RISULTATI RICERCA

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The realm of healthcare decision-making remains inadequately explored, specifically in assessing the psychometric characteristics of tools like the Provider Decision Process Assessment Instrument (PDPAI). This study aims to fill this void by examining decisional conflict among resident trainees and experienced consultant physicians. We approached a total of 347 physicians using a convenient sampling method from tertiary care hospitals. The analysis encompassed (i) factorial validity of PDPAI through confirmatory factor analysis (CFA) and evaluating the single group CFA models and (ii) multigroup CFA models, (iii) examining factorial invariance among residents’ trainees and experienced physicians' groups, (iv) Rasch analysis assessing the individual item impact on the subdomains, (v) internal consistency (vi) convergent and discriminant validity. The bi-factor model adequately fit the data as all factor loadings (0.44-0.70) were statistically significant (p < 0.05). The bifactor model supported the global construct or the sub-domains as suitable measurement models. The PDPAI showed invariance for use across two physician groups. Physicians encountered greatest difficulty in item “I was clear what treatment would be best for this patient.” [MNSQ Infit/Outfit: 1.327/1.278] and found the easiest item “It was easy to identify all of the considerations that affect the decision” [0.902/0.869]. Adequate internal consistency was revealed through Cronbach and Omega coefficient values. Convergent and discriminant validity of PDPAI was supported by correlating with team decisionmaking questionnaire and compassion fatigue respectively. The PDPAI's validated cross-group invariance highlights it's applicability to a diverse range of physician groups, guiding tailored interventions.

Francesca Ranghetti, Sarah Miragoli, Paolo Giulini, Benedetta Rho, Laura Emiletti, Marina Contino, Elvira Tassone, Umberto Battaglia, Elisabetta Corbucci, Silvia Merli, Susanna Murru, Luca Milani

Early Network-based Action Against Violent Behaviors to Leverage victim Empowerment: Results from an action-research plan

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 3 / 2024

The ENABLE project, which aims to implement the ZEUS protocol at the national level, aims to activate specific interventions to prevent violence against women by going directly to individuals who have been admonished for domestic violence or stalking, thus implementing a system of protection towards victims. A second objective concerns the implementation of a training intervention aimed at project workers and law enforcement officers. The topic of gender-based violence, identification and management of situations at risk of escalation through the construction of shared operational practices was the subject of the training. Following the trainings, a quantitative survey was administered to law enforcement officers (both training participants and non-trainees) to assess their knowledge of the instrument of warning, referral to treatment and specific forms of gender-based victimization, use of referrals to treatment, and knowledge of gender-specific forms of victimization. The results showed significant differences between participants versus non-participants to ENABLE training, with respect to intervention effectiveness, awareness and knowledge related to the training. With regard to the admonished and petitioning parties, two different surveys were administered aimed at investigate, at the end of intake, clinical and individual adjustment variables (in terms of depression and posttraumatic symptoms, coping strategies, risk of victimization, and adverse childhood experiences). The results showed significant differences between the two groups (admonished versus instant parties), particularly with regard to the depressive and post-traumatic risk variables, with the instant parties being more likely to be exposed to this condition than the admonished.

Nel presente articolo l’autrice parlerà, in particolare, di come l’elaborazione di alcune dinamiche e vissuti sperimentati in terapia con la paziente le abbia permesso di dare un nuovo senso a ciò che la paziente portava e ai suoi vissuti di controtransfert, troppo presto interpretati secondo un modello “dato”. Disponibile a vivere l’incertezza di cui parla Jung e cogliendo la necessità di mettere in discussione il rapporto con i padri/analisti, ha potuto così modificare l’approccio al lavoro ed attivare una profonda riflessione sul suo assetto analitico.

Guido Maria Lattanzi

Medusa / Fenice. Linguaggio e tempo in trasformazione

STUDI JUNGHIANI

Fascicolo: 60 / 2024

La galassia delle identità di genere non binarie è una frontiera del pensiero psicoanalitico contemporaneo, un terreno accidentato su cui diversi presupposti teorici mostrano i propri limiti. Sono mondi fluidi, in continua evoluzione, carichi di potenziale trasformativo per gli individui che li abitano, così come per i clinici che vi si confrontano. Nel presente articolo l’autore indaga questi concetti attraverso il caso clinico di una persona adolescente AFAB (Assigned Female At Birth) che si interroga sulla possibilità di iniziare un percorso di transizione di genere. Lungo il tragitto emergono dubbi, domande, spunti che richiedono una radicale messa in discussione di presupposti e definizioni. Sarà quindi necessaria una contaminazione di competenze trasversali, dalla fenomenologia agli studi di genere, attraverso un’analisi del simbolismo onirico, archetipico e alchemico di matrice junghiana, che vengono messe in dialogo alla ricerca di una chiave di accesso a tali modalità di essere nel mondo. Per fare ciò bisognerà adottare una nuova postura, non vincolata a descrizioni precostituite o a vertici di osservazione binari e normocentrici, più vicina all’esperienza del corpo e del tempo vissuto di queste soggettività dinamiche.

Antonio de Rienzo

Lo specchio infranto. Note su perversione e vitalità nel campo transferale

STUDI JUNGHIANI

Fascicolo: 60 / 2024

Questo articolo si propone di raccontare la nascita di una relazione terapeutica, attraverso uno stile in cui le formulazioni teoriche derivano dalla fenomenologia dell’esperienza clinica e non viceversa. Da questa prospettiva, la protagonista del racconto è l’evoluzione della relazione stessa, e la seduta analitica somiglia ad una sessione di improvvisazione jazz in cui il tema musicale si struttura gradualmente, prendendo forma nel corso dello svolgersi del brano. Restano all’analista dei punti fermi: la stabilità del setting e la consapevolezza che in corso d’opera non si potrà non citare alcuni elementi teorici (motivi standard). Concretamente, il testo descrive alcuni momenti della terapia analitica con Susanna, una paziente intelligente e vitale che adottava una serie di importanti difese dissociative di tipo perverso, che pur proteggendola dal rischio di un crollo psichico le rendevano la vita estenuante e ripetitiva. Dalla narrazione emergono tre temi strettamente interdipendenti: 1. Il racconto del modo in cui la coppia analitica riesce a liberarsi da modalità relazionali cicliche e sclerotizzate ed acquisisca una capacità relazionale più flessibile, in cui si può stare in uno spazio transizionale dove non c’è completa separazione né fusione assoluta. 2. La formulazione di alcune ipotesi sul legame tra trauma complesso e formazione di strutture dissociative di tipo perverso. 3. Il lavoro dell’analista sul proprio controtransfert, che evidenzia come nel campo transferale vi sia un rapporto circolare tra sensazioni somatiche, rêverie ed insight teorici.

Cristina Brunialti

Disabilità: riflessioni analitiche

STUDI JUNGHIANI

Fascicolo: 60 / 2024

Il presente lavoro si basa sull’esperienza personale e clinica dell’autrice, maturata con portatori adulti di disabilità fisica e psichica, con genitori di figli diversamente abili e attraverso il lavoro di analisi, supervisione e formazione con gli insegnanti specializzati sul sostegno. L’analisi dei vissuti personali che spingono un insegnante a formarsi e a svolgere questa particolare attività professionale rappresenta un aspetto fondamentale del loro processo formativo e identitario. In particolare, secondo una visione junghiana, il poter riflettere profondamente sulla motivazione relativa a questa scelta professionale consentirebbe all’insegnante di sostegno di poter svolgere la sua professione mantenendo anche un’attenzione al suo mondo interno e quindi alla sua salute psicofisica. In questo senso, il poter riflettere sulle conseguenze di una scelta così complessa e delicata, potrebbe prevenire forme di stress lavoro correlato, che sappiamo essere molto comuni in tutte le professioni di aiuto. Secondo un orientamento analitico, lo scritto interpreta la funzione psicoeducativa dell’insegnante di sostegno in relazione al contesto storico e culturale attuale, correlandolo agli accadimenti del secolo scorso. In particolare, ci si riferisce all’eredità di un’Ombra gigantesca e scomoda, rappresentata dall’Olocausto; lo sterminio di disabili, di zingari, di omosessuali e del popolo ebraico. L’insegnante di sostegno, secondo questa ipotesi, si farebbe carico inconsciamente di alcuni aspetti profondi ponendosi come portavoce dell’alunno disabile, consapevolmente o meno, offrendosi come una sorta di collegamento tra l’alunno disabile e il resto del mondo scolastico (altri alunni, insegnanti…). Se l’insegnante di sostegno avesse accesso ad un processo di presa di consapevolezza, condurrebbe presumibilmente sé stesso e la collettività verso un gradino di sviluppo psico-sociale e culturale rispetto alla disabilità e al concetto di diversità in generale.

A cura del Comitato di Redazione

Editoriale

STUDI JUNGHIANI

Fascicolo: 60 / 2024

Stefano Candellieri, Davide Favero

6th IAAP European Conference of Analytical Psychology, Siracusa, 30 agosto-1 settembre 2024

STUDI JUNGHIANI

Fascicolo: 60 / 2024

La presente relazione descrive, dal punto di vista degli autori, la sesta edizione della IAAP European Conference of Analytical Psychology, congresso internazionale tenutosi a Siracusa dal 30 agosto al 1 settembre 2024, dal titolo Analytical Psychology When Time is Out of Joint. Il congresso è stato preceduto quest’anno da un’importante novità, cioè dalla prima IAAP European Conference on Childhood and Adolescence Psychology, evento di grande importanza per la focalizzazione dello sguardo della comunità junghiana sul mondo delle giovani generazioni. La contiguità temporale dei due eventi ha prodotto un positivo contagio psichico e culturale, e anche il Congresso Europeo si è così trovato ad accogliere tematiche e interrogativi sui giovani e sul futuro, tanto più stringenti nel mondo complesso e in rapida trasformazione nel quale ci troviamo a vivere.

Stefania Baldassarri, Maria Claudia Loreti, Stefano Carpani

Recensioni

STUDI JUNGHIANI

Fascicolo: 60 / 2024

Beatrice Lomaglio

Editoriale

FOR - Rivista per la formazione

Fascicolo: 3 / 2024