria primaria tra gli anziani nelle aree rurali sono il genere, l’età, la disponibilità di un’assicurazione sanitaria, la consapevolezza dei pacchetti sanitari per gli anziani, la disponibilità di strutture e servizi sanitari speciali rivolti agli anziani, nonché l’accesso alle strutture sanitarie primarie rurali (*p<.05, ** p<.01, *** p<.000, R2 = 84,2).

Daniel Delatin Rodrigues

Rigenerare per ri-abitare: pratiche agro-ecologiche tra le rovine della modernizzazione agricola a Milano

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 134 / 2024

L’oggetto di questo articolo è l’esperienza; nello specifico, l’esperienza di vivere e rispondere ai tempi del cambiamento climatico e ambientale. In particolare, propongo di seguire i discorsi e le pratiche di rigenerazione come risposte alla condizione di precarietà diffusa che è diventata un’ori-ginanza comune ma non ugualmente vissuta. La descrizione e l’analisi si concentrano sulla generazione simultanea di nuovi soggetti e nuovi territori. Il caso di studio si sviluppa nel periodo delle grandi manifestazioni per il clima a Milano (2019) e dell’emergenza sanitaria Covid-19. Molti attivisti hanno vissuto la rigenerazione come un’opportunità per sperimentare e moltiplicare i legami socio-ecologici locali; in questo senso, questo caso studio ci permette di guardare alle soggettività emergenti in tempi di crisi ecologica e climatica e ai modi in cui cercano di forgiare strumenti per rispondere a queste crisi.

In questo articolo si intende offrire una prospettiva multidimensionale alla comprensione del fenomeno della soddisfazione residenziale, in particolare ponendo a confronto i risultati di una ricerca precedente, svolta su dati IT-SILC 2013, con una nuova base di dati, la prima wave dell’inchiesta ITA.LI (2019-2020). Attraverso un modello di regressione multipla è stato replicato lo studio precedente sui nuovi dati ITA.LI, permettendo di osservare una tendenza evolutiva nella soddisfazione abitativa italiana e confermando il ruolo esplicativo assunto dalle variabili territoriali e individuali nella predizione della variabile osservata.

Gennaro Avallone, Marianna Ragone

Il lavoro ambulante nella città di Salerno: tra processi di gentrificazione, razzializzazione e tensioni sociali

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 134 / 2024

La città di Salerno è stata interessata dal 2010 da un’intensificazione dei tentativi da parte dell’Amministrazione comunale di allontanare i venditori ambulanti senegalesi e bangladesi. Sulla base di una serie di lavori di ricerca, l’articolo presenta lo studio di un caso per mettere in evidenza il rapporto che si è istituito tra lo sviluppo di specifici processi di gentrificazione del turismo e i tentativi di “pulizia” del paesaggio urbano a discapito di soggetti ritenuti “indesiderati”.

Andrea Bortolotti, Dario Minervini

Il cerchio da aprire: verso un’epistemologia plurale della circolarità

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 134 / 2024

Il riferimento metaforico alla “chiusura del cerchio” accompagna ormai costantemente il riformismo ambientale ed il dibattito sull’economia circolare nei paesi ad economia avanzata. In questo articolo si richiamano le criticità teoriche e pratiche che caratterizzano tale metafora e si argomenta la necessità di elaborare una modellizzazione aperta, capace di includere modulazioni del nesso produzione/consumo diversificate ed eterogenee. Attraverso un incontro fra il dibattito scientifico, le istanze dell’ecologia politica e le pratiche sperimentali, si intende riaprire “il cerchio” per una comprensione fondata sulla diversità epistemologica piuttosto che su modellizzazioni confermative (dello status-quo).

Pur avendo diritto alla residenza, le persone che vivono in strada o conducono esistenze itineranti se la vedono spesso negare. A ostacolarne l’iscrizione anagrafica sono le discriminazioni attuate dai comuni e una normativa a tratti ambigua. L’esclusione dall’anagrafe delle persone senza dimora è un fenomeno strutturale, che in questo articolo, a partire da una ricerca condotta negli ultimi anni, viene indagato sottolineandone le ragioni storiche e le implicazioni teoriche e politiche.

Maurizio Bergamaschi

Uomini senza territorio? Pratiche socio-spaziali delle persone senza dimora

SOCIOLOGIA URBANA E RURALE

Fascicolo: 134 / 2024

L’articolo si propone di esplorare il rapporto della persona senza dimora con il territorio. Mentre l’assenza di appartenenza al territorio della persona senza dimora è stata messa in evidenza in letteratura, il presente contributo, basato su alcune ricerche empiriche su scala locale, mostra che la persona che vive questa condizione mantiene una relazione con il luogo in cui luogo in cui vive. L’iscrizione stabile in un territorio per la persona senza dimora è una risorsa necessaria alla sua sopravvivenza, mentre la mobilità verso un altro luogo può rappresentare una minaccia, esponendola all’isolamento sociale.

A cura della Redazione

Libri ricevuti

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 185 / 2024