RISULTATI RICERCA

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Vincenzo Auriemma, Caterina Galdiero, Gennaro Iorio, Rosario Marrapodi, Marcello Martinez

Technostress and conflict: a systematic literature review

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 1 / 2024

The purpose of this literature review is to highlight the relationship between technostress and conflict, which is having great resonance in various fields, including economics, sociology and psychology. The theme has different declinations, becoming a polysemic concept and applicable, in a broad sense, in any sphere of our lives. We need only think of the extent to which technology pervades our lives, for example wearable devices for health monitoring, work that is carried out entirely through technological devices, leisure time that is increasingly devoted to online activities, the opening up of the metaverse and artificial intelligence in the world of work. By using knowledge graphs and bibliometrics, the aim of the paper was to systematically analyse (qualitatively and quantitatively) and synthesise literature that addresses the relationship between conflict and technostress. We discuss the main research topics, current challenges and the status of studies on the topic, in order to provide a reference for researchers conducting related studies, laying the foundation for possible areas of future development and empirical analyses.

Eleonora Costantini, Tommaso Fabbri, Nicoletta Manzini

Tecnologia e digitalizzazione in ambito socio-sanitario: vincoli e opportunità di contesto per le organizzazioni di Terzo Settore

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 1 / 2024

Il crescente dibattito nazionale intorno alla trasformazione digitale del welfare ri-serva scarsa attenzione al ruolo che i sistemi regionali di governance possono agire nel processo, in qualità di vincoli all’adozione o driver di sviluppo, in particolare rispetto alle organizzazioni coinvolte nell’erogazione di servizi e prestazioni. Ana-lizzando l’introduzione di applicativi digitali nel settore socio-sanitario - in due cooperative che operano in Emilia-Romagna e Lombardia - questo lavoro intende proporre alcune prime riflessioni intorno al modo in cui i sistemi regionali di welfare possono giocare un ruolo nei processi di digitalizzazione e l’eventuale emergere di pattern di innovazione digitale nelle organizzazioni di Terzo Settore. Attraverso i primi due paragrafi viene definito il quadro teorico di riferimento; segue la descri-zione dell’oggetto – le due cooperative selezionate come studi di caso – e del pro-cesso di analisi. Alla descrizione dei principali risultati, segue una loro discussione e la formulazione di riflessioni conclusive.

Maja Roch, Raffele Dicataldo, Simone Giacometti

Tante lingue, un’unica storia: lo sviluppo della competenza narrativa nel bilinguismo

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2024

Le narrazioni sono parte importante dello sviluppo linguistico del bambino e rappresentano una delle modalità comunicative privilegiate nella prima infanzia. Offrono un modello comunicativo complesso pertanto l’analisi della competenza narrativa consente di ottenere molteplici informazioni che riguardano i diversi livelli di elaborazione linguistica e la loro integrazione. Per questo motivo riveste particolare interesse l’analisi della competenza narrativa nei bambini bilingui in cui risultano essenziali tre temi.Il primo riguarda il confronto tra le lingue parlate dal bambino in quanto analizzando le differenze e le similitudini nelle capacità narrative si possono fornire preziose indicazioni sul modo in cui i bambini bilingui acquisiscono e utilizzano il linguaggio in contesti diversi. Il secondo tema analizza la microstruttura e la macrostruttura delle narrazioni prodotte nelle lingue parlate dai bambini bilingui con lo scopo di esplorare dettagliatamente sia gli aspetti linguistici che strutturali delle storie raccontate. Il terzo tema indaga l’applicazione della competenza narrativa nel contesto clinico. Qui l’attenzione si focalizza sull’utilizzo della narrazione come strumento di valutazione e intervento nei bambini bilingui con difficoltà comunicative e/o linguistiche, offrendo approfondimenti preziosi per i professionisti.La ricerca condotta fino ad oggi sembra suggerire che lo sviluppo della competenza narrativa nei bambini bilingui segua una traiettoria evolutiva simile a quella osservata nei coetanei monolingui. Nelle prime fasi dell’acquisizione di una seconda lingua, i bambini bilingui mostrano una competenza narrativa migliore nella loro lingua dominante. In seguito, soprattutto grazie all’intervento della scolarizzazione – particolarmente quando questa avviene nella seconda lingua o nella lingua maggioritaria – la competenza narrativa tende a svilupparsi più rapidamente rispetto a quanto accade nella lingua d’origine. Questo dato suggerisce la rilevanza di mettere in atto un’educazione al bilinguismo che preveda il potenziamento della competenza narrativa sia nell’ambiente domestico che in quello scolastico. Infine, l’analisi della competenza narrativa rientra sempre più spesso nell’assessment clinico del bambino bilingue in quanto, attraverso una misurazione veloce, semplice ed ecologica, fornisce molteplici e ricche informazioni sullo sviluppo comunicativo del bambino bilingue, aiutando il clinico a differenziare i profili bilingui tipici da quelli a rischio di difficoltà.

Nella nostra società occidentale e industrializzata c’è un numero sempre crescente di soggetti plurilingue, che sono individui che conoscono almeno due lingue distinte. C’è una recente attenzione verso i bambini bilingue e come questi imparano a parlare. Una domanda di ricerca recente e che questo lavoro prova a rispondere è: come riabilitatare le abilità linguistiche di bambini bilingue che hanno difficoltà di linguaggio? Per provare a rispondere a questa domanda, all’interno di questo documento, si è partiti dalla necessità di analizzare i testi delle linee guida nazionali e internazionali, redatte dalle istituzioni di competenza che sono considerate come la bussola che guida l’operato dei professionisti sanitari che riabilitano le abilità comunicativo-linguistiche, ovvero il logopedista. Successivamente, è stata condotta una rassegna della lettura inerente questo asse di ricerca, a partire dal fatto che è opportuno analizzare le evidenze scientifiche disponibili in letteratura che possono essere di supporto per promuovere una pratica clinica logopedica basata sulle evidenze scientifiche. Lo step successivo è stato quello di analizzare quali sono gli strumenti, le evidenze, le strategie teoriche e pratiche a disposizione dei logopedisti al fine di aumentare la possibilità di raggiungere gli obiettivi riabilitativi efficacemente. In- fine, considerando lo stato dell’arte e l’assenza di evidenze scientifiche valutate nella presa in carico riabilitativa di bambini bilingue con difficoltà di linguaggio, è stata descritta una proposta di progetti sperimentali che la comunità scientifica può condurre al fine di iniziare a costruire le fondamenta di proposte riabilitative basate su evidenze scientifiche raccolte nel contesto italiano.

Stefania Millepiedi, Bruno Sales

DPL e DSA nei bilingui: il difficile dilemma diagnostico

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2024

Il presente articolo si prefigge di delineare le aree di indagine utili per la valutazione clinica dei disturbi primari del linguaggio (DPL) e dei disturbi specifici di apprendimento (DSA) nella condizione di bilinguismo, in bambini che imparano l’italiano come seconda lingua (L2). Si tratta di una popolazione estremamente eterogenea, sia per fenotipi clinici, che per fattori ambientali, che per timing dell’esposizione. Ci focalizziamo in particolare sulla tipologia di bilinguismo che viene definito sottrattivo, quello in cui il valore sociale della lingua madre (L1) è poco riconosciuto. A partire dall’approccio diagnostico, ormai consolidato, dei disturbi del neurosviluppo in cui variabili fenotipiche si intersecano con variabili ambientali in un continuum temporale, si applicherà lo stesso approccio anche a questa particolare popolazione di bilingui. Si passerà quindi a delineare quali possano essere i passaggi fondamentali dell’anamnesi, della valutazione clinica sia nei DPL che nei DSA e quali elementi ambientali e temporali debbano essere tenuti in particolare considerazione.

Maria Teresa Guasti, Chiara Saponaro, Letizia Raminelli

L’acquisizione dell’italiano come seconda lingua da parte di bambini con mandarino o arabo come prima lingua

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2024

In questo articolo, discuteremo due aspetti dell’acquisizione bilingue: il meccanismo del transfer e il tempo di esposizione effettiva alla seconda lingua. Il primo consiste nel fatto che una proprietà linguistica acquisita nella prima lingua (L1) possa facilitare l’acquisizione della stessa anche nella seconda lingua (L2). In altri termini, nell’acquisizione della L2, i bambini possono beneficiare dall’aver già imparato proprietà analoghe nella L1. Discuteremo l’importanza del secondo nel valutare l’acquisizione di competenze linguistiche. Il tempo effettivo di esposizione può essere determinato solo sulla base di questionari dettagliati che indagano la situazione linguistica dei bambini. Per questo motivo parleremo anche di quali siano i questionari disponibili per l’italiano L2. Per trattare questi aspetti caratteristici dell’acquisizione bilingue, prenderemo in esame alcuni studi che hanno coinvolto bambini bilingui parlanti due lingue molto diverse tra loro: nello specifico, bambini con l'italiano come L2 e con l’arabo o il mandarino come L1. Nel primo caso ci concentreremo sull’acquisizione dei pronomi clitici che, essendo presenti sia in arabo che in italiano, possono quindi essere esemplificativi del meccanismo del transfer. Il confronto tra le prestazioni in italiano dei bambini arabofoni e quelle di bambini con altre L1 mostra che non solo il transfer, ma anche il tempo di esposizione effettiva alla L2 giocano un ruolo cruciale nell’acquisizione di questi pronomi. Successivamente ci concentreremo sull’italiano L2 di bambini con mandarino L1, analizzando l’acquisizione delle frasi relative, del numero e del genere grammaticale. Anche in questi casi esamineremo il ruolo facilitatore del transfer, ma lo faremo in due contesti leggermente diversi. Nel primo caso, infatti, le proprietà linguistiche in questione (cioè, le frasi relative e il numero grammaticale) sono presenti in entrambe le lingue; nel secondo, invece, l’aspetto linguistico analizzato (il genere grammaticale) viene espresso solo in una delle due (l’italiano).

Giovanni Giulio Valtolina

Il bilinguismo nei bambini con background migratorio

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2024

La trasformazione che, negli ultimi decenni, la società italiana ha subito a seguito dell’immigrazione pone alla scuola sfide impegnative, prima fra tutte quella di trovare strategie e metodologie efficaci per far apprendere la lingua italiana agli alunni con background migratorio. Anche a seguito dei nuovi sviluppi nell’ambito delle neuroscienze, è emerso il concetto di translanguaging, che promuove la mescolanza intenzionale delle lingue in classe, per sfruttare l’intero repertorio linguistico dei bambini bilingui. Le ricerche hanno mostrano che le strategie di translanguaging possono facilitare l’apprendimento linguistico e il trasferimento concettuale dalla L1 alla L2. Occorre quindi implementare metodologie che valorizzino e supportino lo sviluppo di un repertorio plurilingue, in un’ottica di inclusione e formazione dei futuri cittadini.

Antonella Sorace, Maria Luisa Lorusso

Effetti linguistici e cognitivi del multilinguismo, tra miti e realtà

RICERCHE DI PSICOLOGIA

Fascicolo: 1 / 2024

Parlare abitualmente più di una lingua sta diventando progressivamente la norma più che l’eccezione. Comprendere esattamente quali siano i vantaggi (e i possibili svantaggi, se ci sono) di questa nuova condizione è imprescindibile se si vogliono effettuare scelte informate e consapevoli sulla gestione delle situazioni di multilinguismo nella nostra società, che interessano vari livelli (dalla scuola ai servizi alle istituzioni) e richiedono modelli organizzativi adeguati oltre a nuovi paradigmi culturali. I miti ancora diffusi che nascono dal timore che la convivenza di più lingue e culture in uno stesso territorio possa rappresentare motivo di confusione e costituire ostacoli per lo sviluppo dell’individuo e il benessere dei gruppi possono essere oggi sfatati dalle evidenze scientifiche. La ricerca ha infatti dimostrato che il multilinguismo non costituisce uno svantaggio per lo sviluppo cognitivo e linguistico e che anzi può portare dei vantaggi per la sua capacità di stimolare le funzioni esecutive, la metacognizione, la Teoria della Mente, fino ad arrivare alla capacità di empatia. Perché tali vantaggi si manifestino sono tuttavia necessarie alcune precondizioni, che includono sufficiente quantità, qualità e varietà dell’esposizione alle due o più lingue e un atteggiamento positivo verso ognuna delle lingue parlate.

FeDerSerD - Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle diipendenze

FeDerSerD Informa n. 37

MISSION

Fascicolo: 67 / 2024

Nonostante la guida in stato di ebbrezza sia stata oggetto, a partire dagli anni Novanta, di numerose campagne nazionali e locali e di programmi e interventi di prevenzione e promozione della salute, il problema non può considerarsi risolto. Se possiamo ritenere che vi sia una maggiore informazione rispetto al passato, cos’è che spinge a mettersi alla guida dopo avere bevuto nonostante la consapevolezza dei rischi? Questa è stata la domanda che ha dato origine a uno studio condotto nell’ambito del Master EMDAS (European Masters in Drugs and Alcohol Studies) su cui si basa questo articolo. Lo studio ha coinvolto 170 giovani tra i 18 e i 30 anni residenti in provincia di Bergamo attraverso una indagine anonima online finalizzata a rilevare in particolare il rapporto tra consapevolezza dei rischi e comportamenti agiti. I risultati sono confrontati e discussi alla luce delle evidenze che emergono dalla letteratura a livello europeo e internazionale. Lo studio fornisce informazioni interessanti sulle motivazioni che spingono i giovani a guidare dopo aver consumato alcolici e forniscono elementi utili alla progettazione di interventi preventivi mirati e di strumenti di valutazione dell’efficacia degli stessi.

Valentina Generani, Serena Marchesi

Delirio e gioco d’azzardo: la fuga dalla realtà

MISSION

Fascicolo: 67 / 2024

This article aims to highlight, through the narration of a clinical case, the possible interactions between Pathological Gambling Disorder and psychotic symptoms; in particular we talk about delirium within a NAS Psychosis, through the narration of a clinical case of a patient who passed through the Lodi Addiction Service.

Marco Riglietta

Disturbo da uso di alcol e terapie farmacologiche: a che punto siamo?

MISSION

Fascicolo: 67 / 2024

Il disturbo da uso di alcol ha eziologia, patogenesi e manifestazione clinica sicuramente complesse in cui meccanismi genetici, storie traumatiche, contesto sociale e familiare determinano l’evoluzione della malattia e la possibilità di remissione della stessa. D’altra parte, altre patologie, ben più diffuse nella società occidentale, diabete o ipertensione a mero titolo di esempio, condividono la stessa complessità eziologica, di patogenesi e di manifestazioni cliniche. L’intervento su queste patologie è sicuramente farmacologico ma non solo: si accompagna ad un intervento motivazionale, ad un counselling continuo per monitorare l’aderenza alle terapie, spesso si sovrappone un intervento psicoeducativo con indicazioni nutrizionali oltre che comportamentali (attività fisica). Sicuramente un diabetico o un iperteso avranno una prescrizione farmacologica nella quasi totalità dei casi; in alcologia solo il 30% dei pazienti ha una terapia farmacologica prescritta e spesso si tratta di farmaci che non hanno un’indicazione specifica (ansiolitici, antidepressivi etc.) Insomma, gli “alcolisti” sono trattati, sostanzialmente, con un intervento psico-socio-educativo.

Roberta Marenzi, Liliana Praticò, Andrea Corbetta, Giovanni Plebani, Manuel Cornolti, Marta Vaiarini, Marco Riglietta

Buprenorfina impianto sottocutaneo: prime valutazioni sull’utilizzo in un SerD

MISSION

Fascicolo: 67 / 2024

Il disturbo da uso di oppioidi (DUO) rappresenta ancora oggi la patologia più rappresentata nella popolazione che afferisce ai servizi ambulatoriali per le dipendenze. Tutte le linee guida internazionali definiscono il trattamento con agonisti degli oppiacei il Gold Standard del trattamento. Nonostante questo, in Italia la stima relativa alla copertura con questa terapia delle persone con un DUO (1, 2, 3, 4, 5) supera di poco il 40% (6) Il DUO può essere trattato attraverso la terapia di mantenimento con oppioidi in combinazione con il supporto psicosociale, ma per essere efficace, la terapia di mantenimento con oppioidi deve essere mantenuta regolarmente per un periodo di tempo prolungato. La buprenorfina (BPN) è uno dei trattamenti farmacologici più comuni e fino ad oggi si basa sull’assunzione di compresse o di film sublinguale. Negli ultimi anni sono stati introdotti sul mercato formulazioni Long Acting iniettabili in preparazioni settimanali o mensili ed una formulazione come impianto sottocutaneo della durata di 6 mesi. Gli impianti di Buprenorfina consentono un percorso di trattamento più flessibile con approcci individualizzati e sono stati associati a importanti benefici sia per la qualità della vita del paziente che per l'onere sui sistemi sanitari. Nell’articolo descriviamo l’esperienza clinica condotta in un servizio ambulatoriale per le dipendenze.