RISULTATI RICERCA

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Stefano Polimanti

Riflessioni sulla riabilitazione psichiatrica

PSICOBIETTIVO

Fascicolo: 1 / 2024

È stato scritto molto sulla riabilitazione psichiatrica e sulle modalità di intervento e su quali mezzi e strumenti siano stati validati e ritenuti buone pratiche. Il mio intento è solo quello di fare alcune riflessioni su quanto ho scoperto in 45 anni di pratica clinica e di direzione di équipe terapeutiche nel campo della riabilitazione psichiatrica. Soprattutto in che modo l’ottica gruppoanalitica e la mia azione sui livelli terapeutici mi abbiano aiutato in questi percorsi. Ho cercato di spiegare il metodo del mio intervento attraverso casi clinici e ponendo l’attenzione sul modo di relazionarsi degli operatori con il contesto di appartenenza del paziente e con la Comunità di riferimento.

Alessio Gagliardi

Le parole di Mussolini

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 304 / 2024

Tra le recenti pubblicazioni sul fascismo, si segnalano alcune raccolte di scritti e discorsi di Benito Mussolini. A partire da questi volumi, la nota intende interrogarsi sul modo in cui la storiografia si è misurata con le parole del “duce”. Trattate, durante la dittatura, come un monumento celebrativo, quelle parole solo limitatamente sono state considerate dagli storici una fonte rilevante. Può essere invece utile interrogare gli scritti e i discorsi di Mussolini, leggendoli non singolarmente come frammenti autonomi, ma come parte di una serie da seguire nella sua evoluzione. In questo modo, quei testi possono rivelarsi il serbatoio di una lingua, di un pensiero e di un’autobiografia.

Gabriele Rigano

Pio XII, la guerra e i silenzi in un libro di David I. Kertzer

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 304 / 2024

La vicenda dei silenzi di Pio XII ha sempre suscitato molte polemiche che vanno al di là della storiografia. L’apertura degli archivi del pontificato di Pio XII in Vaticano nel marzo 2020, pur molto tardiva, apre la possibilità che gli storici tornino a confrontarsi sui documenti. Alcune recenti pubblicazioni hanno cominciato a confrontarsi con la nuova documentazione, come quella di David Kertzer, “Un papa in guerra”. Il libro ha diversi limiti a causa della parzialità della ricostruzione, della scarsa conoscenza della bibliografia sull’argomento e della mancanza di una prospettiva di lungo periodo che inserisca la vicenda di Pio XII nella storia della chiesa e che si confronti con i grandi nodi storiografici della storia del cristianesimo tra Otto e Novecento. Tutto questo rende il libro superficiale, senza possibilità di uscire dalla sterile polemica tra accusatori e apologeti.

La nota presenta alcuni spunti di riflessione a partire dal libro di Andrea Riccardi, La guerra del silenzio, pubblicato in seguito all’apertura agli studiosi dei fondi relativi al pontificato di Pio XII conservati presso gli archivi vaticani. Oltre a illustrare i nuovi apporti conoscitivi sulla posizione della Santa Sede e della Chiesa cattolica durante la Seconda guerra mondiale, la nota discute criticamente alcuni nodi storiografici e aspetti interpretativi come i silenzi del papa, la mancata condanna delle violenze perpetrate dai nazisti, il ruolo diplomatico del Vaticano.

David Bidussa

Santa Sede, guerra e Shoah. Nuove domande e questioni aperte

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 304 / 2024

Le due recenti monografie — rispettivamente di David I. Kertzer e di Andrea Riccardi — sul pontificato di Pio XII nel tempo della Seconda guerra mondiale, pongono molte domande anche se di natura diversa: più assertive quelle proposte dallo storico americano. Più inquiete e storiograficamente generative quelle di Andrea Riccardi. Il tema non è più solo che cosa possa rivelare la nuova documentazione desecretata dal marzo 2020, ma soprattutto la capacità della storiografia di interrogare quei documenti, collegarli, e delineare nuove piste di ricerca.

L’articolo si propone di rileggere l’affermazione della Lega Lombarda-Lega Nord nel sistema politico italiano, indagandone i processi di sviluppo ideologico e organizzativo dalle origini alle soglie di Tangentopoli (1984-92). Attraverso l’analisi di una molteplicità di fonti (documenti d’archivio inediti, articoli del giornale di partito “Lombardia autonomista” e della stampa coeva, autorappresentazioni di leader leghisti e letteratura secondaria) si evidenzia come sotto la leadership di Umberto Bossi la Lega Lombarda prima e la Lega Nord poi abbiano posto al servizio di una proposta politica e di una comunicazione innovative lo strumento più tradizionale della democrazia italiana, ovvero il partito. Si rileva dunque l’intrecciarsi nell’azione politica della Lega di innovazione e continuità, di messa in discussione radicale di temi, linguaggio e schieramenti della “prima” Repubblica, attraverso una linea regionalista-federalista e di critica al centralismo statale, e di costruzione di una macchina politica molto simile ai partiti tradizionali per spirito militante e ideologico, organizzazione, insediamento sociale, supporto di associazioni ed enti collaterali.

Nel Pen del 1985 l’Italia ribadiva il suo impegno per la costruzione di nuove centrali nucleari, con la priorità di ridurre l’incidenza sulla “bolletta energetica” delle fonti fossili d’importazione. Il disastro che si verificò nella centrale nucleare di Cernobyl' il 26 aprile 1986 ebbe, oltre che un impatto ambientale catastrofico, un effetto negativo sull’opinione pubblica nei confronti dell’atomo civile. Il paper inquadra l’evoluzione del dibattito sull’energia nucleare e sull’ambiente avvenuto nel Pci, nel solco degli eventi dell’86 e le sue successive evoluzioni. Infatti, alle soglie dei referendum del 1987, la tradizionale linea “industrialista”, fino a poco prima maggioritaria, veniva scalzata dalle nuove posizioni ambientaliste, portate avanti dai movimenti e, in particolare, dai giovani della Fgci. Cernobyl', nel caso comunista, fu un crocevia, un prima e soprattutto un dopo rispetto a una maturazione in senso ecologista delle proprie linee politiche, in termini di politiche per l’ambiente, energia, limiti dello sviluppo.

Il rapporto tra ecologismo e neofascismo è rimasto finora sostanzialmente ai margini della storiografia nonostante l’interesse del dibattito scientifico internazionale verso il cosiddetto “ecofascismo”. Questo articolo intende prendere in esame il peculiare atteggiamento nei confronti della questione ecologica assunto tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta da un’area del Movimento sociale italiano che faceva riferimento a Pino Rauti e che si coagulò intorno al Centro (poi Istituto) di ricerca Bio-politica, alla prima serie della rivista “Dimensione ambiente” (1977-1978) e ai Gruppi di ricerca ecologica. Il termine ad quem è stato identificato nel 1981, momento in cui i Gre lanciarono il loro “Manifesto ecologico” mentre si esauriva la prima ondata di mobilitazioni ambientaliste.

Attraverso l’analisi in profondità di un dossier di accertamento razziale e contestazione di una misura di revoca della cittadinanza, individuato nel fondo Demorazza (Archivio centrale dello Stato), questo articolo si propone di ripercorrere l’intera dinamica della naturalizzazione e denaturalizzazione di un “apolide” (prima ex-russo e poi ex-italiano) di origine ebraica nell’Italia fascista, facendo perno sulle azioni e sulle risorse che egli stesso mobilitò per costruire e adattare di volta in volta la sua identità pubblica ai criteri delle autorità. Con ciò, l’articolo punta a offrire una prima ricostruzione delle politiche di denaturalizzazione fascista e a evidenziare la relazione che esiste tra la vicenda innescata dalla misura antisemita di revoca della cittadinanza e il precedente processo di naturalizzazione che, come nella gran parte dei casi di revoca per effetto della legislazione antisemita, si svolse egualmente sotto il regime fascista, ma in una fase precedente la svolta del 1936-1938. L’articolo si interroga, dunque, in una prospettiva dal basso, sulle continuità e le discontinuità rappresentate dal fascismo e, in particolare, dalla politica antisemita fascista in materia di cittadinanza, articolando così il nesso tra “razza” e “naturalità”.

Complice l’accresciuta popolarità di formazioni di estrema destra nel panorama politico globale, gli studi sul cosiddetto neofascismo sono aumentati in maniera significativa negli ultimi anni, pur trascinandosi una serie di criticità. Non potrebbe essere altrimenti nel momento in cui è la stessa categoria di neofascismo a suscitare più di una perplessità per una molteplicità di ragioni, tra cui l’eccessivo utilizzo della parola nel dibattito pubblico per etichettare una vasta gamma di personalità e partiti. La presente nota, tuttavia, suggerisce come il ricorso a specifiche buone pratiche da parte di alcuni lavori dedicati al neofascismo apparsi in anni recenti — quali per esempio la propensione a rivisitare il tornante del 1945, allargare l’orizzonte della ricerca a una storia non esclusivamente evenemenziale e adottare un approccio transnazionale — stia aiutando a conferire maggiore solidità a questo campo di studi.

Autori Vari

Rassegna bibliografica

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 304 / 2024

Comunismo italiano e transnazionale - Fonti dell’io fra fascismo e Seconda guerra mondiale - L’antifascismo dal primo dopoguerra alla Resistenza - Biografie politiche dell’Italia repubblicana: tra storia e memoria - Nel mondo coloniale - Storia della storiografia

Jessica Casaccia

Fotografia e freniatria nell’Ottocento: l’utilizzo della fotografia nelle riviste psichiatriche italiane

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2024

Questo studio ha l’obiettivo di comprendere l’utilizzo della fotografia all’interno delle riviste scientifiche di carattere psichiatrico pubblicate prima del 1901 e, inoltre, di sottolineare l’importanza della stessa nello studio della cultura materiale come elemento critico, educativo e motivazionale. Sono state visionate le annate di dieci periodici italiani dalla loro fondazione al 1900; la ricerca si è concentrata su fotografie di individui, mentre sono state escluse quelle raffiguranti preparati microscopici, macchinari e strutture manicomiali. Lo studio ha evidenziato che le tipologie di fotografie scattate a supporto delle riviste specializzate italiane si discostano in parte dagli esempi di pionieri a livello internazionale come Hugh Welch Diamond (1809-1886), Nicolae G. Chernbach (1842-1919) e Jean-Martin Charcot (1825-1893) e da quelle a supporto dell’attività dei manicomi italiani: esse non si limitano a classificare patologie tipicamente psichiatriche, ma si espandono ad altri tipi di disturbi; questo approccio sembra essere dovuto in gran parte all’influenza degli studi lombrosiani.

Cesare Secchi

Problematiche di fede nel disagio psichico. Note su alcune esperienze cliniche

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2024

Nel contesto del rinnovato interesse del mondo psicoanalitico per le tematiche spirituali e religiose, l’autore prende in esame tre situazioni cliniche (un trattamento psichiatrico, una psicoterapia a orientamento dinamico e una psicoanalisi classica), nel corso delle quali emergono problematiche di fede di indubbia rilevanza psicologica. Nel tentativo di approfondirne il senso e la portata, vengono analizzate le possibili vicissitudini delle strutture interne dei singoli pazienti, nonché le specifiche risonanze contro-transferali del terapeuta agnostico.

Luca Nicoli, Elena Morganti

“Sono venuto qui per non cambiare”. La psicoterapia libero professionale nell’epoca della diffidenza

RIVISTA SPERIMENTALE DI FRENIATRIA

Fascicolo: 1 / 2024

L’articolo discute le problematiche dovute al crescente acces- so della popolazione alle cure dei servizi privati di psicoterapia. Si eviden- zia un clima narcisistico nella società moderna, con un indebolimento delle relazioni oggettuali. La fiducia nelle istituzioni e la propensione ad affidar- si alle figure sanitarie sono diminuite. L’articolo sottolinea la complessità nell’affrontare la diffidenza dei pazienti nei confronti della psicoterapia e l’importanza di adattare le modalità di approccio, costruzione del setting e alleanza terapeutica. Si evidenzia anche la necessità di condividere il percor- so diagnostico e il progetto terapeutico con il paziente. La diffidenza verso l’impegno si riflette nella richiesta di relazioni senza vincoli, complicando la costruzione del setting terapeutico. Gli Autori sottolineano l’importanza di lavorare sull’intimità terapeutica, affrontando la resistenza dei pazienti a cambiare senza essere toccati. Infine, si discute della necessità di dosare la verità emotiva in base alla capacità di accettazione del paziente, considerando l’importanza di incontrare il paziente dove si trova, anche se ciò comporta inizialmente posizioni insolite.T

Mariagnese Cheli, Laura Massi

Quali insegnamenti possono apprendere i Servizi di protezione e cura dell’infanzia maltrattata dalle Neuroscienze?

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2024

Le conoscenze acquisite dalle scienze del neurosviluppo, in particolare dalla neurobio-logia interpersonale sugli effetti strutturali e funzionali del child abuse, possono stimola-re una riflessione utile ai professionisti impegnati nei servizi di protezione e cura dell’infanzia e adolescenza? Il presente contributo intende esaminare alcune suggestioni offerte da questo interessante corpus teorico che non solo individua le conseguenze sistemiche del child abuse sullo sviluppo, ma anche le variabili riparative di questa espe-rienza sfavorevole. Lo scopo è sostenere la resilience del bambino/adolescente nelle sue dimensioni fondanti lo sviluppo, ambito in cui dovrebbero sempre trovare un’integrazione gli interventi, ma anche la resilience dei professionisti coinvolti, al fine di garantire quella che sembra essere la variabile che maggiormente sostiene l’efficacia degli interventi di cura: il ripristino del senso di sicurezza in un ambiente autenticamente intersoggettivo, partendo dalla premessa che la mente è un complesso sistema sociale.

Margherita Santamato, Roberto Marcone, Anna Sorrentino

Pattern e bidirezionalità dei comportamenti di Teen Dating Violence: uno studio esplorativo sui fattori di rischio in un gruppo di adolescenti campane

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2024

La TDV è un problema pervasivo tra i giovani adolescenti in cui ragazzi e ragazze sono contemporaneamente autori e vittime di violenza all’interno delle relazioni in-time. Pochi studi sono stati effettuati in Europa e in Italia e pochi si sono focalizzati sulle traiettorie di coinvolgimento nelle singole tipologie di TDV in relazione al sesso. A tal fine è stato realizzato uno studio esplorativo, coinvolgendo 70 ragazze di età compresa tra i 15 e i 17 anni (M=15.61, DS =0.64), mirato ad indagare se le diverse tipologie della TDV agita e subita , il bullismo, l’empatia cognitiva e affettiva, la vio-lenza domestica assistita, l’abuso durante l’infanzia, e i livelli di supporto sociale percepiti fossero associati al coinvolgimento in comportamenti di TDV relazionale agita. I risultati mostrano che la perpetrazione della TDV relazionale è associata al coinvol-gimento nella TDV relazionale e fisica subite, ad alti livelli di empatia affettiva, e all’abuso nell’infanzia. Laddove, il coinvolgimento nella TDV relazionale agita è as-sociata significativamente e negativamente alla TDV fisica agita. I risultati sono di-scussi in termini di implicazioni pratiche.

Daniela D’Elia, Luna Carpinelli, Annamaria Scapicchio, Antonella Tomasetti,, Giulia Savarese

La formazione specialistica degli psicologi nel progetto "Non Vedo, Non Sento, Non Parlo" a favore dei minori vittime di Esperienze Sfavorevoli Infantili - ESI

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2024

Nel presente contributo si vuol affrontare il tema della formazione specialistica degli psicologi che operano nel campo della tutela minorile attraverso la presentazione di un progetto regionale in materia – NON VEDO, NON SENTO, NON PARLO (Bando “Ricucire i sogni” Impresa Sociale “Con i bambini”) – che si è caratterizzato per aver ampiamente investito sia sulla formazione avanzata e specialistica degli operatori psi-cologi, oltre che per gli interventi destinati direttamente agli utenti minori vittime di Esperienze Sfavorevoli Infantili – ESI (dall’inglese Adverse Childhood Experiences – ACEs). La formazione per gli psicologi ha investito tutte le fasi del loro intervento: dalla psicodiagnosi specialistica con strumenti di II livello (come la TSCYC, la A-DES, l’osservazione del gioco post-traumatico, etc.) all’intervento psicoterapico d’elezione sul Disturbo Post-Traumatico da Stress (DPTS) in età evolutiva, ossia l’EMDR. Ulteriore valore aggiunto è che tale formazione specialistica si è avviata – in una fase iniziale – con incontri ad hoc anche di tipo laboratoriale, oltre che frontali, per poi perdurare nella fase avanzata di presa in carico e per tutta la durata del proget-to, attraverso l’intervisione e la supervisione clinica. Il progetto, così strutturato, ha permesso di formare gli operatori psicologi esperti in materia di ESI e di creare équipe specialistiche in psicotraumatologia che hanno condiviso lo stesso modello sperimen-tale e le buone prassi validate per la presa in carico di minori e famiglie. È stato valu-tato il livello di soddisfacimento delle aspettative iniziali, la percezione di raggiungi-mento degli obiettivi formativi, la percezione di incremento delle competenze profes-sionali ed il grado di trasferibilità degli apprendimenti: il 96.5% dei partecipanti che dichiara un pieno o parziale soddisfacimento delle aspettative iniziali ed una perce-zione di raggiungimento degli obiettivi formativi che si attesta ad una media di 5.67, su una scala a sei livelli., studi che esplorino gli effetti della triangolazione sul conflit-to genitore-figlio.

Clarisse Pereira Mosmann, Mariana Rodrigues Machado, Melina Lima, Jeferson Rodrigo Schaefer, Iñigo Ochoa de Alda Martínez de Apellaniz

Coparenting, parent-adolescent conflict and internalizing symptoms in Brazilian adolescents

MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA

Fascicolo: 1 / 2024

Coparenting might impact on child development, on the intensity of parent-child con-flict, and on the manifestation of internalizing symptoms. Children’s perception of coparenting and gender specificities are important to understand this phenomenon. The direct relationship mediated by the intensity of the parent-adolescent conflict in symptom manifestation and the effects of the moderation of the adolescent’s gender were investigated. The study included 357 adolescents, 53.2% female, aged 11 to 18 years (M = 14.42; SD = 1.84). The results indicated that the relationship between coparenting and the internalizing symptoms presented by the adolescents are mediated by the intensity of parent-adolescent conflicts. The findings contribute to the identifi-cation of the coparenting reflexes and direct clinical strategies to adolescents and fam-ilies.