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L’articolo intende analizzare come il viaggio acquisisca il suo valore esemplare di esperienza replicabile durante l’età moderna attraverso lo studio del caso londinese del XVII secolo, secolo di trasformazioni per Londra sia dal punto politico che urbanistico. Lo studio intende indagare i modi in cui queste trasformazioni si riflettano nelle relazioni di viaggio dell’epoca e su come la società dei viaggiatori si sia scambiata osservazioni utili per “sopravvivere” nella città. I viaggiatori nella capitale inglese che producono relazioni di viaggio aumentano in numero e in varietà soprattutto nella seconda metà del Seicento e la moltiplicazione delle esperienze attraverso narrazioni che non solo “raccontano” ma “suggeriscono” cosa fare nella stessa situazione ai lettori, rendono quell’esperienza come replicabile, grazie anche dalla diffusione della stampa. L’articolo si compone di due parti. La parte iniziale analizza, attraverso una serie di mappe, la trasformazione urbana di Londra, in seguito alla completa ricostruzione all’indomani del Great Fire (1666). La seconda si concentra sulle impressioni dei viaggiatori stranieri su Londra come spazio costruito e vissuto – compresi consigli e indicazioni per i lettori/possibili futuri viaggiatori. In questa sezione, l’articolo approfondisce il discorso delle indicazioni utili ai viaggiatori anche attraverso quelle incluse nella prima vera e propria guida turistica in lingua francese di Londra: la Guide de Londres pour les étrangers (1693).

Le mode e l’attitudine al consumo, già all’indomani della Peste nera, andarono rapidamente evolvendosi, accompagnandosi a un aumento progressivo del potere d’acquisto della popolazione, in grado, soprattutto nella prima metà del Quattrocento, di destinare cifre sempre più elevate all’acquisto di una vasta gamma di merci. Ciò trovò eco nell’offerta sempre più diversificata dei prodotti immessi sul mercato. Soprattutto categorie professionali come quelle dei merciai soddisfacevano molteplici esigenze, incontrando gusti e solleticando desideri e vanità. Tutto questo si ritrova nelle registrazioni contabili contenute nelle Ricordanze di un merciaio fiorentino, Lapino di Vico di Lapino. Il registro, che mostra tutte le vendite da lui effettuate tra il 1415 e il 1424, è di grande importanza per una ricognizione dell’attività giornaliera di un medio imprenditore, ma soprattutto per comprendere una serie di questioni che concernono la natura degli oggetti e delle merci vendute, la clientela e il mercato (urbano e regionale) entro cui egli operava. Emerge un mondo variegato di relazioni e di pratiche commerciali specifiche di vari settori produttivi e distributivi. Si delinea la grande ricchezza merceologica in un mercato alimentato dal lavoro di tutti quegli artigiani che necessitavano di rifornirsi dai merciai fiorentini, operanti a cavallo tra la vendita al dettaglio e la distribuzione all’ingrosso.

Elena Cantù, Michela Castellan, Enrico De Gaspari, Monica Gennari, Cecilia Langella, Isabella Ruzza, Roberto Tiffi

Se pretendi di avere tutto sotto controllo significa che non stai andando abbastanza veloce: l’esperienza dell’Audit sulle prestazioni in regime di Libera Professione nella Regione Veneto

MECOSAN

Fascicolo: 128 / 2023

Il presente studio analizza la funzione di Internal Audit e in particolare approfondisce come essa possa: (i) migliorare i processi aziendali attraverso lo sviluppo di azioni di miglioramento; (ii) generare valore rispetto ai controlli di primo e secondo livello; (iii) garantire il corretto funzionamento del Sistema di Controllo Interno. A tal fine, viene presentata una tra le esperienze più consolidate nel panorama nazionale, vale a dire il caso della Regione Veneto.Lo studio presenta l’applicazione degli strumenti e dei metodi dell’audit interno al processo delle prestazioni specialistiche erogate in regime di Libera Professione. I risultati mettono in evidenza il valore aggiunto apportato dalla funzione di Internal Audit. Lo studio identifica, inoltre, le opportunità e potenziali criticità riscontrabili nello svolgimento di un audit interno.

Francesco De Domenico, Guido Noto, Carlo Vermiglio

Analisi dei fattori determinanti l’adozione dell’Intelligenza Artificiale in sanità

MECOSAN

Fascicolo: 128 / 2023

Lo studio si concentra sull’adozione di strumenti di intelligenza artificiale (IA) nelle aziende sanitarie e analizza le determinanti dell’adozione da parte dei professionisti sanitari. Sebbene l’adozione di nuove tecnologie, e in particolare di tecnologie emergenti come l’IA, possa offrire soluzioni innovative per migliorare la salute dei pazienti e l’efficienza delle aziende sanitarie, la loro adozione può essere ostacolata dall’emergere di possibili resistenze organizzative, individuali e professionali. Sulla base del TOE framework e mediante l’utilizzo di NVivo sono state condotte e analizzate alcune interviste semi-strutturate con farmacisti ospedalieri italiani.Il lavoro fornisce nuove evidenze sull’adozione di tecnologie emergenti nel settore sanitario e identifica le principali determinanti che i decisori aziendali dovrebbero considerare al fine di promuovere l’implementazione di tecnologie di IA. I risultati ottenuti forniscono informazioni utili ai produttori di tecnologie, ai policy makers e ai manager nella formulazione di strategie più idonee per facilitare l’adozione di tali tecnologie nel contesto sanitario.

Il presente articolo ha l’obiettivo di studiare l’introduzione di Set standardizzati di strumenti chirurgici monouso sull’efficienza di sala operatoria. L’attività di osservazione è stata effettuata presso tre Istituti ospedalieri per diverse specializzazioni chirurgiche, e i dati raccolti sono stati organizzati grazie alla mappatura delle attività delle procedure chirurgiche.I dati, analizzati tramite un t-test parametrico sulla differenza tra tempi medi di svolgimento degli interventi con e senza il Set, hanno determinato che questa innovazione incrementa l’efficienza degli strumentisti nella preparazione della sala e nello svolgimento delle proprie mansioni. Inoltre, si evidenzia la possibilità di ridurre significativamente il tempo di svolgimento complessivo delle procedure, se gli Istituti implementano il Set come parte integrante del proprio metodo di lavoro e ne comprendono le potenzialità.

Paolo Fedele, Elisabetta Pericolo, Silvia Iacuzzi, Andrea Garlatti

The interplay between research and care: Performance management in hospitals with scientific purpose in Italy

MECOSAN

Fascicolo: 128 / 2023

Research hospitals are healthcare organizations that deal with clinical treatment and innovative research.While performance frameworks across healthcare settings have been debated by academic and practitioner literature, little has been researched about the relationships between performance management and the dual nature of such organizations. By adopting a multiple case study methodology, this paper broadens the knowledge on the role played by the dual nature of research hospitals in influencing the development of performance management systems, particularly the selection of performance measures.The research focuses on three Italian Scientific Institutes for Research, Hospitalization, and Healthcare (IRCCS) that have different specializations, sizes, and geography. Findings indicate that the twofold mission of such institutions influences performance management frameworks, but not homogeneously, since it may be influenced by their history.

Andrea Barbara, Ilaria Mussetto, Camilla Cipolla, Roberta Mochi, Maria Franca Mulas, Angelica Zazzera, Daniela Donetti, Giuseppe Quintavalle

Lo sviluppo di un modello integrato di cure di transizione: il caso delle aziende AOU Sant’Andrea, ASL Roma 1, ASL Roma 4 e ASL Roma 5

MECOSAN

Fascicolo: 128 / 2023

Il Decreto Ministeriale n. 77 del 2022 ha introdotto importanti innovazioni organizzative nell’ambito dell’assistenza sanitaria territoriale, come le Centrali Operative Territoriali (COT), volte a migliorare la continuità assistenziale tra ospedale e territorio. L’articolo analizza lo sviluppo di un modello integrato per le cure di transizione nella Regione Lazio, con particolare riferimento al caso dell’AOU Sant’Andrea e delle ASL Roma 1, Roma 4 e Roma 5, esaminando il modello operativo, le sfide e i risultati preliminari, evidenziando come le COT siano un elemento chiave per garantire un percorso di cura fluido e coordinato.I primi risultati sembrerebbero evidenziare una riduzione dei tempi di degenza e un empirico aumento della soddisfazione dei pazienti, offrendo un modello replicabile a livello nazionale.

Nonostante le ingenti risorse utilizzate per l’erogazione dei propri servizi e l’impatto generato a livello ambientale, sociale e di governance, il settore sanitario sembra manifestare scarso interesse nel considerare la sostenibilità un asset strategico funzionale alla sopravvivenza e allo sviluppo competitivo dell’organizzazione. Per tale motivo, attraverso l’elaborazione della “Mappa di Processo ESG”, sono stati definiti 13 ambiti di azione e 25 temi chiave, specifici per le KIPOs sanitarie, al fine di permettere alle organizzazioni oggetto di esame di identificare gli elementi essenziali che aiutano a orientare in maniera più consapevole e responsabile le decisioni e le strategie da intraprendere in ottica di sostenibilità. Inoltre, mediante l’utilizzo della Social Network Analysis (SNA), è stato valutato l’allineamento tra i contenuti della Mappa e gli Obiettivi dell’Agenda 2030, per comprendere in che misura il settore sanitario possa contribuire al perseguimento degli SDGs. Tale mappa di processo si presta a esser facilmente adattabile ad altri settori dell’economia data la semplicità e la flessibilità dello strumento.

Federico Taddeini, Maria Grazia D'Amato, Valeria Tozzi, Sandro Limaj, Elena Capitani, Guido Pagliantini, Roberto Turillazzi, Assunta De Luca, Antonio D'Urso

DM 77/22: la riorganizzazione dei servizi per rispondere ai fabbisogni dei pazienti fragili e cronici. L’esperienza dell’Azienda USL Toscana Sud Est

MECOSAN

Fascicolo: 128 / 2023

Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e il DM 77/2022 stanno offrendo una serie di indicazioni per la riorganizzazione della rete dei servizi territoriali. Tale processo di trasformazione induce una rivisitazione del ruolo dei servizi ospedalieri sia per via dell’offerta specialistica nelle sedi di prossimità sia per i nuovi modelli di integrazione con i servizi che caratterizzano le cure primarie e intermedie. Il caso dell’Azienda USL Toscana Sud Est testimonia il protagonismo delle aziende sanitarie nelle fasi terminali del PNRR e nell’implementazione del DM 77/2022 che si trovano a conciliare le forme di innovazione dei servizi che fisiologicamente caratterizzano il loro operato, in alcuni casi promosse anche dalle Regioni, con gli indirizzi proposti a livello nazionale.Tale protagonismo si esprime con un riposizionamento strategico dell’offerta aziendale che punta a intercettare le popolazioni più fragili e meno aderenti ai percorsi di cura.

Corrado Cuccurullo, Gianpaolo Pennarola, Alessandra Belfiore

La valutazione dell’accreditamento delle Case di Cura private

MECOSAN

Fascicolo: 128 / 2023

L’articolo indaga l’accreditamento delle Case di Cura come bene immateriale, evidenziando, da un lato, l’importanza di una corretta rilevazione e valutazione in bilancio tenendo conto della scomposizione del valore in base ai suoi tre livelli e, dall’altro, la sua valutazione differenziale nelle operazioni straordinarie.L’articolo suggerisce l’income approach come metodo ottimale per determinare il fair value dell’accreditamento.Si sottolinea, inoltre, l’importanza crescente degli intangibili nel settore sanitario, sia per soggetti privati sia pubblici e si fornisce, infine, una panoramica sulle implicazioni della tematica per la pratica professionale, il management, le politiche settoriali e la ricerca, mettendo in luce le necessità e le opportunità emergenti.

Anna Maria Andena, Emanuele Antonio Vendramini, Luca Malvermi, Paola Bardasi, Serena Caprioli, Isabella Tagliaferri

La gestione strategica della sanità territoriale alla luce del DM 77: il caso dell’AUSL di Piacenza

MECOSAN

Fascicolo: 128 / 2023

Il presente contributo intende presentare lo stato dell’arte e le specificità del processo di innovazione in atto presso l’AUSL di Piacenza alla luce della Missione 6 del PNRR e del DM 77. L’obiettivo è quello di evidenziare quale sia il punto di partenza della sanità piacentina anche alla luce della recente pandemia ma soprattutto quali siano i contenuti di responsabilità e gli strumenti implementati sul territorio. In tal senso vengono analizzate anche le variabili critiche complesse che rappresentano una delle dimensioni di governo del territorio come per esempio la responsabilizzazione dei Medici di Medicina Generale, il loro coinvolgimento nelle nuove Case della Comunità (anche alla luce dell’esperienza delle preesistenti Case della Salute). In conclusione si intende approfondire la visione aziendale in vista del 2030 e quindi quale sia il “sogno” per una sanità sempre più orientata verso un approccio ONE Health.

L’articolo presenta l’implementazione del percorso di gestione terapeutica di pazienti in trattamento con un farmaco per l’atrofia muscolare spinale (SMA) in due contesti regionali italiani, focalizzandosi sul ruolo delle reti multiprofessionali. Attraverso interviste a professionisti coinvolti nella gestione terapeutica presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino e l’Azienda Sanitaria Locale Città di Torino, oltre all’ASUR della Regione Marche, il lavoro evidenzia la complessità nell’introdurre innovazioni terapeutiche per malattie rare. Il contesto, le politiche di governo dell’assistenza farmaceutica, l’accesso ai farmaci e le sfide nell’assistenza ai pazienti SMA sono esaminati in dettaglio. Si descrive come il coinvolgimento multiprofessionale e l’organizzazione tra centri ospedalieri abbiano facilitato l’accesso al trattamento, pur rilevando sfide future legate alla formazione e alla gestione dei nuovi farmaci.

L’assistenza sanitaria in Italia ha subito profondi cambiamenti negli ultimi anni, a seguito dell’introduzione del Decreto Ministeriale n. 77/2022, volto a ridefinire l’organizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale e apotenziare la qualità dei servizi attraverso la digitalizzazione e l’integrazione delle cure. Il decreto affronta sfide cruciali legate all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle malattie croniche, promuovendo un modello di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) che mira a ridurre l’ospedalizzazione, garantendo continuità assistenziale e personalizzazione delle cure direttamente a domicilio.Questo studio si concentra sull’Azienda Sanitaria Locale di Alessandria (ASL AL) e sulla sua implementazione delle direttive del DM 77/2022, analizzando come la riforma stia trasformando l’offerta sanitaria territoriale.L’analisi di caso esamina le principali sfide operative, e riflette sul ruolo centrale delle ASL nel bilanciare l’innovazione con le esigenze concrete della popolazione, in un contesto di profonde riforme strutturali. I risultati evidenziano come il potenziamento dell’ADI abbia portato a un significativo miglioramento della copertura assistenziale, ma sottolineano anche le criticità legate alla gestione delle risorse e all’implementazione delle nuove strutture. Lo studio fornisce spunti per comprendere l’impatto della riforma e le implicazioni future per il sistema sanitario territoriale italiano.

A cura della Redazione

Abstracts

STORIA URBANA

Fascicolo: 175 / 2023

Dopo l’annessione al Regno d’Italia si pose la questione della bonifica delle molte aree paludose dell’Agro romano. La questione ricopriva un valore pratico ma anche una valenza simbolica per l’opinione pubblica italiana e internazionale. La denuncia delle condizioni di insalubrità delle aree che circondavano la capitale consentiva alla nuova classe dirigente, caratterizzata da un prevalente spirito anticlericale, di dimostrare l’arretratezza dell’amministrazione pontificia, incapace di risolvere un problema secolare, e allo stesso tempo la propria efficienza al servizio della cosiddetta terza Roma. L’articolo, dopo aver delimitato geograficamente l’area oggetto di studio, illustra la sua evoluzione storica dal tardo Medioevo in poi, con particolare attenzione al dibattito sviluppatosi nel corso del Settecento. Dopo l’annessione si avviò un serrato confronto sui metodi da adottare per risolvere l’annosa questione: fu creata, già nel 1870, una Commissione di studio per il risanamento dell’Agro romano, nel 1873 si avviarono le operazioni per l’alienazione dell’asse ecclesiastico, e tra il 1878 e il 1903 furono emanate tre leggi per la bonifica dell’Agro romano. L’azione del governo, segnata dalla necessità di un compromesso tra la volontà di conseguire gli obiettivi prefissati e gli interessi dei grandi proprietari terrieri, mostrò una scarsa efficacia sul piano pratico. La nota inerzia dei proprietari, attestata anche da diverse analisi sull’area in questione, insieme alla carenza di capitali furono tra le principali cause che impedirono il compimento dell’azione di risanamento dell’area.

Ben studiata per l’età contemporanea, soprattutto a partire dalla sua istituzionalizzazione a metà del XIX secolo, la pianificazione del territorio è ancora poco conosciuta per quanto riguarda i periodi precedenti. D’altra parte, se spesso è stata la costruzione statale e nazionale del territorio a essere analizzata, molto meno sono state trattate le esperienze locali o regionali di pianificazione territoriale. La letteratura, infine, si è rivolta più alle rappresentazioni del territorio che alle pratiche e ai progetti. Questo contributo si propone di comprendere un’impresa di valorizzazione di una provincia del regno di Francia, il Berry, attraverso l’opera di pianificazione del territorio di uno dei suoi grandi proprietari, il nobile e filantropo Armand-­Joseph de Béthune-­Charost. L’originalità dell’azione imprenditoriale di Béthune-­Charost risiede nel fatto che essa da un lato mira, attraverso una pianificazione integrata del territorio, allo sviluppo e all’arricchimento di una provincia, il Berry, di cui contribuisce a migliorare l’immagine. Ma, al contempo, dall’altro lato fa di tutto ciò un laboratorio di sperimentazione di modelli applicabili in altri luoghi, e l’elemento costitutivo di un sistema pensato alla scala dell’insieme del territorio francese, all’interno del quale al Berry viene assegnato il ruolo di crocevia e di piattaforma girevole.

L’articolo intende indagare sulla costruzione territoriale e paesaggistica della Marmilla, una regione storica della Sardegna centro-­meridionale, in età moderna. L’analisi delle strutture agrarie, del contesto politico-­istituzionale, del modello insediativo e della rete genealogica e patrimoniale delle famiglie aristocratiche e borghesi si pone l’obiettivo di verificare come questi elementi abbiano contribuito alla sopravvivenza dei villaggi, oggi esposti al fenomeno dello spopolamento. La prima parte dell’articolo si concentra sulle vicende feudali e sul riflesso nel sistema agrario e nel paesaggio. La seconda parte ricostruisce la rete genealogica e patrimoniale dei principali lignaggi aristocratici e dei gruppi borghesi, evidenziando la competizione per il potere economico e politico. Oltre alle fonti bibliografiche, le principali fonti archivistiche utilizzate sono di natura economica, catastale, comunitaria e notarile, secondo un approccio microstorico e di storia locale. Il lavoro si pone come base per futuri progetti di sviluppo locale e territoriale da attuarsi in prospettiva transdisciplinare, recuperando gli aspetti virtuosi del network tra comunità sviluppato durante l’età moderna e la prima età contemporanea.

L’articolo intende ricostruire un processo di produzione di località focalizzato sulla terraferma veneta occidentale e sulla comunità di Rovato. A partire dal XIV secolo lo sviluppo di questa area è stato significativamente modificato dalla costruzione di un’importante opera idraulica. Il canale, chiamato roggia Fusia, ha fatto diventare fertile, ricca e popolosa una zona prima poco abitata, cambiando sia la geografia sia le gerarchie politiche del territorio. La roggia Fusia è divenuta la più importante risorsa collettiva del luogo ed è stata anche al centro di forti conflitti, sia tra le comunità e i corpi territoriali sia tra i diversi corpi sociali. La comunità di Rovato ha saputo trarre i maggiori vantaggi dal canale e si è affermata come principale centro della Franciacorta. Le risorse collettive (l’acqua, i mulini, ecc.) erano condivise e gestite da un gruppo di famiglie, dette “originarie”, che avevano contribuito all’acquisizione del canale, tra XIV e XV secolo. Le stesse istituzioni del comune erano modellate sulla gestione dei commons e questo le rendeva molto efficaci nel tutelare i diritti sulla Fusia nei confronti di altre comunità e privati, ma tali assetti istituzionali, rimasti in vigore fino alla fine dell’antico regime, alimentarono la conflittualità interna.

Nel corso dell’età moderna, e non solo, la gestione e il possesso delle risorse naturali hanno dato origine a molte controversie, legate al sedimentarsi di diritti e giurisdizioni, all’evoluzione del contesto socioeconomico locale o regionale, ai mutamenti di ordine istituzionale e così via. Questi conflitti tendevano a essere particolarmente frequenti quando la disponibilità di queste risorse stava cambiando, sia a causa dell’azione umana sia a causa di specifiche condizioni ambientali. L’articolo si focalizza su una risorsa particolarmente soggetta a cambiamenti, vale a dire gli isolotti alluvionali fluviali e le aree golenali che, per effetto della naturale evoluzione del corso dei fiumi, si rendevano o meno disponibili all’occupazione antropica, alla rivendicazione giurisdizionale e allo sfruttamento economico. L’area indagata si concentra sul caso del fiume Ticino e sul tratto interessato dai possedimenti dell’Ospedale Maggiore di Milano, una prestigiosa istituzione assistenziale e uno dei maggiori proprietari terrieri della fertile bassa pianura lombarda, dove il controllo delle acque fluviali era molto importante per alimentare la fitta rete irrigua. Tra le fonti primarie sulle dispute per l’uso delle isole e delle aree golenali del Ticino, disponibili nell’archivio dell’Ospedale Maggiore di Milano, abbiamo condotto un’analisi integrata tra fonti scritte, disegni e cartografia, al fine di comprendere meglio l’intricata trama e l’uso sapiente di diversi documenti per attestare i diritti in una disputa.