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Dopo la pandemia, diversi settori del mercato del lavoro hanno denunciato una situazione di sofferenza dovuta all’incapacità di reperire personale. Le cause di questa sofferenza sono state attribuite a diversi fattori, tra i quali la crisi demografica, il disallineamento (mismatch) tra competenze disponibili e competenze richieste e l’inefficacia delle politiche migratorie. Di rado vengono citati, in queste analisi, la disaffezione al lavoro e la “crisi dell’offerta”, come l’hanno definita Seghezzi e Sala (2024). Ripercorrendo la letteratura e i dati istituzionali relativi al lavoro nella fase post-pandemica, questo articolo rinviene nella disaffezione un elemento centrale per comprendere la crisi odierna. La sua tesi è che l’analisi di questa categoria, e il superamento della sua latenza nella letteratura, sia necessaria per ricondurre all’interno dell’organizzazione del lavoro le cause e le potenziali soluzioni dell’attuale carenza di personale.
Self-employment, once seen as enhancing work-life balance, is now associated with a negative impact on work-family conflict when children are involved. Recent studies reveal a correlation between self-employment and increased work-to-family conflict. This review aims to examine the work-family conflict factors influencing changes in self-employment status through a systematic analysis of literature from 2015-2023. The results indicate a lack of consensus regarding how self-employment affects work-family conflict due to occupational status and gender. Some argue that self-employment reduces conflict, while others claim it amplifies it, often contingent on the country’s support systems for childcare and parental leave. This study contributes to the ongoing debate on self-employment’s role in assisting parents, especially women, in achieving better work-family balance.
Questo articolo presenta una riflessione di ordine teorico e metodologico sulla ricerca-intervento nell’ambito della sociologia dell’azione e del soggetto (Touraine 1978, 1992) sulla base di alcune esperienze di ricerca condotte nel contesto sindacale condotte negli ultimi anni. Partendo dalla prospettiva teorica definita da Touraine e dai ricercatori e dalle ricercatrici che per oltre trent’anni hanno animato la vita intellettuale del Centre d’Analyse et D’Intervention Sociologique (CADIS), l'articolo approfondisce quattro dimensioni che caratterizzano dal nostro punto di vista la ricerca-intervento: a) la prospettiva della soggettivazione; b) l’attivazione degli attori e il ruolo trasformativo della ricerca-intervento; c) gli orientamenti valoriali; d) il dialogo e l’elaborazione collettiva. In particolare, si evidenzia il ruolo determinante che la ricerca-intervento assume per la comprensione dell'epoca moderna, poiché cerca di fornire agli attori sociali gli strumenti per riflettere criticamente attraverso un processo inter-soggettivo. Infine, l’articolo si sofferma sulle sfide di ordine metodologico nello studio delle trasformazioni del lavoro e della vita sociale.
L’articolo propone l’analisi aggregata delle rivendicazioni dei conflitti di lavoro espresse dai sindacati e dalle organizzazioni che rappresentano i lavoratori, singolarmente e in alleanze intra-sindacali, per comprendere se queste propongano l’elaborazione di una nuova cultura alternativa a quella neoliberista. Il contesto teorico recupera il concetto di enjeu di A. Touraine. Empiricamente, l’analisi è condotta su un dataset originale costruito attraverso il metodo dell’analisi degli eventi di protesta (PEA), che include gli scioperi e le altre proteste, registrati in Italia dal 2008 al 2018. I risultati evidenziano che nel sistema delle relazioni industriali prevalgono le rivendicazioni economiche e una politica difensiva promossa dai sindacati confederali. Anche se in maniera marginale, rivendicazioni politiche, unitamente a quelle economiche, spingono i sindacati confederali e autonomi a collaborare, insieme ad attori non tradizionali, nell’opposizione alle politiche governative nazionali. Tuttavia, la contestazione al neoliberismo rimane ai margini del conflitto industriale, promossa da sindacati autonomi e gruppi autorganizzati di lavoratori.
Questo contributo si propone di rileggere l’esperienza dei disoccupati organizzati di Napoli alla luce del concetto di “posta in gioco” di Touraine. Ci siamo dunque chiesti: qual è la posta in gioco per la quale si mobilitano i disoccupati organizzati? E inoltre è lecito definirlo “nuovo movimento sociale” nel senso attribuitogli da Touraine? Dopo aver descritto l’evoluzione del ciclo di lotte dei disoccupati organizzati, che comincia a metà degli anni Settanta del secolo scorso, passiamo a individuare la posta in gioco delle mobilitazioni dei disoccupati organizzati in una diversa rappresentazione di sé come componente del proletariato marginale, non in quanto “lazzari”, e nella conseguente ricerca di forme di riconoscimento non solo sul piano identitario e culturale ma anche politico e sindacale.
Il testo prende in considerazione il contributo fornito dagli studi di Alain Touraine per la costruzione di una sociologia dell’organizzazione del lavoro. In primo luogo, la ricerca sulle diverse fasi tecnologiche svolta presso lo stabilimento di Billancourt della Renault ha reso evidente la complessità dell’organizzazione del lavoro come oggetto di studio, mostrando come in ogni singola fase si strutturano intorno alla tecnologia il sistema delle qualifiche professionali, le caratteristiche del lavoro svolto o i rapporti sul luogo di lavoro, sia quelli tra pari sia quelli gerarchici, fino al valore attribuito socialmente al lavoro. Le proposte più generali avanzate in seguito con la sua sociologia dell’azione sono poi utili ad una lettura della organizzazione del lavoro come posta in gioco nei conflitti. Alla luce di questi contributi l’analisi si sofferma infine sulle caratteristiche della organizzazione del lavoro in presenza della tecnologia informatica
L’articolo ha l’obiettivo di mostrare la fecondità analitica del lavoro di Touraine per lo studio del conflitto. Svolge questo compito in due riprese: nel secondo paragrafo si dedica alla concettualizzazione di Touraine sul movimento operaio, ponendolo in relazione con le controversie storiografiche relative soprattutto alla Gran Bretagna dell’Ottocento e dei primi del Novecento, mentre nel terzo si occupa del dibattito che si sviluppa intorno ai movimenti più recenti, dai c.d. nuovi movimenti sociali alle mobilitazioni in varie aree del mondo nei primi decenni del nostro secolo. Ma, nel valutare il contributo di Touraine allo studio del conflitto, non si può ignorare la divaricazione di approcci teorici che esiste in questo campo della sociologia. Nel primo paragrafo, infatti, l’articolo prende in considerazione l’altro paradigma nello studio del conflitto, originatosi negli Stati Uniti. Argomenta sulla sua unitarietà, ne sottolinea le differenze con l’approccio azionalista e avanza anche una ipotesi sulla genealogia della biforcazione.
This article analyses the emergence of a new political generation of progressive activists in the U.S. since 2008, and documents their growing engagement in labor organizing. It is argue that this development has inverted the dynamic Alain Touraine wrote about in the 1980s: rather than the new social movements learning from the traditional workers’ movement, activists with experience in those movements are building on those political experiences to revitalize and transform the labor movement. I also suggest that this new political generation may embody the ‘return of the actor’ that Touraine envisioned in the 1980s.
This article sets out to analyse the singular place Touraine gave to work in the construction of his sociology. Firstly, work is at the heart of societies, the very thing on and around which social and political life is organised. Then, on a second level, it is the stage on which issues of identity recognition and the struggle for equality and dignity are played out. In both cases, a sociology of work means proposing a general framework for understanding society.
L’articolo esplora l’evoluzione del lavoro e dei conflitti sociali, con particolare attenzione al pensiero di Alain Touraine. I conflitti, elementi chiave nello sviluppo sociale, variano secondo il modello di società: industriale, post-industriale, nazionale o istituzionale. Il lavoro, un tempo centrale nella coscienza operaia e nei movimenti sociali, ha perso la sua posizione storica preminente, riflettendo il declino della sinistra, incapace di rispondere a nuove realtà post-industriali. La democrazia emerge come unica strada per conciliare diversità sociale e coesione, ma la crisi della sinistra, divisa e indebolita, è aggravata dall’ascesa di movimenti populisti e dall’erosione di ideali storici. Alla luce di queste riflessioni, l’articolo pone l’accento sul processo di rinnovamento della sinistra attraverso nuovi movimenti sociali, proponendo un equilibrio tra bisogni sociali, questione ambientale e identità individuali.
Il riemergere dell’attenzione sociologica sui conflitti di lavoro rivela non solo la presenza di nuovi e vecchi attori e nuove e vecchie forme di espressione, ma anche diversi contenuti. La traiettoria della sociologia tourainiana offre spunti per studiarne i diversi contenuti come “posta in gioco”, corrispondente a tre fasi che si sovrappongono: organizzazione del lavoro e labour process; nuove identità collettive e coalizioni con nuovi movimenti sociali; soggettività e diritti individuali. Con riferimento ai contributi in questo numero speciale, si rivisita la rilevanza internazionale di questo approccio interpretativo.
L’articolo riprende, ricomponendole in una sintesi originale, alcune riflessioni tratte dalle relazioni presentate al Convegno “Adolescenza e criminalità: l’intervento giudiziario e la devianza minorile tra archetipi, miti e realtà” organizzato a Genova dalla Sezione ligure dell’Aimmf il 6 ottobre 2023. Nei mesi precedenti si erano svolte le proiezioni di due film, il cui tema era legato alla deprivazione e alla devianza minorile, con discussione aperta al pubblico, i cui risultati hanno ispirato i temi del convegno.
Le differenti forme di incapability e di deprivazione degli adolescenti che commettono reato richiedono ai servizi della giustizia e della comunità territoriale di implementare sinergie generative per integrare gli interventi psico-socio-educativi classici con il paradigma riparativo e con proposte esperenziali inconsuete per i ragazzi. L’obiettivo è quello di sostenere e accompagnare gli adolescenti a uscire dalle loro zone di confort, dove ripetono comportamenti a rischio di strutturarsi in termini devianti anche per l’incapacità di immaginarsi pensieri e azioni alternativi, L’Ufficio di Servizio sociale di Brescia da tempo si sta ponendo al centro delle reti territoriali per offrire esperienze di trekking di gruppo, di welfare culturale, di giochi collettivi e di giustizia riparativa.
Il racconto appassionato di un’esperienza che ha reso concreta la speranza di riscatto.