Il lavoro con le immagini, è sempre stata una specificità del metodo junghiano. Le immagini, d'altronde, attraverso cui si esprime l'Inconscio, gettano le loro radici non solo nell'individuale, ma anche nel collettivo, nell'universalità delle strutture mitiche e archetipiche. La cultura di ogni paese, d'altronde, è il prodotto di uno scambio creativo di linguaggi, simboli e immagini, sollecitato dalle storie e dagli incontri tra individui e gruppi, nel corso dei secoli.
Nel lavoro con gli adolescenti, utenti di un servizio psichiatrico territoriale semiresidenziale, attraverso il gioco simbolico e la scrittura creativa, creando un ponte tra realtà e fantasia, è possibile venire a contatto, gradualmente, non solo con il mondo interno, individuale dei ragazzi, ma anche con le culture di cui questi si fanno portatori. Il setting laboratoriale, gruppale, diventa, quindi, un contenitore di "esperienze condivise e individuative della realtà della psiche" (Berruti, 2018) nonché di una vera e propria cultura emergente, di cui ognuno è autore e testimone al tempo stesso. Perché il gioco simbolico, per il bambino ma anche per l'adulto, è sempre un gioco narrativo, sociale e culturale; ci racconta qualcosa di sé e dell'esperienza che questi fa del mondo esterno (Croci, 1998).
In questo scritto, sarà approfondito e spiegato il funzionamento del laboratorio "Game of Lives, tra la scrittura creativa e il gioco di ruolo", raccontando le storie di due ragazze, con un passato di episodi di violenza, abusi ed emarginazione sociale, dando voce, soprattutto, ai personaggi che queste hanno creato: il loro percorso di ricerca, crescita e trasformazione, attraverso le avventure condivise, le scelte intraprese, il gioco (nella sua sacralità e universalità), co-costruendo una nuova cultura, basata sull'accettazione, la conoscenza reciproca, l'integrazione, la comprensione e il rispetto dell'altro nella sua unicità di essere umano appartenente all'Universale, grazie all'utilizzo di immagini e strutture narrative archetipiche.