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Il Convegno di Assisi è stato organizzato da un gruppo di donne, analiste, che hanno sentito l’urgenza e il desiderio di riflettere insieme sulle crisi globali della nostra epoca, sollecitate dall’esperienza della pandemia SARS-CoV-19. Di seguito i vissuti delle organizzatrici rispetto ai contributi del Convegno, ma anche all’esperienza così immersiva e totalizzante vissuta ad Assisi, un luogo di certo vivo, magico e simbolico. Ci siamo ritrovati, dopo mesi di isolamento, finalmente in presenza a parlare di pandemia, disastro ambientale, guerre, razzismo, disuguaglianza sociale, insomma del “fondo oscuro della natura umana” direbbe Jung, ma non solo in termini di denuncia passiva di fenomeni, ma soprattutto in una chiave vitale, di speranza, di spazio transizionale di pensiero necessario per una trasformazione personale e collettiva. L’Arca del racconto biblico, immagine scelta per il Convegno, diventa allora veramente la possibilità di sognare insieme aperture nuove di pensiero ed azione, come abbiamo cercato di fare nello spirito del Convegno con tutto il nostro essere. Ecco perché i contributi che seguiranno non saranno solamente un ripercorrere i concetti espressi dai relatori, ma anche e soprattutto i vissuti emotivi delle organizzatrici, quello che sono riuscite a fare proprio e a mettere in circolo.
Questo contributo riflette criticamente sulle potenzialità e i limiti interpretativi della produ- zione storiografica ambientale italiana e internazionale sul fascismo italiano. Fatta eccezione per pochi pionieristici interventi legati al mondo dell’industria pubblicati negli anni Novan- ta, gli studi di storia ambientale del fascismo si sono sviluppati negli ultimi quindici anni. Da una iniziale attenzione al contenuto “verde”, ai piani statali e alle fonti propagandistiche, essi hanno più recentemente guardato alle pratiche e hanno integrato l’ambiente nella e con la sto- ria sociale, economica, istituzionale, delle politiche del ventennio.
Questa nota mira a ricostruire il dibattito storiografico sulle campagne antiprotestanti pro- mosse dal cattolicesimo italiano durante il fascismo, mettendo in luce come esse influenza- rono profondamente le politiche del regime nei confronti delle denominazioni protestanti. Si tratta di un dibattito rilevante, che ha avuto un primo punto di svolta negli anni Settanta, ar- ricchendosi notevolmente a partire dalla seconda metà degli anni Novanta. La nota, ricostru- ite le principali linee di sviluppo della storiografia, analizza gli aspetti ideologici e storici della polemica antiprotestante di parte cattolica, sottolineando il ruolo che essa ebbe nel deli- neare i più complessivi rapporti della Santa Sede con il fascismo. Al centro dell’analisi è an- che la politica del regime nei confronti delle religioni di minoranza, della quale emergono gli aspetti tattici e contingenti e l’assenza di qualunque compiuta riflessione sulla questione del- la libertà religiosa.
La storiografia sulle forze armate del regime fascista conta ormai una produzione difficilmen- te riassumibile. Lo scopo di questa nota è affrontare gli studi con l’angolo prospettico offerto dalla storiografia internazionale degli ultimi anni. La nota evidenzierà le particolarità degli studi esteri rispetto a quelli italiani, focalizzando l’attenzione su alcune tematiche come il rapporto tra politica estera e guerra e la definizione della grande strategia del regime, la rivalutazione delle capacità di combattimento delle forze armate italiane, offrendo un confronto con la storiografia nazionale.
Nei primi anni Sessanta l’estrema destra italiana attraversa una fase di frammentazio- ne e riconfigurazione: la svolta moderata dell’unico partito neofascista, il Movimento socia- le italiano, interessato a consolidare la propria legittimità democratica, ha per conseguenza l’emergere di una moltitudine di organizzazioni, gruppi e sigle promotori di un’ideologia es- senzialmente anti-democratica, anti-egualitaria, razzista e antisemita. In questo contesto, l’ar- ticolo si propone di analizzare le origini e l’attività politico-culturale del gruppo di Ar, cellula di militanti neo-nazisti con base a Padova, fondata nel 1963 da Franco Freda, ideologo, libra- io e editore dell’area dell’estrema destra veneta. Attraverso l’analisi, da un lato, del pensiero e dell’itinerario biografico e militante di Freda e, dall’altro, dell’attività culturale promossa dal gruppo, l’articolo si propone di fornire un quadro contestuale utile a comprendere il proces- so dì radicalizzazione dei giovani militanti padovani che, nel 1969, si resero responsabili del- la campagna di violenze culminata nella strage di Piazza Fontana del 12 dicembre.
Ripercorrendone la genesi e l’evoluzione nel corso degli anni Settanta e Ottanta, il saggio propone una rilettura originale del pensiero di Enrico Berlinguer sulla “questione morale”. L’autrice mette in luce come la “questione morale” non riguardasse solamente il problema della corruzione dei partiti, ma investisse anche altri piani di analisi spesso trascurati. Il pri- mo riguarda la questione della divisione fra Nord e Sud del mondo e la crisi del modello di sviluppo capitalistico a fronte della quale Berlinguer propose una nuova “etica dello svilup- po”. Il secondo riguarda la crisi del governo pubblico dell’economia e il problema della spe- sa pubblica, la cui dimensione per Berlinguer assunse la rilevanza di un problema “morale”. Il terzo piano investe la “partitocrazia”, cioè l’occupazione dello Stato da parte dei partiti. Su questo nodo l’autrice propone una riflessione che inquadra il discorso berlingueriano nel cre- scente clima di antipolitica che avrebbe caratterizzato tutti gli anni Ottanta mettendone in ri- levo le analogie e le differenze con il sentimento antipolitico odierno e di allora.
La costruzione di un edificio da utilizzare come colonia estiva per i figli degli emigrati ita- liani, a Saint-Cergues Les Voirons, nei pressi di Ginevra, fu considerata dagli esuli antifa- scisti come una delle loro migliori imprese durante gli anni della dittatura. Sebbene esista- no importanti studi sui fuorusciti italiani in Svizzera e in Francia, la vicenda è stata quasi del tutto ignorata dalla storiografia italiana e soltanto da pochi anni ha iniziato a essere og- getto di studio in relazione al ruolo svolto per la salvezza di bambini ebrei. Luogo di prote- zione dai condizionamenti della dittatura fascista, dagli orrori della guerra civile spagnola, dalla tragedia del secondo conflitto mondiale e della Shoah, la casa di Saint-Cergues (inau- gurata nel 1933) rappresenta una sorta di paradigma della storia ambivalente dell’infanzia nel corso del Novecento: sempre più coinvolta nei conflitti armati e nella violenza e allo stesso tempo oggetto di un’attenzione specifica e di crescenti sistemi di protezione naziona- le e internazionale.
Dagli inizi del Novecento l’Italia cercò di avviare un più razionale sfruttamento agricolo del suo Oltremare. Al pari delle altre potenze coloniali europee si trovò ad affrontare anche la questione dell’“educazione agricola” dei sudditi africani, educazione che avrebbe dovuto ri- spondere tanto a esigenze politico-sociali quanto a quelle economiche finalizzate al miglio- ramento e all’aumento della produzione locale. Sulla base di fonti edite e inedite il presente contributo ricostruisce un quadro generale dell’istruzione agricola degli africani nelle colonie italiane prendendo in esame le riflessioni, i progetti e i risultati concreti di funzionari e agro- nomi dai primi anni del XX secolo sino al crollo dell’impero. L’articolo si pone l’obiettivo di chiarire quale fu il reale impegno dell’Italia liberale e soprattutto del fascismo su un aspetto importante dell’opera di propaganda agraria e quindi di assistenza tecnica nei confronti degli agricoltori africani.
L’articolo prende in esame l’evoluzione delle politiche monetarie italiane nel Benadir nel pe- riodo coloniale compreso tra il 1893 e il 1909. A partire dalla ricostruzione della circolazione monetaria dei territori benadiriani, viene analizzato il difficile e complesso approccio del governo coloniale alla situazione monetaria locale. In modo particolare, vengono ricostruiti e analizzati i principali interventi in campo monetario da parte degli amministratori italiani e le strategie di resistenza poste in essere dalle popolazioni locali.
Fra il 1912 e il 1940 le autorità italiane del Dodecaneso implementarono politiche demografiche, culturali e sociali volte a delimitare un nuovo spazio imperiale: pratiche coloniali di violenza e repressione si affiancarono a pervasive politiche di assimilazione culturale e ideologica, volte a creare una nuova identità soggetta per gli abitanti delle isole. Questo contributo presenta, anche attraverso fonti locali italiane e non, alcuni meccanismi dal basso di questo sistema: la selezione demografica implementata a cavallo della guerra greco-turca; l’impatto della creazione della cittadinanza egea; le politiche scolastiche e la creazione di contenuti educativi specifici per i giovani egei. Questo programma e le strategie di sopravvivenza implementate dalle comunità; hanno plasmato la memoria locale: essa rappresenta il periodo italiano in una chiave alle volte contraddittoria, alternando il topos dei “bravi italiani” e il risentimento per la subita riduzione a uno status quasi coloniale.
Discussione del volume Women’s History at the Cutting Edge. An Italian Perspective.
Il contributo si confronta con i saggi contenuti nel recente volume curato da Silvia Salvatici, “Storia delle donne nell’Italia contemporanea” (Roma, Carocci, 2022), facendo emergere l’originalità del patrimonio di studi accumulato sul tema negli ultimi decenni. Il testo si concentra sulla sfida metodologica proposta dal libro, che intreccia storia nazionale e storia globale e utilizza il genere come un prisma attraverso cui rinnovare la storia d’Italia dall’Unificazione ai decenni più vicini ai nostri.
Il colonialismo italiano tra età liberale e fascismo, Gli anni del regime fascista, Le destre in Europa fra le due guerre, Lo stato sociale in Italia, Personalità; dell’Italia repubblicana, Oppositori del fascismo, Per una storia della società italiana, Storie del tempo presente
This study provides a confine monetary arrangements equivalent to the acquisi-tion, venture, and organization of assets of an endeavor. It gives an examination of the budgetary soundness of Kazakh’s companies. The economy of Kazakh has a stable approach to financial and rich resources that lead to arrangements for a stable venture construction in the nation in addition to the quick improvement of the nations and modern area. It also inspects common attributes and highlights Kazakhstan Corporation’s accomplishments. It examines the establishment and execution of the financial management strategic technique of Kazakhstan enter-prises. Research examination strategies incorporate a complex of different investi-gations, measurable techniques, hypothetical and exact techniques, and investi-gate a range of studies. The consequence of the investigation gives the enterprises of Kazakhstan are serious in the local market and financial planning for oversee-ing companies resources for the continued existence into the market and making a decent revenue since revenue is a definitive execution of the ventures. The most critical factors of this study are significant financial stability by proper strategic planning, statistic model, and financial analysis. Consequently, the research hy-pothesis demonstrates the association between financial planning and financial stability.
Industrial policy that can include industrial programs, liberalization of trade, anti-trust policy or price of capital regulation, in the context of post-communist Ka-zakhstan with its historical particularities of institutions has distinctive features. In order to develop different sectors of economy Kazakhstan government imple-mented two sequential industrial programs for 2010-2019 period. It was expected positive effect of the industrial programs and another initiatives of industrial poli-cy on survivorship of companies inside the country. However, concentration rates of companies and retailers within 20 industries that are highly dependent on indus-tries within programs, were increasing during the period of programs realization and liberalization of trade. In order to estimate which of instruments of the indus-trial policy are effective we employ logistic regression model where competitive-ness of companies is dependent on observed factors. The secondary dataset con-sists of 2271 observations at firm level obtained from Euromonitor International and official sources of Kazakhstan government. We find significant impact of Herfindahl-Hirschman index of companies and an interest rate of the National Bank of Kazakhstan on survivorship of firms rather than other instruments of in-dustrial policy in this case. The more attention the government pays to these in-struments the more companies survive.
The purpose of this paper is to highlight for the first time the potential offered by this innovative technological opportunity in the coming years. The metaverse probably represents the boundary between the most avant-garde current innova-tions and, at the same time, what could be the possible development potentials of the near future. Through considerations on current knowledge and, above all, with the help of empirical evidence from the first business cases of metaverse applica-tions in the food sector, it is possible to understand how food companies can win in increasingly fierce international competition; it is necessary to invest more and more in economically, socially and environmentally sustainable strategic actions, above all in really new technological innovations. From the analysis of the first ex-isting case studies it is clear that the metaverse is certainly an innovation that opens up new sustainable economic possibilities, also for companies in the food sector. To date there are no other studies like this on this topic and, in particular, in the food system. However it is only a starting point for further future studies. Yet, it is already possible to identify the strategic potential of the metaverse.