La ricerca ha estratto dal catalogo 105744 titoli
- E. Grassia, Internati Militari Italiani. Storia e memoria della Regia Aeronautica,
Mursia, Milano 2023, pp. 354.
- W. Falgio, D. Sanna (a cura di), Dall’esilio in Sardegna alle istituzioni del
Regno. Materiali per una biografia di Gaspare Finali, FrancoAngeli, Milano
2023, pp. 156.
- M. Fioravanzo, Lina Merlin. Una donna, due guerre, tre regimi, FrancoAngeli,
Milano 2023, p. 199.
Il prototipo della piazza italiana ha esercitato una forte suggestione sulla cultura urbanistica nel contesto angloamericano e indirettamente ha portato l’avanguardia disciplinare a interrogarsi sull’essenza ultima della pianificazione. Le alchimie spontanee architettura-società insite in alcuni luoghi mettevano a nudo i limiti del progetto tecnico nella metropoli contemporanea. Camillo Sitte ha codificato e diffuso internazionalmente la grande lezione della “stanza a cielo aperto” all’italiana, alla fine dell’800. La piazza ha ispirato Civic Centres, soluzioni monumentali e progetti di rinnovo urbanistico basati sui bisogni delle comunità. Autori come Unwin, Hegemann, Gropius, Mumford, Lynch e Venturi ne hanno ripreso e sviluppato la linea, con riflessioni fondamentali sull’uso dei luoghi collettivi cittadini. In tutto questo la tradizione urbana italiana è stata puntualmente presa a riferimento e parallelamente contestata. È andata progressivamente in crisi l’idea di una sua esportabilità letterale come modello, ma mai del tutto quella di studiarne i principi organizzativi, né l’apprezzamento per le sue tipiche componenti di disegno spaziale, da ultimo banalizzate dalla diffusione dei centri commerciali.
L’articolo si propone di esaminare l’andamento della popolazione della città di Messina dalla prima Età moderna agli inizi del Novecento, con un focus particolare sui 125 anni intercorsi tra i due devastanti terremoti che hanno duramente colpito il capoluogo peloritano. L’indagine, oltre ad aver utilizzato i dati generali desumibili dai ristretti dei riveli siciliani e dai censimenti post-unitari, ha, altresì, assunto come campioni d’indagine privilegiata le informazioni statistiche ricavate dai registri delle circoscrizioni parrocchiali di San Giuliano e San Nicolò all’Arcivescovado, allo scopo di poter illustrare quanto più possibile nel dettaglio le forti correlazioni tra gli effetti degli eventi tellurici e l’evoluzione economico-demografica del tessuto urbano e produttivo messinese.
L’articolo analizza il tema del cantiere in architettura secondo una prospettiva rinnovata. Il focus dell’osservazione si sposta dall’edificio al territorio dove sono stati estratti i materiali impiegati nella costruzione. L’ambizione della ricerca è intrecciare gli eventi della costruzione con quelli del territorio e del suo sfruttamento, al fine di ragionare sui possibili impatti che un grande cantiere del XVIII secolo poteva arrecare al territorio di estrazione. Quanti boschi e di che tipo, vennero tagliati per rifornire i cantieri reali? Che materiali da costruzione necessitava un grande cantiere? Quali erano i sistemi di approvvigionamento? Ci furono modificazioni dell’ambiente naturale? Emersero episodi di conflitto con le comunità locali che possedevano i boschi? Il contesto di studio è il Piemonte del Regno di Sardegna, la sua capitale Torino e i boschi dell’Alta Valle di Susa, al confine con la Francia, nel XVIII secolo.
Nel corso del XVIII secolo, gli ortodossi stanziati nella città cosmopolita di Livorno riuscirono a ottenere il riconoscimento ufficiale della presenza della loro confessione attraverso un lungo percorso: soggetti inizialmente a una forma di tolleranza nicodemitica, essi conseguirono nel 1757 il diritto di edificare una chiesa, che non fosse tuttavia riconoscibile nel tessuto urbano;; solo negli anni Settanta ottennero la possibilità di esprimere pubblicamente i caratteri del loro rito e officiare le loro cerimonie nello spazio pubblico livornese. L’articolo dà conto di questa dinamica, fornendo nuovi contributi sull’ottenimento, la struttura e l’ubicazione della chiesa e del cimitero ortodossi nella “città delle Nazioni”.