RISULTATI RICERCA

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Il contributo propone una riflessione critica sul Piano Nazionale di Azioni per la Salute Mentale (PANSM) 2025-2030 alla luce della prospettiva teorico-metodologica della Psicologia di Comunità. Attraverso un’analisi di alcuni assi strategici del Piano, vengono evidenziate potenzialità e criticità in relazione ai temi dell’integrazione socio-sanitaria, della prevenzione, della partecipazione e del rafforzamento della dimensione territoriale della cura. Si sostiene che l’approccio ecologico, partecipativo e orientato all’empowerment proprio della Psicologia di Comunità possa contribuire a potenziare l’efficacia del PANSM, promuovendo una concezione della salute mentale come bene comune radicato nei contesti di vita e nelle reti sociali.

Fiorella Bucci, Sergio Salvatore

La contemporaneità della clinica e la clinica della contemporaneità

RIVISTA DI PSICOLOGIA CLINICA

Fascicolo: 1 / 2026

La psicologia clinica si è storicamente sviluppata assumendo come proprio fondamento una concezione della soggettività ereditata dalla modernità: quella di un soggetto dotato di razionalità riflessiva, capace di orientare il proprio agire e, attraverso di esso, contribuire alla riproduzione dell’ordine sociale. Il presente contributo sostiene che tale configurazione antropologica si stia dissolvendo e che le forme emergenti della soggettività richiedano un ripensamento delle categorie teoriche e cliniche consolidate. Integrando teoria psicologica e analisi dei processi storico-sociali, il lavoro propone di interpretare la contemporaneità come l’affermarsi di una diversa modalità di organizzazione dell’esperienza. La tesi centrale è che la dissoluzione delle forme vitali del legame sociale e la crescente diffusione di ambienti altamente astratti e al tempo stesso percettivamente saturi abbiano modificato le condizioni entro cui la mente realizza la stabilizzazione delle proprie rappresentazioni. Da questa prospettiva, la cosiddetta mutazione antropologica non riguarda l’intensità di fenomeni già noti, ma il modo stesso in cui l’esperienza viene costituita. Ne consegue che il paziente contemporaneo non può essere interpretato come una deviazione rispetto a un modello universale di soggettività, ma come espressione di una diversa configurazione storico-culturale dell’umano. Il contributo si conclude sostenendo la necessità di una revisione delle categorie fondative della psicologia clinica, orientata a una rinnovata attenzione ai processi di costruzione di senso e alle condizioni storico-sociali della soggettivazione.

Mariapaola Aimo

Da Coleman a Bervidi: una tutela rafforzata contro le discriminazioni per associazione sulla base della disabilità

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 191 / 2026

Il contributo analizza la sentenza resa dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nel caso Bervidi, grazie alla quale viene rafforzata la protezione del lavoratore caregiver di una persona con disabilità, ampliando il raggio di operatività della direttiva 2000/78 sulla parità di trattamento in materia di occupazione. Nell’esaminare le questioni pregiudiziali sollevate innanzi alla Corte, e le rispettive risposte, l’Autrice concentra l’attenzione sia sui contenuti innovativi della pronuncia, sia sulle tecniche argomentative e interpretative utilizzate. Sotto il primo profilo, vengono messi in luce i passi avanti che la pronuncia compie rispetto al noto precedente Coleman, con riguardo all’espresso riconoscimento a favore del caregiver della tutela contro la discriminazione indiretta per associazione e con riguardo all’attribuzione in capo al datore di lavoro di un obbligo di accomodamenti ragionevoli, destinato a incidere sulle sue scelte organizzative. Sotto il secondo profilo, l’Autrice sottolinea l’interpretazione teleologica e dinamica della direttiva 2000/78 adottata dalla Corte di giustizia, che valorizza l’argomento dell’effet utile e il vincolo di interpretazione conforme rispetto agli obblighi internazionali.

Giampiero Proia

Un commento a Corte costituzionale n. 156/2025

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 191 / 2026

Dopo una sintetica cronistoria dei precedenti della giurisprudenza costituzionale, e dei profili di incoerenza che essi presentano tra loro, lo scritto concentra l’attenzione sul nuovo criterio selettivo che è stato aggiunto dalla sentenza n. 156/2025 nel testo dell’art. 19 della l. 300/1970. Pur rilevando il profilo di disarmonia che esso comporta con il criterio risultante dal referendum del 1995, vengono evidenziate le ragioni che spiegano e giustificano l’intervento additivo della Corte. Vengono, poi, esaminati i principali problemi applicativi e le possibili soluzioni. Infine, si osserva che la eventuale revisione della norma da parte del legislatore, sollecitata dalla Corte, non è costituzionalmente vincolata ad assumere l’azienda come perimetro della verifica della rappresentatività.

Massimiliano Delfino

La Corte di giustizia, la direttiva salari e i limiti di competenza

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 191 / 2026

Il contributo ha a oggetto la sentenza della Corte di giustizia che ha annullato solo parzialmente la direttiva 2022/2041 sui salari minimi adeguati. L’Autore ripercorre i punti salienti della sentenza della Corte di giustizia. Successivamente si sofferma sulle altre materie, oltre alla retribuzione, in cui l’Unione europea non ha competenza, ossia il diritto di associazione, il diritto di sciopero e il diritto di serrata. La parte finale del contributo è dedicata alla questione dell’operatività, negli ordinamenti interni, delle norme della Carta dei diritti fondamentali in materia, senza trascurare le ripercussioni della pronuncia sull’ordinamento italiano.

Salvo Leonardi

Comitati aziendali europei: un nuovo tagliando alla direttiva a trent’anni dalla istituzione

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 191 / 2026

Nell’arco di tre decenni, l’esperienza dei Comitati aziendali europei (Cae) ha avuto tempo e modo per rivelare sia le sue potenzialità che i suoi tratti di criticità. La loro istituzione e diffusione rappresenta tuttora una delle poche conquiste tangibili e operative nelle relazioni industriali sovranazionali. Ciò nondimeno, numerose ricerche empiriche ne hanno segnalato carenze quantitative e qualitative, variamente imputabili all’insoddisfacente quadro normativo e alla persistente difficoltà ad armonizzare le pratiche sindacali nazionali in un più incisivo spirito di convergenza e solidarietà internazionale. In questo scenario, a fine 2025 è stata varata una nuova direttiva che emenda la precedente su diversi punti cruciali. In questo articolo si intende fornire una valutazione dell’esperienza complessiva dei Cae, attraverso una rassegna della letteratura internazionale che ne ha monitorato e analizzato lo sviluppo, per concludere con un focus finale sulla nuova direttiva e sulle prospettive che potrebbe aprire per il futuro.

Paolo Pascucci

La legge n. 146/1990, oggi. Un’eccessiva limitazione del diritto di sciopero nei servizi essenziali?

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 191 / 2026

Il saggio analizza le problematiche relative all’eccessiva restrizione dell’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali nell’applicazione della l. 146/1990. In gran parte l’analisi si concentra su di una recente decisione del Comitato europeo dei diritti sociali che, sulla base di un reclamo di un sindacato italiano, ha rilevato nella disciplina italiana e nella sua applicazione una serie di violazioni della Carta sociale europea. Da un altro lato, anche se in misura più circoscritta, l’analisi viene estesa a una vicenda di qualche anno fa relativa a uno sciopero generale rispetto alla quale la Commissione di garanzia della legge sullo sciopero nei servizi essenziali ha adottato un provvedimento che ha suscitato varie critiche in particolare per aver “esautorato” i sindacati dal loro potere di definire che cosa sia uno sciopero.

Gabriella D’Ambrosio, Maria Cristina Antonucci, Ilaria Di Tullio

L’invisibilità delle donne nella scienza e nella ricerca: un nuovo paradigma interpretativo dal Progetto PRIN PNRR 2022 “LeI”

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

Questo contributo analizza le forme persistenti di esclusione e marginalizzazione delle donne nella ricerca scientifica, integrando la critica femminista alla scienza con i risultati di un’indagine trasversale rivolta al personale di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Su una popolazione target di 5.360 unità sono stati raccolti 951 questionari validi (tasso di risposta: 17,7%). L’analisi, di carattere descrittivo e bivariato, evidenzia differenze statisticamente significative tra donne e uomini nella percezione degli stereotipi, nell’esperienza dichiarata di discriminazione e nella valutazione delle opportunità di carriera. Il principale risultato interpretativo riguarda lo scarto tra il riconoscimento delle disuguaglianze come fenomeno strutturale e la loro attribuzione alla propria esperienza individuale. Le evidenze sono collocate nel contesto organizzativo del CNR, caratterizzato da una presenza femminile prossima alla parità nel complesso, ma decrescente ai livelli apicali. La natura volontaria della partecipazione, il possibile effetto di autoselezione e l’assenza, nel presente contributo, di analisi multivariate per età, anzianità, ruolo e area disciplinare circoscrivono la generalizzabilità dei risultati.

Francesca Corradini

Violenza contro le persone anziane: il punto di vista delle assistenti sociali

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la violenza contro le persone anziane costituisce un fenomeno complesso e sottostimato, con gravi ripercussioni sul benessere individuale e sociale. I Servizi sociali rappresentano un’organizzazione fondamentale nel riconoscere e affrontare le situazioni di violenza, tuttavia, sul territorio italiano, sono presenti poche ricerche finalizzate a descrivere le loro funzioni e gli interventi che attivano. L’articolo presenta i risultati di una ricerca qualitativa condotta nella provincia di Brescia e finalizzata a esplorare il ruolo degli assistenti sociali che lavorano negli Enti Locali nell'intercettare e contrastare tali situazioni, evidenziando le sfide che affrontano nella pratica professionale. I risultati documentano la multidimensionalità del fenomeno, in cui l’aspetto delle relazioni interpersonali deve essere inserito all’interno di un contesto caratterizzato da risorse carenti o inadeguate e dall’assenza di linee guida o protocolli operativi. L’adozione di un modello ecologico nella lettura di tali situazioni sottolinea la necessità di superare la visione degli episodi di violenza come “un fatto privato”, per promuovere una riflessione più ampia, volta a sviluppare percorsi e strumenti multiprofessionali condivisi ed efficaci.

Carlotta Caciagli, Stefania Sabatinelli

Welfare locale e divari digitali. Pratiche di re-intermediazione e inclusione nell’area metropolitana milanese

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

La digitalizzazione sta ridefinendo i sistemi di welfare, trasformando bisogni, accesso ai servizi e allocazione delle risorse. Se da un lato gli strumenti digitali ampliano le opportunità di accesso, dall’altro il loro utilizzo presuppone competenze e infrastrutture distribuite in modo diseguale per età, istruzione e condizione socio-economica, producendo nuove forme di vulnerabilità e rischi di esclusione. A partire da uno studio di caso condotto a Rozzano (MI), l’articolo analizza come tali dinamiche si manifestino in un contesto caratterizzato da fragilità sociali e quali condizioni possano favorire processi di inclusione. In particolare, esamina il ruolo delle pratiche di innovazione sociale, dei processi partecipati multi-attoriali e della dotazione di spazi fisici nel promuovere accesso e competenze. Si individuano tre condizioni chiave – coinvolgimento degli attori territoriali, capacitazione degli utenti e spazi di prossimità a bassa soglia – rilevanti per orientare policy più inclusive.

Maria Alessandra Molè, Eleonora Melchiorre, Urban Nothdurfter

Spazi liminali nel welfare digitale: pratiche sociotecniche di supporto online tra pari

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

Questo articolo presenta uno studio di caso relativo a un progetto di ascolto e supporto tra pari, erogato via chat e rivolto ad adolescenti e giovani adulti. Si colloca nel dibattito su welfare e digitale evidenziando come l’utilizzo delle tecnologie digitali può coinvolgere nuovi attori e cambiare le pratiche di welfare per superare i confini tradizionali dell’erogazione dei servizi. Facendo riferimento al concetto di tecnologia in pratica proposto da Orlikowski, l’analisi mette in luce le pratiche d’uso che emergono dall’interazione tra le possibilità e le risorse offerte dalla tecnologia, le norme formali e informali che ne orientano l’impiego e gli schemi interpretativi degli attori coinvolti. Il servizio analizzato si configura come uno spazio liminale, collocato tra informalità relazionale e intervento organizzato, in cui i giovani possono accedere a forme di supporto flessibili, anonime e a bassa soglia. L’articolo esplora sia le potenzialità sia i rischi connessi allo sviluppo di nuove forme di supporto e al coinvolgimento di nuovi attori attraverso l’uso del digitale, evidenziando la necessità di strategie per entrare e abitare in modo consapevole spazi digitali e ibridi. Tali spazi, se governati in modo strategico, possono contribuire a rafforzare l’inclusività e la prossimità dei servizi di welfare.

Umberto Pagano

Ergonomia del controllo: burocrazia e rischi sociotecnici nel welfare digitale

WELFARE E ERGONOMIA

Fascicolo: 1 / 2026

Il contributo analizza la trasformazione del welfare digitale come forma inedita di razionalità amministrativa, in cui la promessa di efficienza e trasparenza si traduce in nuove architetture di controllo. L’ideale moderno di prevedibilità burocratica si reincarna nel codice e nelle interfacce, dove la norma non è più scritta ma eseguita. L’«ergonomia del controllo» designa l’insieme di dispositivi – interfacce di consenso, metriche di qualità del dato, workflow di ticketing – che semplificano l’interazione ma, nel farlo, ridefiniscono i margini di autonomia e responsabilità. L’esperienza della cura si sposta nello spazio della progettazione, dove la facilità d’uso diventa principio normativo e la trasparenza produce nuove opacità algoritmiche. Il contributo propone di leggere il welfare digitalizzato come una burocrazia post-documentale, capace di ampliare l’accesso ma di ridurre la reciprocità, e invita a ripensare la qualità del dato in chiave relazionale, restituendo al disegno tecnico la sua dimensione politica.