Cosa c’è di più paradossale e straordinario di un dolore in una parte del proprio corpo vocata al piacere ed alla riproduzione, come gli organi genitali? È questo il dolore “inconfessabile”, che non osa dire il suo nome, perché evoca un sentimento di vergogna sociale ed intollerabili sensi di colpa, che finiscono col ritardare la diagnosi e procrastinare l’appropriato trattamento. Dolore pelvico idiopatico, vulvodinia, vaginismo, dolore perineale, vescica dolorosa e dolore associato ad endometriosi rappresentano i fenotipi più comuni di sindromi dolorose urogenitali. La prevalenza, ancorché sottostimata, registra di recente un forte incremento, e l’impatto sulla qualità complessiva della vita individuale e di relazione, e non soltanto sessuale, è devastante. La patogenesi è spesso multifattoriale, ma il ruolo dei fattori psicologici è manifestamente maggiore che in altre sindromi dolorose croniche. Il quadro clinico, spesso oggetto di passaggi e approcci inconcludenti tra specialisti di diversa formazione (e.g., ginecologo, urologo, neurologo, psichiatra), risulta refrattario a molti trattamenti, condannando il paziente ad uno stato di prostrazione e di frustrazione. L’ipnosi, nell’ambito un approccio multidisciplinare, può rappresentare la chiave di volta del destino terapeutico di questi sfortunati pazienti, restituendoli ad una vita degna di essere vissuta.