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Edoardo Caruso

Profili amministrativistici dell’equo trattamento dei lavoratori nei contratti pubblici

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 188 / 2025

Il saggio indaga i profili amministrativistici dell’equo trattamento dei lavoratori nei contratti pubblici, con particolare riguardo all’equilibrio tra tutela del lavoro, concorrenza e principio del risultato. Alla luce del decreto correttivo al Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 209/2024), l’analisi evidenzia come le nuove disposizioni alternino elementi di rafforzamento e potenziali criticità nel sistema di garanzie delineato dal d.lgs. 36/2023. Vengono in particolare approfonditi alcuni profili relativi alla procedimentalizzazione della scelta del Ccnl, alla verifica di equivalenza delle tutele nonché alla disciplina sulla ribassabilità dei costi della manodopera, ammissibile solo in presenza di efficienze organizzative. Nella seconda parte, il contributo esamina le iniziative locali sul salario minimo volte a introdurre soglie retributive inderogabili (9 euro l’ora) negli appalti pubblici. Inquadrate tali esperienze nella prospettiva del cosiddetto utilizzo strategico del procurement pubblico, il saggio ne valuta la compatibilità con i principi costituzionali e con i principi di parità di trattamento e del risultato. Quest’ultimo è proposto come chiave di bilanciamento tra obiettivi sociali e efficienza amministrativa.

Alain Supiot

Le radici concettuali dello Stato sociale. Riflessioni preliminari

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 188 / 2025

Lo Stato sociale è nato in un secolo in cui la cultura romanocanonica medievale si era da tempo diversificata tra nazioni che coltivavano ciascuna la propria identità giuridica. In Germania, la concezione leibniziana di un diritto oggettivo, fondato sulla solidarietà, che emana dalle collettività umane e condiziona il riconoscimento dei diritti degli individui, ha avuto molti eredi. Essa si oppone alla tradizione giuridica inglese, che parte invece dall’affermazione primaria dei diritti individuali per costruire su di essi istituzioni che hanno il compito di conciliarli. Il modello sociale francese non rientra in nessuno di questi due tipi, poiché la concezione giacobina di un popolo di cittadini che non hanno altra associazione se non lo Stato ha dovuto conciliarsi con un’altra tradizione intellettuale, anch’essa di ispirazione individualista, ma che punta sulle capacità di autoorganizzazione e di mutua assistenza tra gli individui.

A cura della Redazione

Abstracts

STORIA URBANA

Fascicolo: 180 / 2025

Maria Dodaro, Francesco Eugenio Iannuzzi

Unseen, uncounted, unprotected: the classification struggles of performing art workers in Italy

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 173 / 2025

This article examines the mobilisation of Italy’s performing arts workers during the COVID-19 pandemic as a paradigmatic case of classification struggles, in Bourdieu’s sense of symbolic and political conflicts over the boundaries of legitimate work. In a sector marked by fragmentation and discontinuity, large parts of artistic labour remain excluded by the classificatory frameworks that regulate access to social protection. Drawing on qualitative research, the article analyses forms of contestation against these exclusions, arguing that such struggles go beyond redistributive claims to challenge the very cognitive basis underpinning contemporary social policies.

Margherita Pelucchini

I fantasmi e gli angeli: dalla paura della morte alla stanza di terapia

SETTING

Fascicolo: 49 / 2025

Questo lavoro tratta il tema della conflittualità intrapsichica connessa alla trasformazione del Sé nel passaggio verso nuove fasi evolutive, che viene sperimentato come morte simbolica. In occasione della crisi evolutiva legata alla genitorialità, i “fantasmi” interni vengono a riproporsi a livello personale e transpersonale. Centrale diviene poter richiamare gli “angeli”, aspetti protettivi del Sé, che lo supportano verso l’evoluzione. Le morti metaforiche sperimentate da ognuno lungo il percorso di vita possono poi associarsi ad una morte reale, come accaduto nel caso trattato; ancor più di rilievo diviene il bisogno di contattare gli “angeli”.

Federico Brundo

Rifugi della mente e rifugiati politici

SETTING

Fascicolo: 49 / 2025

The concept of the “refuge of the mind,” developed by John Steiner, describes a defensive intrapsychic space used to prevent mental fragmentation, where the individual retreats to avoid anxiety, guilt, and vulnerability. When the refuge becomes indispensable and rigid, it becomes pathological, hindering emotional progress. Based on Melanie Klein’s theory, Steiner argues that the mental refuge forms to prevent the transition from the paranoid -schizoid position to the depressive position, keeping the individual in an illusion of safety. Although useful as temporary protection, the refuge hinders growth, preventing the processing of internal conflicts and the possibility of establishing authentic relationships. In cases of severe psychopathology, the separation between the inside and outside of the refuge is stark, with the individual retreating in a pervasive and rigid manner. Similarly, refugee migrants are welcomed into our country to receive international protection. These two forms of protection are structured around the fragility experienced. In the first case, intrapsychic fragility; in the second, external, real fragility. The two levels of vulnerability present similarities and differences that imply unexpected consequences. When the migrant is an adolescent, the analysis of the tension between perceived fragility and the force toward which the young person is drawn becomes even more complex.

Benedetto Genovesi , Samantha van Wel

Trauma e dissociazione: un dialogo interrotto tra mente e corpo

SETTING

Fascicolo: 49 / 2025

La dissociazione costituisce l’essenza del trauma, poiché interrompe il dialogo tra mente e corpo. Analizzando prospettive neurobiologiche e relazionali, si descri-vono come le esperienze traumatiche provochino una frammentazione del Sé e una disconnessione tra affetti e pensiero. Il testo approfondisce i meccanismi di disrego-lazione del sistema nervoso autonomo, evidenziando le risposte di iperattivazione o collasso. Infine, gli autori sottolineano l’importanza del lavoro terapeutico nell’integrare i frammenti dissociati attraverso la relazione di cura, rendendo pos-sibile una riorganizzazione più coerente e un processo di simbolizzazione che dia senso all’esperienza traumatica.

Davide Corradetti

Il bisogno di essere: disagio esistenziale e clinica psicoanalitica

SETTING

Fascicolo: 49 / 2025

L’articolo si propone di prendere in esame alcune forme in cui si esprime il disagio esistenziale dell’individuo all’interno della società contemporanea, facendo riferimento al modello occidentalizzato, e in che modo lo psicoanalista, in quanto essere umano inserito nel medesimo contesto, e dunque la psicoanalisi, può intervenire nell’aiutare a fronteggiarle. In particolare le manifestazioni del disagio saranno considerate maggiormente da un punto di vista esistenziale in relazione al disorientamento dell’individuo, alla sua difficoltà di trovare un senso alla propria vita con conseguente vissuto di solitudine e di problematiche relazionali e sociali. Queste argomentazioni saranno supportate dal pensiero teorico di autori di scuola psicoanalitica ed esistenziale come Erich Fromm e Rollo May i quali sono riusciti a delineare, con grandi capacità predittive, le caratteristiche del disagio della contemporaneità. Attraverso una vignetta clinica relativa al caso di una paziente giovane adulta, si vedrà come tali forme di disagio si presentano nel contesto psicoterapeutico.